Spesso in Italia la figura dell'insegnante è denigrata. Eppure, "l’insegnamento è un lavoro molto usurante in tutti gli ordini di scuola. E più ti dai da fare per essere un bravo insegnante e più ti usura...". Su ilLibraio.it il sentito intervento di Isabella Milani (pseudonimo di un'insegnante e blogger, autrice de "L'arte di insegnare"), che analizza le critiche che vengono rivolte alla scuola, e difende la sua categoria. Senza, però, nascondere i problemi...

Digitate su Google “insegnanti fannulloni” o “insegnanti e burnout” e divertitevi a leggere non l’articolo, ma i commenti. Ne copio alcuni:

“Chissà se intervistassero chi lavora davvero magari 40 ore/settimana!! Sai che burnout!!!AHAHAHAH!!”

“Ma fatemi il piacere! Vergognatevi docenti!”

“E spesso e volentieri sono pure incompetenti…”

“Tutti a lavorare in miniera… così potranno dire che è stressante!”

“Se il lavoro degli insegnanti in Italiafossecosì massacrante e sottopagato, perché lo vogliono fare tutti?”

“Ma quale stress… Volete vivere sereni e felici? Rimboccatevi le mani e smettete di frignare e lamentarvi di ogni cosa…”

“Sparatevi!”

“Sono iperprivilegiati che hanno 4 mesi di ferie retribuite l’anno, nessun controllo sul merito, nessuna possibilità di licenziamento, e hanno il coraggio di lamentarsi”

Allora, parliamone, del lavoro degli insegnanti. Rispondo a qualche domanda.

Insegnare è faticoso?

Insegnare è faticosissimo e molto difficile. L’insegnamento è un lavoro usurante in tutti gli ordini di scuola. E, più ti dai da fare per essere un bravo insegnante, più ti usura. Quando facciamo lezione per più ore di seguito senza interruzione, torniamo a casa distrutti. Per esempio, quattro ore in classe sono molto intense, per il carico di responsabilità che comportano.

Ma perché è così faticoso? Non è come un altro lavoro?

Io non conosco gli altri lavori e perciò, contrariamente a quello che fanno un po’ tutti quelli che vogliono sapere che cosa significa insegnare senza aver mai insegnato, non parlo degli altri e non mi permetto neanche di immaginare se siano o no stancanti. Non voglio entrare nell’assurda gara a chi fa il lavoro più faticoso. Io conosco bene solo il mio, e perciò parlo di quello.

Insegnare è faticoso perché consiste nell’aiutare gli altri.

Ci sono molti studi che dimostrano come tutti i mestieri e le professioni che hanno questa caratteristica sono usuranti (medici, infermieri, psicologi, poliziotti, carabinieri, vigili del fuoco, ecc.). Sono usuranti soprattutto a livello di fatica mentale. Certo, è un’usura diversa da quella di cavatori, palombari, addetti alle fonderie, o conducenti di veicoli pesanti, ma è sempre usura, e non è riconosciuta.

Facciamo un lavoro frustrante, perché da una parte sappiamo quello che vorremmo fare e dall’altra quello che possiamo fare, che è molto molto meno perché mancano le risorse, c’è poco personale, le classi sono troppo numerose, la burocrazia è sempre maggiore e le perdite di tempo conseguenti ci rendono sempre più difficile lavorare bene. E siamo oltretutto denigrati dalla società.

Chi non ha provato non può capirlo, e credo che sia inutile spiegarglielo. Si deve andare sulla fiducia, e la fiducia nasce dal rispetto, che la società non ci dà più.

