Ne "L'ultima ora", il film di Sébastien Marnier tratto dal romanzo omonimo di Christophe Dufossé, il nucleo oscuro della gioventù, composto da un gruppo di adolescenti - cinque ragazzi secchioni, imbronciati e intransigenti - pare rassegnato all'apocalisse... - La recensione

La casa è in fiamme. La gioventù scottata d’Oltralpe nell’epoca di Greta Thunberg, quasi fosse un’uscita da un cliché o dall’aria dei tempi, ne è fin troppo consapevole. La classe non è, come nel film di Laurent Cantet fra le mura di qualche anno fa, un luogo sociale dove l’attrito di marginalità e disagio si sviluppa fra generazioni, sfruttando l’alibi della correttezza politica delle parole; ma una fucina d’élite selezionata, ragazzini prematuri, superdotati e severi, che sanno chi è Kafka, e pensano di sapere perfettamente come va (in malora) il mondo.

Gli alunni non si fanno illusioni e hanno un progetto ben preciso, e disperato, sul doposcuola. E il mondo stesso sembra fuoriuscito da una fantasia dello scrittore di Praga, prigioniero com’è di una metamorfosi cupa, irreversibile e terminale, alla quale si può solo andare incontro, come a una profezia ultima che si autoavvera.

Se il professore di letteratura, durante una verifica scritta, decide di punto in bianco di uscire dalla finestra (scena d’apertura), gli studenti osservano sconvolti il corpo del maestro riverso esanime nel cortile, ma in fondo sembrano rassegnati alla vocazione suicida dell’uomo contemporaneo, e provano per l’abisso una malcelata attrazione.

Nonostante la similitudine con la protagonista di Les Combattents, che si preparava metodicamente alla certezza di un disastro prossimo venturo, allenandosi con militare e stoico esercizio alla sopportazione del dolore e alla privazione; questa era attraversata comunque da un anelito vitale, e nella disciplina trovava spazio, occasione e movente per il desiderio, foss’anche di sopravvivere. Mentre ne L’ultima ora il nucleo oscuro della gioventù, composto da un gruppo di adolescenti – cinque ragazzi secchioni, imbronciati e intransigenti – pare rassegnato all’apocalisse, un po’ come fossero già zombie in corpo di studenti (nel mood dell’ultimo Jarmusch, per intenderci, rivisitato però dalla crudeltà di un Michael Haneke): corteggiando il rischio, mettendosi alla prova, esercitandosi alla sofferenza e addestrandosi alla fine, sembrano penetrare in un tunnel che non contempla vie d’uscita.

Non si tratta soltanto di quel corteggiare la morte e sfidare il limite tipico del transito esistenziale che ha nome adolescenza, ma di una più cupa perdita di futuro che questa generazione, posta di fronte a guerre asimmetriche, terrorismo pervasivo, crisi economica endemica, disastri ambientali eclatanti, sembra aver introiettato, una sorta di risentimento disperato, di rassegnazione al peggio, che pare volersi esprimere con ostinata determinazione e cieca ferocia contro genitori, decisori e agenzie educative, e infine contro se stessi. Anche la figura del supplente – le sua attenzioni sfidate, la sua autorevolezza continuamente messa in dubbio – pare non scalfire il disincanto e la mancanza di prospettive degli alunni. Il giovane insegnante, alle prese con una tesi sull’autore della Metamorfosi, nell’incontro con questi allievi spocchiosi e tramanti, con la loro aria di sfida nichilista e vendicatrice, sembra vittima lui stesso di un incubo kafkiano, fra paranoia e impotenza. Prova anche a tuffarsi con l’animo eroico del salvatore nel delirio dei cinici alunni, ma la fine del mondo non giustifica alcun mezzo pedagogico. Nessuna supplenza è possibile.

Il film di Sébastien Marnier (tratto dal romanzo omonimo di Christophe Dufossé, pubblicato in Italia da Einaudi con la traduzione di Annamaria Ferrero) tiene bene l’equilibrio fra thriller psicologico, minaccia di horror metafisico, apologo sulla psiche collettiva odierna. Il finale, in cui idillio redentivo e apocalisse della dannazione trovano un improvviso (ironico?) ribaltamento, lascia in corpo la sensazione che la metafora, a tratti sottolineata anche troppo, risulti la forma più precisa di realismo per cogliere paure e pericoli della contemporaneità. I bambini ci guardano, male.

Einaudi L'ultima ora

L’AUTORE: qui tutte le recensioni e gli articoli di Matteo Columbo per ilLibraio.it

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