“Tanto fu il rilievo dato dai giornali al calo, due anni fa, del numero dei lettori di libri, quanto oggi l’indifferenza rispetto alla ricrescita di questa sana abitudine…”. Dopo la pubblicazione dell’ultimo rapporto Istat, su ilLibraio.it l’analisi di Stefano Mauri, presidente e Ad del gruppo GeMS, che si sofferma sui dati, parla della ripresa del mercato del libro (e soprattutto della libreria), del ruolo della “generazione Harry Potter”, e sottolinea: “Vi è una larga fascia di popolazione, nel Paese, tagliata fuori da qualsiasi prospettiva di partecipazione culturale. Una fascia alimentata purtroppo negli ultimi anni dalla disoccupazione giovanile…”. E ancora: “Altro che promozione della lettura, la priorità è fare uscire queste fasce di popolazione dall’emarginazione prima possibile”

Tanto fu il rilievo dato dai giornali al calo, due anni fa, del numero dei lettori di libri, quanto oggi l’indifferenza rispetto alla ricrescita di questa sana abitudine. Good news no news, si potrebbe dire, ma per noi che ci abbiamo continuato a credere, vedere un anno nel quale non solo si arresta la caduta ma si accenna una ripresa delle due componenti per noi fondamentali, il mercato del libro (e soprattutto della libreria), per il quale ci si attende un saldo positivo dopo 4 anni di flessione e la lettura (in risalita dopo due anni di flessione), è una straordinaria iniezione di fiducia e ottimismo.

In questi anni ho seguito passo passo la relazione tra il PIL e il mercato del libro, come nei miei vent’anni studiando le correlazioni tra questo mercato e diverse variabili ero giunto alla conclusione che, fatalmente, al di là di qualche città universitaria, il reddito pro capite e la propensione ad acquistare libri erano strettamente legati.

L’Istat conferma anche in pieno i risultati della nostra ricerca sui lettori e il loro benessere (qui i dettagli, ndr). Senza soluzione di continuità dice, come risultava a noi, che “la lettura di libri continua a essere un ponte, se non una vera e propria porta d’accesso, a una gamma articolata di pratiche culturali”, dice che i lettori sanno godere meglio del loro tempo libero e che “se il luogo comune oppone la lettura alle attività fisiche e suggerisce l’immagine del lettore come persona sedentaria, i dati statistici lo smentiscono. Infatti, mentre la metà circa (46%) dei lettori pratica uno sport, fra i non lettori la quota si riduce a un quarto”.

Che leggano più le donne che gli uomini, più i cittadini del Nord che quelli del Sud, più gli abitanti delle aree metropolitane che quelli dei piccoli comuni, è una costante da decenni. Anche che i giovani leggano più dei vecchi, nonostante la percezione di chi frequenta i convegni, ha un buon reddito, viaggia sui Frecciarossa, è spesso snobisticamente e invariabilmente opposta. L’unica classe di lettori in forte ascesa è quella tra i 15 e i 17 anni e in quasi tutto il mondo la classe di lettori più forti è rappresentata dalle ragazze, dai 15 ai 24 anni, quella che io chiamo “generazione Harry Potter” (mezzo miliardo di copie vendute in tutto il mondo avrà pur fatto conoscere a una generazione trasversale ai Paesi e alle diverse aree geopolitiche un analogo piacere per la lettura)  e che in questi anni ha trovato in Jamie McGuire, John Green e Anna Todd i propri campioni, così come i piccolissimi hanno prima eletto Peppa Pig e poi Masha e Orso, mentre l’età intermedia ha goduto delle serie della Schiappa di Kinney e di Scuola Media di Patterson.

L’Istat nota anche che tecnologia e lettura, contro la percezione comune, non si oppongono ma vanno a braccetto, giacché tra i lettori di libri la navigazione su internet è doppia rispetto ai non lettori.

A livello internazionale, così come a livello regionale, lettura e sviluppo sono strettamente legati. Sicché si potrebbe anche capovolgere il punto di vista. Tra il 2011 e il 2014 la crisi del Paese, dei consumi e del PIL ha impoverito le famiglie, ha messo in difficoltà una fascia di popolazione costringendola a lottare per la sopravvivenza: se il capofamiglia perde la sua fonte di reddito di certo la lettura non è più una priorità. Ci sono altre urgenze. Certo, qualche lettore ha ridotto la lettura di libri affascinato dalle molteplici alternative di impiego del tempo libero offerte dalle tecnologie digitali. Ma qualcuno ha anche imparato a riappropriarsi del tempo calmo, del tempo necessario a leggere i libri, qualcun altro ha potuto leggere di più grazie al mobile, e alla fine non è stata la tecnologia il nemico numero uno della lettura ma la crisi di un Paese che parte già, da sempre, svantaggiato, al 23esimo posto secondo l’OCSE per livello di Literacy, cioè di comprensione effettiva dei testi scritti.

Vi è una larga fascia di popolazione, nel Paese, tagliata fuori da qualsiasi prospettiva di partecipazione culturale. Una fascia alimentata purtroppo negli ultimi anni dalla disoccupazione giovanile, che deve essere la priorità di qualsiasi governo. I Neet, cioè i giovani che non stanno studiando, non sono impiegati e non stanno subendo alcun processo formativo, sono il gruppo sociale con il più basso livello di Literacy. Altro che promozione della lettura, la priorità è fare uscire queste fasce di popolazione dall’emarginazione prima possibile. All’interno di questo processo i libri possono svolgere un ruolo importante.

*L’autore, presidente e Ad del gruppo GeMS, è editore de ilLibraio.it

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