Gianni Barbacetto e Marco Maroni raccontano i lati oscuri dell’evento che dovrebbe cambiare faccia a Milano e innescare la ripresa italiana - Un estratto

Benvenuti alla “grande abbuffata” dell’Expo, l’evento che dovrebbe cambiare faccia a Milano e innescare la ripresa italiana. Un’avventura che inizia nel 2008, poi tre anni persi a litigare su chi comanda e altri tre anni in cui si cerca di recuperare il tempo perduto e di disinnescare le inchieste che rivelano clamorosi casi di corruzione.

Gianni Barbacetto e Marco Maroni, giornalisti de Il Fatto Quotidiano, in Excelsior – Il gran ballo dell’Expo (Chiarelettere) raccontano la storia segreta dell’esposizione universale che si tiene a Milano dal primo maggio al 31 ottobre 2015. Il banchetto milionario che ha fatto felici centinaia di imprenditori e politici ma anche dirigenti corrotti, faccendieri, mafiosi.

Che cos’è un’Expo? Come nasce Expo 2015? CHI sono gli uomini che la sponsorizzano? Perché Milano? Perché il sito espositivo è stato realizzato sulle aree al confine nordovest della città? Quanto costa? Chici guadagna? E ancora, che cosa diventerà la grande area dell’Expo quando la manifestazione sarà finita? I soldi pubblici spesi per acquistarla saranno recuperati? La città avrà un lascito per il futuro o l’Expo si trasformerà nell’ennesimo quartiere abbandonato, nell’ennesima colata di cemento? Nel libro i due giornalisti indicano le le risposte, i numeri e tutte le operazioni immobiliari realizzate.

Chiarelettere

Su IlLibraio.it un estratto 
(pubblicato per gentile concessione di Chiarelettere)

“Sì, lo sappiamo. Le semplificazioni tradiscono la verità, riducono a slogan realtà che sono «sempre più complesse», impediscono la comprensione di «dinamiche complicate» in cui intervengono «molteplici fattori». Ma per favore, guardiamoci negli occhi e confessiamoci la verità: che cos’è l’Expo? Perché è stata voluta a Milano? E perché proprio su quei bislacchi terreni accanto alla nuova Fiera?

Nel 2007, quando l’ideona prende forma, la Fiera di Milano era in crisi nera. Realizzare l’Expo sui terreni di proprietà della Fondazione che la controlla voleva dire risolvere ogni problema e resuscitare l’ente Fiera. Chi controllava, allora, la Fondazione? Il presidentissimo della Regione Lombardia Roberto Formigoni e gli uomini di Comunione e liberazione (o «Comunione e fatturazione», come la chiamano i maligni).
Al confine nordovest di Milano, tra l’autostrada dei Laghi e quella che porta a Torino, c’era un Triangolo delle Bermude racchiuso tra la nuova Fiera di Rho, il carcere di Bollate e il Cimitero Maggiore. Era in massima parte di proprietà della Fondazione Fiera di Milano. Un’area agricola inutilizzabile. A meno che… A meno che non arrivasse il tocco di una bacchetta magica a trasformare quella landa desolata, schiacciata tra due autostrade, un carcere e un camposanto, che non volevano neppure gli agricoltori. Valeva niente. Dopo il tocco dell’Expo, vale più di 300 milioni di euro.
Nel 2006, quando l’ideona è nata, sindaco di Milano era Letizia Moratti. È a lei che viene in mente di candidare la città all’Expo. Formigoni neppure ci pensava. Le viene in mente per motivi nobili: far vivere alla città di cui era sindaco un’esperienza internazionale. Certo, con un suo tornaconto: il successo mondiale dell’evento sarebbe stato un suo planetario successo personale. Non aveva tenuto conto che «le cose sono sempre più complesse», che era sindaco sì, ma ostaggio dei partiti, e che non poteva disporre della città come fosse una duchessa, tipo la Maria Luisa di Borbone di Parma e Piacenza.

