A Montmartre, il quartiere degli artisti di Parigi, c’è un palazzo animato dalle storie e dalle routine scandite dei suoi inquilini. La portinaia conosce le vite di tutti loro: è proprio a lei che, quando una mattina una di queste abitudini viene stranamente scardinata, sorge il dubbio che quel silenzio nasconda qualcosa di inquietante… Emma Cortesi, al suo esordio narrativo, nel giallo “La portinaia del 17” accompagna tra le vie della capitale francese. E lo fa raccontando di un delitto che rievoca le atmosfere dei noir di Agatha Christie e di Andrea Camilleri…
Il quartiere più artistico di Parigi e un palazzo popolato da inquilini eterogenei, ognuno con le proprie abitudini e una propria verità.
Una portinaia che nota ogni minimo cambiamento, e accanto a lei, un commissario che porta con sé un po’ di Maigret e un po’ di Montalbano: sono loro i protagonisti del primo libro di Emma Cortesi, La portinaia del 17 – I segreti del Vieux Moulin, edito da Fazi.
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Cortesi, classe 2001, esordisce dunque con questo romanzo (il primo di una serie): un giallo che unisce la sua giovane età all’interesse per il fascino dell’indagine vecchio stile dei grandi classici.
Ad animare la storia è innanzitutto Berthe, portinaia attenta e meticolosa, che conosce ogni dettaglio della vita degli inquilini. E così, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, lei non ha dubbi: è successo qualcosa. Affiancata da Antoine, ex-commissario di polizia, si addentra in un’indagine privata, che ci accompagna alla scoperta di una Parigi misteriosa e affascinante.
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Emma Cortesi in occasione di un incontro per la stampa organizzato dalla casa editrice Fazi nella cornice del bar Egalité di Milano
Infermiera negli istituti penitenziari, con una passione per i gialli di Agatha Christie, Camilleri e Simenon
L’autrice, infermiera negli istituti penitenziari, vive a Parma e coniuga i turni di lavoro con quella che ha (ri)scoperto essere la sua passione più grande, la scrittura.
Cresciuta circondata dai romanzi di Agatha Christie, Andrea Camilleri e Georges Simenon, e dagli episodi di La signora in giallo, è a Parigi che ha deciso di ambientare il suo primo libro, e per farlo ha scelto il quartiere più eclettico della città, Montmartre: “È lì che si scopre veramente la vita parigina. È un quartiere che a livello di arte, di passioni e di segreti ha tantissimo da raccontare”, ha spiegato in occasione di un incontro per la stampa organizzato a Milano dalla casa editrice Fazi.
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Nonostante il condominio al 17 di Rue Des Saules esista davvero, Cortesi racconta di essersi ispirata a più edifici parigini che, nel corso delle sue numerose visite alla capitale, l’hanno colpita. Mentre i palazzi di quella via sono, nella realtà, di colori neutrali – facendo eccezione per la celebre Maison Rose, all’angolo con Rue de l’Abreuvoir, che porta un pizzico di rosa e di verde – nel suo immaginario, il quartiere era colorato e vivace; anche gli interni del palazzo, teatro delle vite di reali inquilini, sono quindi frutto della sua fantasia.
Ognuno dei personaggi che nel libro animano i vari appartamenti porta tra le pagine i propri tratti caratteriali, alcuni dei quali derivati proprio dall’esperienza dell’autrice: è così che il gatto (immaginario) di Guillame richiama la passione che lei nutre nei confronti degli animali; le conoscenze di sartoria di Camille si ispirano alla vita della nonna di Cortesi, mentre Luc, barman giovane, spensierato e disordinato, è tra tutti l’inquilino che più rispecchia il carattere della scrittrice.
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“Mi addormento ascoltando i podcast true crime”
A ispirare il linguaggio dell’autrice è stato anche il moderno storytelling della cronaca nera: “Io mi addormento ascoltando i podcast true crime. Nella stesura del libro, questo mi ha aiutato molto nel modo che hanno di descrivere i dettagli delle storie che raccontano, nell’attenzione che prestano ai particolari e nella capacità che hanno di far immedesimare chi ascolta. Ne ho tratto spunto soprattutto per le descrizioni dei personaggi, per delinearne alcuni che potessero sembrare reali: persone che davvero vivono a Montmartre, che aiutassero a immergersi davvero nei vicoli parigini più autentici”.
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