Un insegnante deve possedere certe caratteristiche. Prima di tutto desiderare di insegnare agli altri quello che sa. E questo è il motivo principale per cui tanti scelgono questo lavoro nonostante le difficoltà che comporta. Deve provare empatia verso i bambini e i ragazzi, anche verso il bambino che si alza, quello che dà una spinta a un compagno, quello che urla, l’altro che picchia, oppure l’adolescente che sghignazza durante la lezione, o canta, o lancia un libro e fa male a un compagno. Empatia verso i genitori e le loro pretese a volte assurde. E deve sopportare il coinvolgimento emotivo che nasce quando si viene a contatto con il disagio e la sofferenza di certi alunni.

Insegnare è faticoso perché è come essere sempre sul palcoscenico e mantenere un perfetto autocontrollo in ogni momento, perché sai che ogni cosa che dici, o fai, o non fai è un insegnamento che dai. Se urli insegni a urlare, se reagisci con rabbia insegni anche a loro a fare lo stesso.

Se ci sono maestre che picchiano i bambini, non sono in burnout; sono persone totalmente impreparate, inadeguate, violente, assolutamente inadatte al lavoro che fanno. Sono persone che odiano i bambini. La gente vede i filmati, legge gli articoli e si convince che il fenomeno è diffuso e che gli insegnanti sono persone spregevoli. Invece sono casi assolutamente eccezionali.

Come dovremmo reagire quando ci dicono che siamo fannulloni?

È abbastanza deprimente, leggere quello che scrivono di noi; provoca rabbia e voglia di rispondere (e molti lo fanno, lasciandosi trascinare al basso livello dei commentatori di internet). Ma rispondere non ha senso: il fatto di scrivere (o anche solo di pensare) queste cose è il frutto di una società che, soprattutto negli ultimi decenni, ha completamente tolto dignità agli insegnanti, attribuendo loro tutte le colpe dei mali della scuola. I media hanno per decenni messo in evidenza le vacanze degli insegnanti, hanno alimentato il malumore della gente, hanno dato voce a chi aveva interesse a metterli in cattiva luce, hanno amplificato le notizie su maltrattamenti ai bambini nelle aule scolastiche. E questo è il risultato.

Che cosa vogliono gli insegnanti?

Vogliamo più rispetto da parte di tutti. E vogliamo che non si parli più delle ore di lavoro o delle vacanze che facciamo. Personalmente vorrei anche che gli insegnanti smettessero di controbattere agli attacchi cercando disperatamente di far capire quanto lavoriamo e perdendo tempo a quantificare tutte le ore che facciamo. È patetico, ingiusto e inutile. Non dobbiamo rendere conto delle ore che lavoriamo a chi non sa nulla della scuola, come nessuno rende conto a noi delle ore che fa.

Il nostro lavoro si costruisce a casa, per strada, alla scrivania, al parco; sui libri, nelle conversazioni, guardando un documentario. La lezione è il risultato di tutto quello che studiamo e pensiamo.

È un lavoro difficile perché dobbiamo avere una grande dose di pazienza e di disponibilità. Se siamo innervositi, stressati, stanchi, è indispensabile che ci venga data la possibilità di riprendere le forze. Insegnare è faticoso perché quello che insegniamo non è soltanto quello che c’è sul libro. Noi insegniamo anche a capire la società, gli altri, la vita: dobbiamo studiare, leggere, guardare film, documentari, mostre, e soprattutto dobbiamo pensare, osservare il mondo, la società. Bisogna avere la possibilità di vivere anche fuori dall’aula per avere la capacità di insegnare a vivere.

Non ha senso parlare di vacanze, per gli insegnanti. Bisogna parlare di recupero delle energie.

Credo che sarà possibile cambiare solo se, e quando, lo Stato e gli italiani capiranno che questo attacco agli insegnanti non può che avere conseguenze negative.

E ritengo che noi possiamo fare la nostra parte ammettendo che ci sono anche (pochi) insegnanti pessimi e smettendo di voltarci dall’altra parte quando ne incontriamo uno come collega. Noi dobbiamo – in quel caso – essere assolutamente dalla parte dei genitori, se vogliamo conquistare credibilità e fiducia.

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi. Qui il suo blog.

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