Fin dall’inizio, per realizzare il suo progetto, Donna Letizia aveva cercato degli alleati. Lei, che era stata eletta con i voti berlusconiani del centrodestra, aveva trovato una sponda a sinistra: quella, necessaria, dell’allora capo del governo, Romano Prodi, ma soprattutto del suo ministro del Commercio internazionale, Emma Bonino.
Ricapitoliamo. Un sindaco che si sente la duchessa di Milano, con l’appoggio di una donna che viene dal Partito radicale e a cui piacciono da matti le avventure all’estero, incrociano i piani di potere e d’affari di un presidente di Regione a cui non sembra vero di trovare il modo per risolvere uno dei grossi problemi che cominciavano ad assediarlo. L’allegro trio Moratti- Bonino-Formigoni si mette così al lavoro.
L’Expo all’inizio è questo: il sogno personale di Donna Letizia, sostenuta da Emma. Lo fa subito suo il Celeste Formigoni, che lo rimette con i piedi per terra con una bella operazione immobiliare sui terreni della Fiera, che impone come sede dell’evento. Una speculazione da 300 milioni di euro per riempire di cemento un’area altrimenti inutilizzabile. Realizzato il colpo dei terreni, si passa al banchetto vero e proprio: Expo è un’operazione che all’inizio promette investimenti per 15 miliardi di euro, tra l’esposizione (4) e le opere connesse (11). Il tema scelto è l’alimentazione. Effettivamente da mangiare ce n’è.
Troppo semplice? Tranquilli: per complicarci le cose abbiamo le duecento pagine seguenti in cui racconteremo come la politica, cioè i partiti, farà di tutto per mettere le mani sull’affare, con il risultato che bloccherà i lavori per tre anni. Dopo che Donna Letizia porta a casa la candidatura e poi la vittoria di Milano, seguono infatti tre lunghi anni spesi esclusivamente a litigare per decidere chi comanda. Senza fare assolutamente niente. Intanto però i soldi arrivano e cominciano a essere spesi: sono divorati 40 milioni di euro per la gestione del circo Expo, senza muovere neanche un mattone. Anzi, senza ancora neppure sapere se i terreni per l’esposizione sarebbero stati comprati oppure utilizzati in comodato d’uso. La Casta dell’Expo prende forma e prende, soprattutto, gettoni, stipendi, incarichi e potere.
Ma attenzione: Expo, come Crono, divora i suoi figli. La prima a cadere è proprio lei: Donna Letizia. Nel 2011, anno in cui torna alle elezioni con la speranza di essere confermata sindaco per poter finalmente gestire la «sua» Expo, un sondaggio le rivela che i milanesi ritengono proprio i ritardi su Expo il suo problema principale. Non sarà rieletta. Clamoroso, per Milano: Expo uccide la sua ideatrice e fa diventar sindaco il candidato di centrosinistra, Giuliano Pisapia. Costretto a lasciare la scena (per altre vicende politiche e giudiziarie) anche chi era uscito vincente dallo scontro con Moratti, quel Formigoni che si preparava a diventare il vero padrone di Expo. Divorati pure i manager posti al vertice dell’evento: prima Paolo Glisenti, poi Lucio Stanca. Il loro successore, Giuseppe Sala, è messo a dura prova, ma alla fine ce la fa, tra polemiche, scandali, ritardi, inchieste e arresti.
Racconteremo anche come, mentre la politica perdeva tempo a litigare, il mondo degli affari si preparava a banchettare con i soldi dell’Expo. Primi fra tutti, dentro la comunità degli affari, quegli imprenditori un po’ particolari che fanno riferimento alle cosche mafiose della ‘ndrangheta, che hanno dimostrato di essere pronti prima degli altri.
Alla fine, Pisapia eredita l’operazione Expo, ne accetta il peccato originale – i presupposti immobiliari stabiliti da Formigoni – e cerca di gestirla con l’obiettivo di ottenere il minimo danno per sé e qualche beneficio per Milano. Sa che la fine dell’esposizione coinciderà con la fine del suo mandato: se andrà bene, sarà la migliore delle campagne elettorali; se andrà male, Crono avrà il suo ultimo pasto.”

(continua in libreria…)

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