"I libri aiutano in ogni caso: a guarire, a evolversi, a decidersi per una svolta, a diventare più consapevoli, a non sentirsi soli, a conoscersi meglio...". Su ilLibraio.it la riflessione della scrittrice e insegnante Simonetta Tassinari

Che la cultura in generale, e l’esercizio della lettura in particolare, abbiano un benefico influsso e siano spesso dei toccasana che ci rischiarano l’esistenza, è verità ben nota ai lettori “forti”. Si tratta di persone che hanno optato, per gusto, interesse o inclinazione naturale, per l’abitudine quotidiana e il contatto diretto con i libri, un momento irrinunciabile della loro giornata al quale pensare con un senso di gratitudine e di sollievo magari mentre si è immersi nel lavoro, come se si trattasse di un giardino segreto e personale che ci aspetta; una specie di dipendenza, si sostiene, senza effetti collaterali, anzi con ricadute senz’altro positive sull’equilibrio e sull’umore. Tuttavia talvolta sono le stesse circostanze della vita a spingerci verso i libri pur senza essere, di partenza, dei “lettori forti”, e a farci scoprire quanto essi possano contare nel nostro equilibrio mentale, anzi addirittura nel ricostruirlo.

Leggo sul sito americano Bustle, sempre all’avanguardia e attento  alle tendenze e agli umori del mondo contemporaneo, la toccante testimonianza di Alexandra Weis (“Alex”), giornalista e autrice, che ripercorre all’indietro il suo intenso rapporto con la lettura, non “sbocciato”, come succede a molti, durante l’infanzia oppure esplicitamente trasmessole dall’esempio ricevuto in famiglia; piuttosto, sorto successivamente, in seguito a eventi drammatici che le hanno segnato, in negativo, l’adolescenza. Da ragazzina, scrive la Weis, la sua libreria era piena dei libri tipici per l’adolescenza, da quelli sul primo amore ai manuali che insegnavano a farsi nuovi amici, ma non ce n’era nessuno che affrontasse tematiche relative alla morte e alla possibilità di incontrare il male e il dolore a qualunque età. Nel giro di sei mesi, tuttavia, la scomparsa di un suo carissimo amico teenager in seguito a un incidente stradale, e quella di una nonna molto amata, per malattia, la colmarono di angoscia e le scavarono dentro un buco nero di paure e di dilemmi esistenziali, per i quali non pensò di poter trovare un qualche conforto nei libri: nessuno avrebbe potuto capire quel che provava.

Eppure, tempo dopo, per tentare di sentirsi  meglio, la giovane Alex entrò in una libreria e acquistò dei libri in maniera del tutto casuale (fantascienza, problemi coniugali e così via), scoprendo, inequivocabilmente, e malgrado gli argomenti senza alcuna attinenza col suo stato d’animo, di sentirsi meglio. È dal quel giorno, confessa Alex, che non ha potuto più fermarsi, come se fosse stata illuminata da una grande verità: i libri non sono solo un intrattenimento o una fuga: servono per la stessa sopravvivenza.

I libri aiutano in ogni caso: a guarire, a evolversi, a decidersi per una svolta, a diventare più consapevoli, a non sentirsi soli, a conoscersi meglio.

“I libri, sostiene J. K. Rowling, “sono come specchi”, e comunque parlano sempre di noi. Anche se il nostro protagonista non vivesse esattamente le nostre vicende, la sua psicologia, i suoi dubbi, i suoi tentennamenti, le sue emozioni e il suo scavarsi dentro avranno, senza dubbio, dei punti in comune con il nostro travaglio, il nostro modo d’essere e di vivere una circostanza.

È senz’altro vero che ciascuno di noi è unico e irripetibile, che nessuno sarà nato esattamente alla stessa ora, nello stesso luogo e dagli stessi genitori, nessuno avrà avuto le nostre stesse identiche esperienze, né fatto i medesimi incontri, senza trascurare i tratti caratteriali. Ma è difficile immaginare che, al di là delle possibili sfumature e varianti, nessuno abbia mai pensato, prima di noi, quel che pensiamo, provato quello che proviamo, e abbia detto o scritto quel che noi diciamo e scriviamo. Possono mutare i termini e la loro associazione, la veemenza, la profondità, la durata, ma non la sostanza dei sentimenti umani; indubbiamente ci somigliamo tra noi; i nostri bisogni, materiali e spirituali, non sono mai mutati, altrimenti non cercheremmo tuttora le stesse cose, essere amati, amare, essere apprezzati, godere di una vita felice.

E i libri, scrive ancora Alex Weis, senza i quali non riesce più a immaginarsi, i libri che riassumono esperienze e ci mostrano quanto tutti noi siamo contemporaneamente attraversati da sentimenti contrastanti, impulsi, desideri e aspirazioni, ci insegnano a elaborare le emozioni; che ogni vita ha significato al di là della sua lunghezza o brevità – quel che conta è come si è vissuto – ; che esistono molteplici possibilità di ricominciare; che i percorsi da intraprendere sono infiniti; i libri ci spingono a trovare, ogni giorno, una ragione per sorridere, e per cercare il bene nel mondo. Soprattutto, ci insegnano che esistono molte cose per le quali vale la pena di vivere.

L’AUTRICE E IL LIBRO – Nel 2015 Simonetta Tassinari ha pubblicato La casa di tutte le guerre, romanzo ambientato in Romagna nell’estate 1967. Nel 2016, sempre per Corbaccio, ha pubblicato La sorella di Schopenhauer era una escort, un libro per i genitori, per i ragazzi, per chi non è genitore e non è neanche un ragazzo, per i curiosi, per chi vuole sorridere, e leggere, della scuola italiana. Un ritratto divertente della generazione smartphone-munita. L’autrice, nata a Cattolica e cresciuta tra la costa romagnola e Rocca San Casciano, sull’Appennino, oggi vive da molti anni a Campobasso, in Molise, dove insegna Storia e Filosofia in un liceo scientifico. Ha scritto sceneggiature radiofoniche, libri di saggistica storico-filosofica e romanzi storici.

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