"La donna non esiste. E l'uomo? Sesso, genere e identità" è il saggio di Nicla Vassallo che mira a inquadrare gli stereotipi di genere per potersene sbarazzare: un'indagine interdisciplinare su uno dei temi più discussi... - Su ilLibraio.it un estratto

Fino a che punto gli stereotipi legati a una concezione binaria della sessualità condizionano il dibattito pubblico, molto attuale, a proposito di genere e identità? A questa domanda vuole rispondere il saggio di Nicla Vassallo, dal titolo provocatorio La donna non esiste. E l’uomo? Sesso genere e identità (Codice edizioni).

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Docente di filosofia teoretica presso l’Università di Genova, classe ’63, Vassallo propone una riflessione interdisciplinare su uno dei temi più dibattuti del momento: il legame tra sesso, genere e identità, un’indagine condotta grazie all’apporto di Ulrich Pfeffer, Adriana Albini, Maurizio Mori, Eva Cantarella, Vera Tripodi e Claudia Bianchi.

Attraverso la biologia, la bioetica, la medicina e il neurosessismo, Vassallo cerca di inquadrare gli stereotipi per potersene sbarazzare, riflettendo sulla necessità, per ogni essere umano, di poter affermare la propria singolarità individuale, libera dalle etichette.

Per gentile concessione dell’editore, su ilLibraio.it un capitolo del saggio:

A cosa ci riferiamo con “la donna”? Con l’articolo determinativo la, posto di fronte a “donna”, intendiamo indicare una donna assoluta. E dobbiamo ammettere che questa donna non esiste, pur facendoci comodo diversamente. Con “la donna” ci piacerebbe catturare l’unica donna – non certo una donna unica – una sorta di immutabile musa, ovvero catturare un’essenza femminile che dipingiamo a piacimento, dentro cui forzare ad ogni costo le troppe differenze e varietà tra donne, per negarle o renderle inspiegabili, in nome di questa nostra invenzione, con cui risulta facile, agevole, rapportarsi. Dovremmo piuttosto riconoscere, se non fosse altro per una questione di realismo, che la concezione stando a cui tutte le donne debbano presentare similarità essenziali, debbano aspirare e incarnarsi nella donna, assolve il solo compito di indurre, o meglio costringere, gli esseri umani ad agire, muoversi, interagire, oltre che a pensare, in determinati modi, finendo col legittimare determinate pratiche e delegittimarne altre. Per quanto assurdo appaia, la donna si situa alla base dell’attuale raunch culture, ricolma di oscenità e volgarità, di donne (e uomini) che considerano la sessualità femminile in funzione dell’approvazione, dell’appagamento e della gratificazione maschili, approvazione, appagamento e gratificazione che giungono nel modo in cui le donne si fanno carico del modello della donna a loro imposto o si impongono di rincorrere. Di fatto, ancora oggi, limitandoci anche solo ai paesi occidentali, rispetto agli uomini, a causa di questa essenza di donna, alle donne vengono assegnati ruoli sociali e sessuali prefissati; le donne devono rispettare certe norme comportamentali; le loro caratteristiche, non solo fisiche, ma pure psicologiche, oltre che (non è superfluo) di dress-code, devono risultare femminili, banalmente omogenee, sulla scia della univoca femminilità. Senza singolare creatività. Sulla donna si è innestato l’assurdo dualismo uomo/donna, con l’uomo mascolino, razionale, attivo, culturale, oggettivo, posto in un ordine simbolico superiore, e la donna femminea, irrazionale, passiva, naturale, soggettiva, collocata in un ordine simbolico inferiore.

(Continua in libreria…)

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