Realismo, assenza di pudori, ironia: ultime puntate per la serie tv cult "Girls", creata da Lena Dunham, ideatrice della rappresentazione più fedele di una generazione di donne, chiamatele pure millennials, che hanno vissuto i loro vent'anni duranti gli anni dieci di questo secolo... Nel corso delle stagioni Hannah muta, ma rimane sempre il personaggio impulsivo e irritante dell’inizio, inspiegabilmente affascinante...

Una cosa è certa: Hannah Horvath, ci mancherà. E ci mancheranno anche Marnie, Jessa, Shoshanna, Adam, Ray ed Elijah, ma nessuno ci mancherà quanto Hannah.

Hannah, come gli altri nomi, è un personaggio della serie televisiva Girls, creata, scritta, diretta e interpretata da Lena Dunham (insieme a Judd Apatow e Jenni Konner) dall’aprile 2012 e arrivata oggi alla sua sesta stagione, la conclusiva. In onda negli Stati Uniti fino ad aprile 2017, determina la fine di un’epoca contrassegnata da polemiche, entusiasmi e soprattutto moltissimi dibattiti su tutto ciò che riguarda le (giovani) donne e il femminismo – come inteso dalla sua creatrice.

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Sin dalla prima stagione, la serie era stata osannata e valorizzata come la rappresentazione più fedele di una generazione di donne, chiamatele pure millennials, che hanno vissuto i loro vent’anni durante gli anni dieci di questo secolo.

Nota e apprezzata per il suo realismo, nonostante parli di una porzione circoscritta della popolazione (in quanto ambientato nella città dell’Occidente ancora più culturalmente influente, New York, e racconti la vita di quattro donne bianche), o forse proprio per questo, perché è riuscita a indagare senza pudori la vita di quattro coetanee che si destreggiano tra sogni e carriere impossibili, tentativi di relazioni e fallimenti vari.

Lo svolgimento narrativo ha accompagnato la crescita di molte spettatrici loro coetanee e l’ha resa diversa da tutte le altre serie di coming of age in onda in questi anni. Chi scrive in particolare, ha un ricordo molto preciso di quando, durante la messa in onda della 3 stagione, Hannah festeggia il suo 25esimo compleanno, a poca distanza dal proprio (vi dice niente il cappellino “birthday Bitch”?).

Hannah Horvath non solo è uno dei personaggi di finzione migliori mai creati negli ultimi anni, ma è un personaggio scritto alla perfezione nella coralità dei suoi co-protagonisti. Per certi versi Hannah è forse la protagonista che ci si aspetta da una serie, oggi: non spicca in maniera decisiva rispetto agli altri, eppure c’è più di un motivo per cui è grazie a lei che Girls verrà ricordata.

Innanzitutto, è l’alter ego della sua autrice e interprete, Lena Dunham, che ha riversato su questo personaggio i suoi tic e le sue manie, nonché le medesime aspirazioni. Conosciamo Hannah quando ancora è una stagista in una redazione non pagata, che vive grazie al sostentamento dei suoi e che sogna di diventare scrittrice, e la accompagniamo attraverso un tortuoso cammino, fallimentare, fino a che non ripiomba bruscamente nei suoi sogni di gioventù 5 anni più tardi, dopo averci quasi rinunciato. Hannah muta, ma rimane sempre il personaggio impulsivo e irritante dell’inizio, inspiegabilmente affascinante. Dunham, nella realtà, se non uguale, è praticamente la versione glamour di Hannah: una personalità narcisistica e piena di imperfezioni, con problemi evidenti di logorrea da social e creativamente iperattiva. Per questo, quando si parla di Hannah, è praticamente impossibile non parlare di Lena Dunham.

Lena Dunham

Oltre ad aver scritto la serie tv “voce della sua generazione”, Dunham è creatrice di due prodotti editoriali paralleli, la newsletter Lenny e il podcast Women of the Hour, entrambi spazi per dare voce ad altre artiste contemporanee su tematiche care al femminismo, le stesse che tocca nel suo memoir Non sono quel tipo di ragazza (Sperling and Kupfer, 2014), per creare un affresco tutto al femminile.

Corpo, sesso, relazioni, politica: Lena Dunham nel 2016 è stata anche attivista per la campagna di Hillary Clinton, attraverso i social e non solo. Dopo la vittoria di Trump, a chi le ha fatto notare la perdita di peso (lei che faceva della body positivity una bandiera) ha infatti dichiarato di essere dimagrita a causa della cocente delusione politica. A Vogue ha confessato di essersi permessa di tatuarsi le sopracciglia, suo cruccio fisico, solo una volta chiusa la parentesi di Girls: non aveva osato farlo prima proprio perché le sembrava che quelle sopracciglia appartenessero al suo personaggio.

Hannah Horvath è una creazione letteraria che potrebbe benissimo stare in un libro di narrativa, quella di una certa importanza. Le ispirazioni principali di Dunham nella scrittura di Girls sono infatti Nora Ephron e il romanzo corale di Mary McCarthy, ll Gruppo. Non è un caso forse che siano le stesse ispirazioni di Candace Bushnell per Sex and the City, considerato da molti come diretto predecessore di Girls in quanto a narrazione dell’amicizia femminile.

Hannah è un personaggio critico, non solo in quanto protagonista. Mette in discussione lo status quo della società patriarcale americana con i suoi articoli: l’episodio più discusso dell’ultima serie “American bitch” (603) è un espediente per raccontare il rapporto ambiguo e spesso violento tra uomini di potere e giovani donne. Nella puntata, Hannah si trova ad affrontare uno scrittore famoso accusato di violenze, che la invita a casa sua per concederle un’intervista, seduce la sua intelligenza e sensibilità e finisce per applicare quegli stessi atteggiamenti psicologici al limite della molestia sessuale di cui era stato accusato.

Hannah è quel personaggio femminile di cui sentivamo il bisogno. È il personaggio che fallisce, riceve limoni dalla vita e ci fa una limonata. Di certo, con Hanna si ride sempre. Secondo molti, questo personaggio è destinato a “imborghesirsi” con l’arrivo del finale, che rappresenta l’arrivo dell’età adulta. Così avviene, prima o poi, per fortuna. Grazie per aver condiviso questo pezzo di strada con noi, Hannah.

 

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