“Sta succedendo qualcosa fra i ragazzi e non sembra che noi adulti siamo disposti ad affrontarlo o abbiamo gli strumenti per farlo…”. La riflessione di Roberta Marasco, autrice e traduttrice, in libreria con “Questo messaggio è stato eliminato”, romanzo che affronta molte delle più discusse problematiche legate all’adolescenza: “Non è facile, per genitori e insegnanti e per chiunque abbia a che fare con gli adolescenti, trovare il modo giusto per affrontare un fenomeno di cui si parla ancora troppo poco, la manosfera”. Ecco i suoi consigli agli adulti
“Oh, no, mio figlio non lo farebbe mai…”.
Ricordo che tempo fa un’amica mi disse: “Se i ragazzi hanno accesso al cellulare, puoi dare per scontato che abbiano visto qualcosa di pornografico“. Un discorso molto simile vale per gli adolescenti maschi e la manosfera, termine che racchiude un universo eterogeneo di contenuti online contrassegnati dalla difesa dei diritti maschili, dall’ostilità nei confronti delle donne e del femminismo, insieme a una visione della mascolinità definita quasi sempre dal successo economico e dalla forza fisica, oltre che da una sorta di bisogno di rivalsa. La differenza fondamentale sta nel fatto che il porno bisogna (quasi sempre) andarselo a cercare, mentre la manosfera fa capolino fra un video sul CrossFit e un altro sull’ansia, fra un trend virale umoristico e lo streaming di qualche gamer.
Sta succedendo qualcosa fra i ragazzi e non sembra che noi adulti siamo disposti ad affrontarlo o abbiamo gli strumenti per farlo. A scuola, le svastiche sono diventate l’equivalente dei disegnini sconci che faceva la mia generazione sulla Smemoranda, il divario fra solitudine e socializzazione si è accentuato, i ragazzi usano la parola “stupro” sempre più spesso e sono nutriti e imbeccati da video che spacciano per black humor contenuti sempre più violenti e discriminatori.
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati
Significa che i ragazzi sono tutti di destra e che sono tutti violenti? Ovviamente no, ma significa che vivono in un brodo fatto anche di questo, che si raddensa sempre di più attorno a questi messaggi. Qualcuno ci galleggerà sopra per un po’ e poi troverà di meglio da fare, fra amori e amicizie e passioni. Qualcuno potrebbe essere meno fortunato e sprofondarci dentro.
E noi genitori?
Abbiamo anche noi qualche domanda da porci? Noi che ripetiamo ai nostri figli che sono meravigliosi sempre e comunque, ma poi li vogliamo in prima fila al saggio di danza e in testa alle classifiche sportive? Noi che li consideriamo perfetti, ma solo finché restano localizzati nel nostro cellulare, sorridenti nelle foto dei nostri profili social e al sicuro dalle nostre paure? Noi che li giustifichiamo davanti al resto del mondo e diciamo ancora che “abbiamo fatto il compito di scienze”, e non li molliamo mai, questi figli perfetti, forse proprio per il terrore di scoprire che non sono perfetti per niente. E tutto senza renderci conto che i nostri figli rischiano di vivere proprio lì, dentro quel terrore silenzioso di non essere all’altezza di tanta aspettativa e tanta meraviglia.
Può interessarti anche
Ecco allora una cosa che possiamo fare per contrastare la manosfera e la rabbia dei ragazzi: insegniamo loro a sbagliare, accogliamo i loro errori, senza trasformarli necessariamente in qualcosa di positivo, senza aggiungere oro alle crepe, senza minimizzare ogni volta e sospingerli in avanti. Aiutiamoli a desiderare senza ottenere, ad abitare lo scarto fra ciò che vogliono e ciò che possiedono. A cadere e basta, senza pensare subito a rialzarsi, a ricominciare. Perché è bellissimo trasformare i cocci in opere d’arte ed è bellissimo e prezioso imparare a rialzarsi, ma a volte abbiamo solo bisogno di restare a terra e star male, e sapere che questo non ci toglie valore, ai nostri occhi e agli occhi degli altri, genitori compresi.
Insegniamo ai nostri figli a fallire e a soffrire e ad avere paura, perché è proprio questo che fa la manosfera: prende i loro fallimenti, la loro sensazione di inadeguatezza, le loro paure, la sensazione di essere invisibili, e ne fa gli ingredienti fondamentali del proprio discorso. La sofferenza diventa la chiave della mascolinità, perché un vero uomo soffre ed è grazie alla lotta, allo sforzo e al dolore che può definirsi virile e invincibile. La paura di fallire diventa un invito alla sopraffazione, alla violenza, al sopruso, soprattutto nei rapporti con le donne, che sono considerate oggetto di conquista e misura del proprio valore sociale. I “no” delle donne non possono essere tollerati all’interno di questo discorso, sono una sfida, una prova da superare, un ostacolo da abbattere. La sensazione di inadeguatezza poi trova nella manosfera una narrazione che non colpevolizza i ragazzi maschi, ma traccia davanti a loro un percorso possibile, una via d’uscita. Che li rassicura spiegando che cosa devono fare per avere il successo che desiderano, a suon di flessioni, slogan, odio per le femministe e per i deboli, e corsi dal costo stratosferico.
