Dopo il grande successo di “Il canto dei cuori ribelli” (in classifica per molti mesi), la scrittrice indiana-americana Thrity Umrigar firma un nuovo romanzo dedicato ai legami familiari, ai segreti del passato e alla difficile strada del perdono… Su ilLibraio.it proponiamo un estratto da “Il linguaggio segreto delle carezze”

Dopo il grande successo di Il canto dei cuori ribelli, uscito nell’aprile 2024 e protagonista molto a lungo nelle classifiche di vendita, Thrity Umrigar torna in libreria con Il linguaggio segreto delle carezze (Libreria Pienogiorno, traduzione di Valentina Guani).

La scrittrice indiana-americana prosegue così il suo percorso narrativo, fatto di storie che esplorano i rapporti familiari, i conti mai chiusi con la propria storia e la possibilità di ritrovare un equilibrio anche dopo le fratture più dolorose.

Prima di scoprire il nuovo romanzo, vale la pena tornare al libro che ha fatto conoscere Umrigar a un pubblico sempre più ampio.

Il successo di Il canto dei cuori ribelli

Pubblicato in Italia da Pienogiorno (progetto fondato da Carlo Musso, con cui abbiamo parlato in occasione dei 5 anni dal lancio), Il canto dei cuori ribelli è ambientato in un’India sospesa tra modernità e antiche tradizioni. La protagonista, Smita, ha lasciato il Paese da adolescente dopo un evento traumatico e si è costruita una nuova vita negli Stati Uniti. Quando il giornale per cui lavora la invia a Mumbai per seguire un caso di cronaca, è costretta a confrontarsi non solo con il proprio passato, ma anche con una realtà in cui le convenzioni sociali e religiose continuano a segnare il destino delle persone, delle donne in particolare.

copertina di Il canto dei cuori ribelli

Il romanzo è stato tradotto da Sara Puggioni

Al centro della vicenda, infatti, c’è anche Meena, una giovane donna aggredita dai familiari per aver sposato un uomo di un’altra religione. Attraverso le loro storie, Umrigar riflette sul significato dell’onore, della libertà e dell’identità, intrecciando il racconto personale con quello di una società attraversata da profonde contraddizioni.

Chi è Thrity Umrigar

Giornalista, critica e scrittrice indiana-americana, Thrity Umrigar ha collaborato con testate come il Washington Post, il Boston Globe e l’Huffington Post, oltre ad aver insegnato inglese alla Case Western Reserve University di Cleveland.

Thrity Umrigar, foto di Laura Watilo Blake

Thrity Umrigar, foto di Laura Watilo Blake

Nei suoi romanzi esplora spesso i legami, i traumi che si trasmettono nel tempo e il modo in cui le radici familiari continuano a orientare la vita dei personaggi. Le sue storie mettono in dialogo India e Stati Uniti, mostrando come il tema dell’identità si intrecci con quello dell’appartenenza, della memoria e delle relazioni più intime.

Non dimentichiamo, infatti, che prima del grande successo, l’autrice era stata già pubblicata in Italia: da Tropea nel 2004, con Bombay Time (poi ripubblicato da Il Saggiatore) e da Neri Pozza nel 2010, con Il prezzo del paradiso.

La trama di Il linguaggio segreto delle carezze

Al centro del nuovo libro di Thrity Umrigar c’è Remy, un uomo cresciuto in India e trasferitosi negli Stati Uniti, che ha cercato di mettere quanta più distanza possibile tra sé e la famiglia d’origine, soprattutto da Shirin, una madre distante e imprevedibile, agli antipodi del padre affettuoso – “il suo eroe” – che è stato l’unico punto di riferimento.

Quando però Remy torna a Bombay, per adottare un bambino, trova la madre ricoverata in ospedale, silenziosa e fragile. Nonostante il rancore e la tristezza accumulate negli anni, decide di prendersi cura di lei. Ma una vecchia fotografia ritrovata nel suo appartamento rimette in discussione tutto ciò che credeva di sapere: su Shirin, sulla propria storia e sulla sua famiglia. Proprio mentre si prepara a diventare padre, è costretto a confrontarsi, ancora una volta, con ciò che significa essere figlio

Dalla tenerezza delle carezze materne al senso di colpa dovuto alla lontananza: Umrigar sceglie la storia di Remy e della sua famiglia per riflettere sulla complessità dei rapporti e sull’importanza del perdono.

copertina di Il linguaggio segreto delle carezze

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

«Torno subito», disse Remy a Shirin.

