“The Umbrella Academy”, la nuova serie Netflix ispirata al fumetto del cantante dei My Chemical Romance, Gerard Way, racconta la storia di sette (o meglio sei, o meglio cinque) fratelli straordinari che devono salvare il mondo dall’imminente Apocalisse. A prima vista potrebbe sembrare il classico racconto di supereroi, ma in realtà c'è qualcosa che rende i membri dell'Umbrella diversi dai personaggi tradizionali. Infatti, sebbene ognuno di loro abbia delle doti sovrumane, nessuno viene dipinto come un essere invincibile, anzi, tutto il contrario: appaiono come individui estremamente fragili, segnati da un padre crudele e costretti a fare i conti con un passato difficile e tormentato… - L’approfondimento

Mancano otto giorni all’Apocalisse. La popolazione terrestre verrà spazzata via e del mondo non resteranno altro che macerie fumanti, a meno che un gruppo di supereroi non si assuma la responsabilità di salvarci tutti. Chi sono loro? L’Umbrella Academy, sette (o meglio sei, o ancora meglio cinque) fratelli dotati di singolari capacità e di poteri fuori dal comune.

Tutto è iniziato il primo ottobre del 1989: a mezzogiorno, in diverse parti del mondo, 43 donne che prima non avevano mostrato alcun segno di gravidanza partoriscono all’improvviso. L’evento, inspiegabile e prodigioso, desta l’attenzione di un vecchio scienziato miliardario, Sir. Reginald Hargreeves, che decide di adottare questi bambini straordinari, convinto (giustamente) che abbiano qualcosa di magico. Dei 43 neonati, Hargreeves ne riesce a trovare soltanto sette e così fonda l’Umbrella Academy, una sorta di scuola dove i supereroi possano imparare a proteggere – proprio come un ombrello – l’umanità dal crimine.

È questa la premessa narrativa della nuova serie Netflix The Umbrella Academy, ispirata al fumetto del cantante dei My Chemical Romance, Gerard Way, pubblicato in Italia da BAO Publishing. All’inizio del primo episodio troviamo i fratelli, ormai adulti, che si riuniscono dopo molto tempo a seguito della morte del padre e che si trovano a fronteggiare la futura catastrofe.

the umbrella academy

A prima vista potrebbe sembrare il classico racconto che vede come protagonisti delle creature eccezionali in grado di tutelare l’equilibrio dell’universo, ma in realtà c’è qualcosa che rende i membri dell’Umbrella diversi dai tradizionali supereroi. Infatti, sebbene ognuno abbia delle doti sovrumane (super forza, facoltà di viaggiare nel tempo e capacità di parlare con i morti, solo per dirne alcune), nessuno di loro viene dipinto come un essere invincibile, anzi, tutto il contrario: appaiono come individui estremamente fragili, segnati da un padre crudele e costretti a fare i conti con un passato difficile e tormentato.

Ma arriviamo alle singole presentazioni, partendo proprio dal numero uno. Luther (Tom Hopper), il leader del gruppo, è un uomo grande e grosso, tornato in occasione del funerale del genitore dopo un lungo periodo trascorso in missione sulla Luna. Il suo potere è la super forza (ed è letteralmente indistruttibile), ma dietro il suo aspetto da energumeno nasconde un carattere introverso e molto dolce.

Il numero due è Diego (David Castaneda), un combattente solitario, impulsivo e abile con i coltelli, che difende, proprio come un vigilantes, le vittime innocenti dai criminali della città.

Allison (Emmy Raver-Lampman), la numero tre, è un’attrice famosa che da una parte lotta con l’ex marito per la custodia della figlia, dall’altra è un supereroe capace di persuadere chiunque a fare qualsiasi cosa lei voglia.

Klaus (Robert Sheenan) è il numero quattro, un personaggio affascinante e controverso, che oscilla tra l’euforia infantile e l’inquietudine più profonda. Klaus, infatti, ha il dono di vedere e interagire con i morti (tra cui Ben, il numero sei, il fratello deceduto), cosa che da bambino gli ha provocato non pochi traumi, trasformandolo in un tossico e un alcolista.

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Diverso da tutti gli altri è il numero cinque (Aidan Gallagher), e non tanto perché, come lui stesso afferma, è il più intelligente dei fratelli, ma perché è un ragazzino di quindici anni. Quando era ancora un adolescente inesperto, numero cinque ha compiuto un viaggio nel tempo (è proprio questo il suo potere), disubbidendo alle regole del padre e rimanendo bloccato nel futuro. È lui infatti che ha rivelato agli altri dell’imminente fine del mondo, dopo essere riuscito misteriosamente a tornare indietro.

Arriva infine la numero sette, Vanya (Ellen Page), l’unica degli Umbrella a essere realmente distante dal resto del gruppo. È la sola che non sembra avere poteri, doti o abilità particolari, per questo è sempre stata esclusa dai fratelli e respinta dal padre. Vanya ha dedicato tutta la sua vita a cercare di essere speciale, per uscire dalla sua condizione di mediocrità. È frustrata, depressa e inoltre ha attirato l’odio di tutti dopo la pubblicazione di un libro in cui ha raccontato i dettagli e i segreti della famiglia. A distanza di anni, la sua presenza non è ancora ben vista e la ragazza continua a essere trattata come un’outsider.

Anche se fin dall’inizio è Vanya il personaggio maggiormente problematico, tutti gli Umbrella sono molto più complessi e sfaccettati di quello che ci si potrebbe aspettare, soprattutto perché i loro drammi non dipendono dalla loro natura di supereroi, ma dalla loro natura di esseri umani. Per intenderci, il conflitto più forte non riguarda tanto l’urgenza di salvare il pianeta, quanto piuttosto i loro personali disastri: incomprensioni, difficoltà a relazionarsi, tossicodipendenza, depressione. E per questo tipo di problemi, non esistono superpoteri che possano salvare.

In The Umbrella Academy accade qualcosa che in parte era già successo in Misfits, la serie uscita nel 2009 che racconta la storia di un gruppo di ragazzi delinquenti diventati supereroi dopo un incidente con un fulmine. In entrambi i casi l’essere eccezionali non è interpretato come un valore positivo, ma come un elemento che rende diversi e che quindi, in un certo senso, ghettizza e isola il personaggio, invece che esaltarlo. Anche l’antagonista – che di solito in questo tipo di storie ha un ruolo stereotipato e ben definito – non è semplicemente “il cattivo”, ma è una figura che soffre e che trasforma il suo dolore nell’arma più potente e distruttiva di tutte.

Per questo la serie si presenta come un prodotto adatto anche per chi non è appassionato di storie di supereroi. Il centro della narrazione sono le dinamiche famigliari, le battaglie personali, i mostri che ognuno si trascina dietro fin da quando è bambino, i legami che, nonostante tutto, riescono ad affrontare il tempo e a rimanere in vita.

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