Può interessarti anche
Ecco dunque un’altra cosa che possiamo fare noi adulti: ascoltare. Ascoltare i nostri figli anche quando dicono qualcosa che non ci piace, anche quando fanno qualcosa che non ci piace. Soprattutto in quei casi. Nei racconti degli insegnanti che mi scrivono, spesso sono proprio i ragazzi più bravi, i più educati, i primi della classe, a stupirli con testi misogini, di una violenza fredda, composta, ma serratissima attorno alla propria determinazione a non fare sconti a nessuno, a un fastidio profondo e risentito verso ogni forma di “fallimento”. Se non li ascoltiamo noi, cercheranno qualcun altro che lo faccia e che non li faccia sentire sbagliati. Per esempio, l’intelligenza artificiale. “Rispondimi come farebbe una mamma”, mi ha raccontato di aver chiesto a ChatGpt una ragazza, in un momento di crisi.
E infine, rimettiamo al centro i padri e le figure maschili di riferimento. Sono loro che possono fare la differenza, secondo me.
Quando mio figlio ha terminato di leggere Questo messaggio è stato eliminato, che ho scritto proprio per cercare con lui quel terreno di incontro che non trovavo più, gli ho chiesto che cosa gli fosse piaciuto nella storia. Credevo che mi avrebbe parlato dei videogiochi o del ruolo degli amici. Magari anche della mamma femminista. “Quello che fa il padre alla fine”, mi ha risposto. E, in definitiva, senza troppi spoiler, quello che fa il padre è essere presente.
Scopri la nostra pagina Linkedin
Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it
Non è facile, per genitori e insegnanti e per chiunque abbia a che fare con gli adolescenti, trovare il modo giusto per affrontare un fenomeno di cui si parla ancora troppo poco, mantenere l’equilibrio necessario fra la necessità di intervenire e sanzionare e quella di non criminalizzare e non demonizzare. Quando guardiamo i ragazzi però dovremmo cercare di vedere loro, e non quello che vorremmo o di cui abbiamo bisogno da loro. Parliamo della manosfera, allora, e di ciò che comporta in termini di violenza e di estremismo politico, facciamolo finché è ancora abbastanza gestibile da riuscire a ragionarci attorno, prima di superare quella linea di soglia invisibile oltre la quale sarà più facile esserne semplicemente fagocitati.

L’AUTRICE E IL LIBRO – Nata a Milano, Roberta Marasco, autrice (qui i suoi articoli per ilLibraio.it, ndr) e traduttrice, vive e lavora in Catalogna, in un paesino affacciato sul mare.
Tra i suoi romanzi, Le regole del tè e dell’amore (Tre60), Lezioni di disegno (Fabbri) e Speciale Elsa (Il Battello a Vapore).
Marasco gestisce il blog Rosapercaso, che vuole aiutare le donne a combattere le battaglie più difficili, quelle contro se stesse. Ha una figlia e un figlio che non ne possono più di sentire parlare di sessismo, ma che senza saperlo sono molto più femministi di lei.

Roberta Marasco nella foto di Isidre Garcìa Puntì
Questo messaggio è stato eliminato, il suo nuovo romanzo per ragazze e ragazzi edito da Il Battello a Vapore, affronta molte problematiche contemporanee legate all’adolescenza, e racconta di Daniele, che si è trasferito con la famiglia in un appartamento minuscolo dopo che il padre è stato licenziato. Ora divide la camera con le due sorelle e pile di scatoloni ancora da svuotare. La vita felice di pochi mesi prima è andata a rotoli e gli sembra che nessuno lo capisca, tranne la IA e i videogiochi.
La madre non perde occasione per rimproverarlo e subissarlo con le sue idee femministe sugli Incel e la manosfera. Il padre, geniale e spaventato, apre a stento bocca. A scuola Daniele accumula un’insufficienza dietro l’altra e non trova il suo posto fra i compagni.
Quando il prof gli assegna una ricerca da fare insieme ai tre ragazzi più popolari della classe, però, le cose cambiano. Daniele inizia a frequentare il garage a casa di Stefano Ferrari, dove non mancano scorte di superalcolici, bibite energetiche e preservativi. Ma è proprio nel garage di Ferrari che un pomeriggio, per scherzo, Marcello pubblica un sondaggio sessista nella chat di classe. Il tempo di fare uno screenshot e lo cancella, eppure in un attimo il messaggio diventa virale. Compagni, genitori, prof, il preside: nessuno è intenzionato a lasciar correre e Daniele deve scegliere da che parte stare…
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it