Andò in camera e, mentre apriva l’armadio, si ricordò che da piccolo non aveva neppure il permesso di toccare l’Avesta, il libro sacro dello zoroastrismo, che lei teneva fuori dalla sua portata. Una volta lo aveva sorpreso in piedi su uno sgabello che cercava di prenderlo dallo scaffale più alto. Si era irrigidito nel sentirla entrare e si era preparato a ricevere come mini­mo uno sculaccione; invece, lei lo aveva semplicemente sollevato di peso e rimesso a terra ammonendolo con un dito. L’umiliazione di essere stato colto in flagrante gli aveva fatto passare per sempre la voglia di frugare dove non doveva, e non ci aveva provato mai più.

Adesso non aveva difficoltà ad arrivare all’ultimo scaf­fale. A tastoni individuò un oggetto di vetro: una boccetta di profumo di Eau de Cologne Tata mai aperta. Da giallo dorato il liquido era diventato color rame. Da quanti anni la teneva lì senza usarla? Posò la boccetta sul comodino e cercò con la mano il libro.

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Lo trovò subito e, mentre lo tirava fuori, dalle pagine cadde un foglietto. Si chinò a raccoglierlo. Era una foto formato passaporto. Nella stanza c’era poca luce e per guardarla meglio accese il lampadario.

Remy batté le palpebre, confuso. Scosse il libro sperando che dalle pagine ingiallite uscisse una spiegazione. Qualcosa che scacciasse la sensazione di freddo che lo attanagliava. Ma non cadde nient’altro.

Tornò lentamente sul balcone. Adesso la luna era più alta e un fascio di luce illuminava Shirin, che la guar­dava con le mani in grembo, come un imputato durante un interrogatorio. In lontananza si sentivano le onde infrangersi sugli scogli. La vista di lei sola sul balcone, così immobile e silenziosa, lo lasciò interdetto. Un timore inspiegabile, un profondo senso di disagio, si impadronì di lui.

Non drammatizzare, si disse. Ci sarà una spiegazione. Ma quando si sedette di nuovo di fronte a lei aveva il batticuore e per un attimo temette di vomitare. Si sfregò le mani, poi le mostrò la foto. «Mamma?», disse cercando di mantenere un tono normale. «Chi è questo?»

Lei la guardò e subito distolse gli occhi, tornan­do a osservare il cielo con aria impassibile.

Remy aspettò un po’ e, quando fu chiaro che non inten­deva rispondergli, ebbe un moto di risentimento che virò in rabbia. «Ti ho chiesto: chi è?», ripeté, teso.

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Shirin si voltò lentamente e lo fissò. Alla luce della luna, notò una profondità nuova nel suo sguardo. La donna aprì la bocca e la richiuse un paio di volte senza dire nulla. Poi si schiarì la voce e disse: «Lascia perdere, figlio. Non saresti dovuto venire».

Remy fu assalito da un terrore improvviso, indefinibile, come se qualcuno lo avesse afferrato con due mani per spingerlo sott’acqua in un mare torbido. «Cosa stai dicendo? Non sarei dovuto venire dove? A trovarti?»

Shirin annuì.

Lui si lasciò scivolare dalla sedia e si inginocchiò. «Ti prego, mamma, rispondi», disse con le guance rigate di lacrime. «Guarda questa foto. Guarda, per favore». Con le mani che tremavano gliela avvicinò, ma il viso di sua madre rimase una maschera impenetrabile.

Alla fine, dopo un tempo lunghissimo, gli accarezzò la testa. «Remy mio», disse. «Hai sempre avuto dei capelli così morbidi…»

Con gli occhi chiusi, lui non osava muoversi. Ripensò a quelle stesse mani che gli sfioravano i capelli quando era malato o si faceva male giocando. Mani forti, materne, che emergevano soltanto quando era vulnerabile. A parte quei momenti, invece, si ritiravano, salvo ricomparire per dargli dei pizzicotti di nascosto o minacciarlo agitando un dito.

«Figlio mio», riprese Shirin con la voce roca, «avrei voluto non dirtelo mai. Ma stai per diventare padre anche tu, e forse è giusto che tu sappia la verità sulla tua famiglia».

(continua in libreria…)

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Fotografia header: Thrity Umrigar, foto di Laura Watilo Blake

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