Atalanta, principessa di Tegea, è stata cresciuta da suo padre (che voleva un maschio) come un uomo. Teodora Manes racconta la sua storia in “Canta il mio nome”, retelling fantasy romance del mito greco, che fa luce su un’eroina che “incarna inquietudini moderne”. In questa riflessione l’autrice ci parla del mito della principessa greca, che “incarna il topos della donna che riveste ruoli maschili e si confronta con gli uomini sullo stesso piano”. Una donna ribelle, una ragazza selvatica che appartiene alla società misogina della Grecia Antica, ma che è antenata di tutte le guerriere moderne, da Xena a Ribelle della Disney, fino alle eroine dei fantasy di oggi…
“Le leggende hanno strani tempi di decadimento. Se l’ansia che è all’origine persiste, la storia continua ad essere raccontata”. Così, nel libro Il mostruoso femminile, J. E. Sady Doyle in due righe spiega il senso e il destino del retelling. Alcune storie hanno dentro un’inquietudine che non si spegne, una fiamma che attraversa la nostra società e ci fa vibrare a distanza di millenni.
Il mito di Atalanta: una donna che riveste ruoli maschili
Il mito di Atalanta è tra queste. Atalanta nasce nell’Era degli Eroi, il tempo di mostri e semidei che precede la guerra di Troia. Suo padre vuole un maschio e prima l’abbandona nel bosco, dove viene salvata da un’orsa, poi la cresce come un uomo. Atalanta impara a combattere, partecipa alle imprese dei grandi eroi del suo tempo e diventa famosa in tutta la Grecia, fino a che suo padre non decide di farla sposare. Lei non ne vuole sapere e ordisce un piano: sposerà l’uomo che la batterà in una gara di corsa. Ovviamente nessuno ci riesce, se non con l’inganno.

La storia di Atalanta ci è familiare perché incarna il topos della donna che riveste ruoli maschili e si confronta con gli uomini sullo stesso piano (Mulan, Brunilde la Valchiria). Ma Atalanta è anche la donna ribelle, che non vuole sottomettersi (come Lilith, prima moglie di Adamo). E infine è la ragazza selvatica allattata dall’orsa, figura che abita il confine tra bambina e donna, tra palazzo e bosco, tra umano e animale.
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Un’antenata che incarna le inquietudini di oggi
Insomma, forse non abbiamo letto tanti retelling di Atalanta, ma lei vive in tutte le guerriere sue discendenti, da Xena a Ribelle della Disney, alle eroine fantasy dei romanzi di oggi. E vive anche in tutte le ragazze che rifiutano un destino già scritto, un ruolo che non scelgono. È quindi l’antenata di tantissime protagoniste di romanzi, anche in chiave moderna.
Ma qual è l’ansia all’origine della sua leggenda, che ha fatto raccontare tante storie simili alla sua?

Un dettaglio di “Canta il mio nome”, l’esordio di Teodora Manes, edito da Il castoro Off
Atalanta incarna due profonde e moderne inquietudini. La prima è quella, personale ma potentissima, del tempo in cui una bambina diventa ragazza, quando convivono la fame di crescere e il terrore di farlo. Atalanta è l’archetipo dell’adolescente che smania d’indipendenza, ha sete di avventura, è piena di desiderio per gli uomini (e le donne) che la fanno innamorare. Ma è anche la ragazzina che non vuole abbandonare il giardino dell’Eden dell’infanzia e ha nostalgia dei giochi, dei legami incantati tra bambine, quando tutto è magico e nulla è davvero per sempre.
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Nel mito c’è una profezia: se Atalanta si sposa, morirà. Contemporaneamente la dea Artemide le fa una proposta: corri per sempre con me nel mio corteo di vergini. Questa profezia e quest’offerta significano la stessa cosa: resta bambina, non diventare mai donna. Atalanta allora è anche la prima dei bimbi sperduti dell’Isola che non c’è, tentata da un diabolico Peter Pan, che l’uccide se cresce.
Essere donna nella società misogina della Grecia Antica
La seconda ansia incarnata dal mito di Atalanta non è personale, ma politica. Perché le bambine diventano donne in un mondo che non è stato pensato per loro. Atalanta allora è il simbolo di un tradimento: quello di una società che dice alle ragazze che possono essere libere, ma poi le umilia per come si vestono, le giudica per chi amano, le valuta (e le paga) meno dei colleghi uomini, le obbliga a compiti di cura, le relega in secondo piano (dietro un grande uomo…), quando non le molesta, le violenta o le uccide.
Atalanta è donna nella società misogina della Grecia Antica, ma la costrizione e la violenza che vive sono ancora qui con noi, e sono ancora qui con noi la sua rabbia, il suo rifiuto e la sua forza.
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E quindi, in un certo senso, la storia di Atalanta è un dono che ci arriva dalle nostre antenate. Ironicamente incarna l’esempio perfetto dell’Eroe greco, che si augura che le sue imprese siano cantate per l’eternità. Noi cantiamo ancora le imprese di Atalanta, perché ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di ricordarci che eravamo bambine e ora siamo donne, che abbiamo scelto di diventare grandi anche se ci volevano piccole, maneggevoli e ingenue, che possiamo amare chi vogliamo e combattere per noi stesse.
Che, in questa storia, siamo noi l’Eroe.
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Teodora Manes (instagram.com)
L’AUTRICE E IL ROMANZO – Teodora Manes è lo pseudonimo di un’autrice italiana (o “scrittrice immaginaria”, come lei stessa si definisce) appassionata di leggende, mitologia e storie di donne libere.
Canta il mio nome, con cui la scrittrice esordisce per il Castoro OFF, è un romanzo “di indipendenza e di rinascita”, è il retelling del celebre mito di Atalanta, la principessa di Tegea cresciuta dal padre Iaso come un uomo, tra corsa e caccia. Protetta dalla dea Artemide, che detesta gli uomini, a lei Atalanta ha giurato di non sposarsi mai; eppure, nell’epoca appena antecedente la guerra di Troia (in cui il romanzo è ambientato), il fato non lascia scampo a nessuno, nemmeno a chi ha giurato di vivere lontana dagli uomini.
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Insieme al suo seguito di fanciulle, Atalanta vive nel bosco del monte Partenio tra cacce, tornei, giochi e rituali, incurante di una profezia che le predice la morte, se si sposa. E, dopo che nella sua vita entra una figura inaspettata, la principessa si trova a dover scegliere tra Artemide, che pretende obbedienza, suo padre che le ordina di sposarsi e la volontà di tracciare da sé la propria strada.
Unendo romance e mitologia, Teodora Manes dà vita a un fantasy mitologico incentrato su personaggi fragili e al contempo eroici, raccontando una storia di indipendenza femminile nella cornice di un’intensa trama sentimentale.
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