"L'amica geniale", la serie che Saverio Costanzo ha tratto dai romanzi-bestseller di Elena Ferrante, riesce perfettamente a replicare il senso di lotta contro e attraverso gli altri per la formazione della propria individualità presente nei libri... - L'approfondimento

L’evento televisivo della stagione autunnale è l’uscita della serie L’amica geniale, tratta dalla saga omonima di Elena Ferrante, tra le poche scrittrici italiane (ma anche scrittori) capaci di conquistare il mercato estero e in particolare quello statunitense, tanto da scatenare la cosiddettaferrante fever, che poi ha portato a coinvolgere nella produzione dello show televisivo persino un’emittente di alto profilo come l’HBO. La rete via cavo, in collaborazione con Rai e Tim vision, sotto la regia di Saverio Costanzo, ha portato sul piccolo schermo la storia dell’amicizia tra Lila e Lenù, due donne cresciute in un rione popolare di Napoli negli anni ’60.

I primi due episodi sono stati proiettati prima al festival di Venezia e poi, all’inizio del mese, per soli tre giorni nelle sale cinematografiche italiane, in attesa del debutto sulla Rai il 30 ottobre, appuntamento poi rimandato fino a data da definirsi, mentre negli Usa My brilliant friend arriva il 18 Novembre.

La scelta è quella di mantenere il dialetto come registro linguistico primario, accompagnato saltuariamente dal perfetto italiano della voce fuori campo di Alba Rohrwacher che interpreta la Lenù adulta, narratrice degli eventi. Esattamente come in Gomorra – un’altra serie italiana acclamata dalla critica e amata anche dal pubblico estero – la mimesi con la realtà è totale, o quasi.

Sì, perché nonostante il dialetto rozzo del rione e la palette di grigi che colora le scene possano far pensare a una ricostruzione brutale e sporca della vita difficile del secondo dopoguerra napoletano, quello a cui lo spettatore pensa è più un palcoscenico. Questi fondali ricordano più le quinte di un teatro, dove la polvere sul viso dei bambini che si lanciano addosso le pietre per strada è in realtà trucco e i personaggi si muovono in una perfetta e studiata coreografia. Non è mancanza di credibilità quella di cui soffre la serie. Questa teatralità, anzi, rafforza ancora di più quel senso di “ricostruzione” che è fondamentale per mantenere lo spirito di questa storia.

L’intera narrazione non è altro che una lunghissima prolessi che noi apprendiamo per bocca di Lenù, a distanza di parecchi anni. Elena non è solo distante nel tempo dai fatti che racconta, ma è anche una scrittrice consumata, abituata a sezionare la memoria, a scandagliare i ricordi in cerca di indizi, di una verità fittizia, provvisoria e che probabilmente arriva troppo tardi.

Fin dal primo momento, anche se la narrazione è “dal vero”, sappiamo che è una storia riparatrice, che arriva a posteriori, un rifacimento. L’ambiguità di fondo dei libri della Ferrante è perciò mantenuta così come il mistero dell’amicizia tra Elena e Lenù. Il magnetismo tra le due donne, prima bambine e ragazze, le spinge a creare un sodalizio che nasce anche dall’invidia e dalla rivalità. L’interpretazione delle giovanissime Elisa Del Genio (Lenù) e Ludovica Nasti (Lila) è stata decisiva per rivelare la duplice natura dell’universo narrativo della Ferrante: la sgradevolezza del reale e la violenza della fantasia; lo scontro tra la società patriarcale e la forza creatrice (e motrice) del femminile; gli amorazzi del rione e la difficile costruzione dell’amor proprio.

La serie di Costanzo, per quel che si può giudicare dai primi due episodi, riesce perfettamente a replicare quel senso di lotta contro e attraverso gli altri per la formazione della propria individualità. Questo adattamento televisivo è un’aggiunta gradevolissima a una storia che continua a sorprendere per la sua inesauribilità.

L’AUTRICE – Qui tutti gli articoli e le recensioni di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

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