“Un giorno mi sono trovata in viaggio – letteralmente, un viaggio di sola andata, con uguale voglia di continuare a vagare per sempre e tornare indietro, tornare a Itaca…”: la riflessione di Raffaella Silvestri, in libreria con “La persona peggiore”. Dalla necessità della protagonista di fermare il tempo nasce il desiderio di fuga, e con lui l’acquisto di un biglietto di sola andata per Bali, dove si circonderà di figure eclettiche, tra “semi-divinità” e uomini che avranno su di lei l’effetto delle Sirene su Ulisse…

E se fosse Ulisse ad aspettare a Itaca? 

Detesto quell’ipocrita di Ulisse, con le sue scuse, quell’apparenza di integrità e la finta voglia di tornare a casa – almeno lo detestavo, fino a che Ulisse sono diventata io.

Un giorno mi sono trovata in viaggio – letteralmente, un viaggio di sola andata, con uguale voglia di continuare a vagare per sempre e tornare indietro, tornare a Itaca.

Un’amica mi ha detto che La persona peggiore è il viaggio di Penelope mentre Ulisse, per una volta, aspetta. E un amico libraio ha subito chiosato: la tua è la Penelopea. Il mio personaggio, che si chiama Raffaella, viaggia perché arriva a un punto della sua vita in cui non può fare altro che “mollare tutto”.

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L’istinto della fuga

Un istinto che hanno in molti, quello della fuga. Sia io che lei abbiamo anche una certa pratica – fuggiamo tutti da cose diverse, ma tutti conosciamo quell’irrequietezza. Cosa succede quando la assecondiamo? Quando nessuno ci trattiene? Lavori, situazioni, relazioni, non proprio lasciare ma fuggire, cioè mettere in pausa – in fondo, come fa Ulisse. Anzi, fuggire è proprio un modo per non lasciare mai, per cercare di congelare il tempo mentre si prova a capire qualcosa.

Il desiderio per sua natura non è soddisfatto, e quindi è doloroso

Non è un capriccio, ma è un non saper stare né in un luogo né davvero in viaggio. Infatti Ulisse continuamente vuole tornare – una parte di lui almeno. Nel film di Nolan, dice ai suoi “un’altra fermata o due non ci uccideranno” – le ultime parole famose. Fare un’altra fermata è da un lato assecondare l’istinto di vedere cosa c’è su quell’altra isola, quell’altro scoglio, la “sete di conoscenza” dell’eroe occidentale, di cui abbiamo imparato alle scuole medie. Ma è anche l’incapacità di stare in un posto, di godersi qualcosa senza sensi di colpa o desiderare qualcos’altro. Ecco, la persona peggiore, come Ulisse, vive nel desiderio. E il desiderio per sua natura non è soddisfatto, e quindi è doloroso. Desiderare è un tipo specifico di sofferenza. Per alcuni il desiderio è meglio del piacere che (forse) anticipa, per Ulisse sicuramente, e forse anche per me.

Nel mio viaggio, ho incontrato anch’io le mie semi-divinità. C’è stato Shiva, che in realtà è un uomo di circa cinquant’anni che si fa chiamare, appunto, Shiva. Organizza sex parties a Bali, con varie regole di ingaggio e più o meno spinte. C’è stata poi Amrita, che trasforma le donne in sacred goddess, almeno per qualche ora – proprio come Circe, poi le riconverte in semplici esseri umani dopo un corso che le fa sentire in contatto col divino femminile.

La Persona peggiore, tenuta a terra dal suo stesso sguardo

La mia divinità preferita è Irina, misteriosa amica russa, che potrebbe fare qualsiasi cosa, dalla escort alla spia – ma forse è tutta una fantasia di Raffaella, una proiezione per non accettare che Irina è davvero una donna libera, non come lei, la Persona peggiore, tenuta a terra dal suo stesso sguardo, che sarà anche intelligente ma è una distanza tra lei e il mondo.

Ci sono anche le Sirene – questi uomini bellissimi che non fanno altro che surf, e yoga, con i capelli lunghi e la pelle dorata. Californiani, argentini, pseudo-illuminati, pseudo guru, nomadi digitali. Sono sirene perché vendono un concetto di libertà che in realtà nessuno di loro pratica, la loro libertà è sempre alle spese degli altri: dei clienti che ingannano, o a cui in buona fede vendono insegnamenti annacquati, delle donne che seducono senza lealtà, del territorio che colonizzano. Un nuovo tipo di colonizzazione, il turismo spirituale, ma pur sempre un viaggio predatorio.

Se Raffaella è la peggiore, è perché non si capisce bene, non è sincera con se stessa: come Ulisse, dice di volere una cosa ma ne insegue un’altra; vuole l’amore degli altri, ma un po’ li giudica. È sprovveduta e disincantata allo stesso tempo – come Ulisse, sbaglia perché gli altri possano stare a casa e sapere che, alla fine, non si perdono nulla.

Le persone migliori non hanno bisogno di questa ricerca, per fortuna ci sono gli altri, per fortuna per me c’è stata lei – la peggiore.

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Copertina di La persona peggiore di Raffaella Silvestri

L’AUTRICE E IL LIBRO –  Raffaella Silvestri è nata a Milano, ha studiato lettere e filosofia di genere. Ha esordito nel 2014 con il romanzo La distanza da Helsinki (Bompiani) e nel 2016 ha pubblicato con Garzanti La fragilità delle certezze. Oggi vive a Roma. Scrive di attualità, relazioni, questioni di genere, libri e cinema, collaborando con vari quotidiani e riviste fra cui Il Foglio, Review, e Domani, e ha una newsletter, Velluto.

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La protagonista del suo nuovo romanzo, La persona peggiore (Mondadori), ha appena sposato l’uomo dei suoi sogni, che rincorre da tempo. Eppure, si sente in trappola: decide così di fare un viaggio senza data di ritorno, a… Bali. Sull’isola indonesiana incontra persone alla ricerca di sé stesse, nomadi contemporanei che per ritrovarsi praticano lo yoga e il tantra. Persone che, come lei, sono scappate da qualcosa. In un racconto in cui “Penelope viaggia e Ulisse aspetta”, Raffaella trova il coraggio di lasciare per 6 mesi un uomo che ha abbandonato la Finlandia per raggiungerla a Roma, per andare a vivere un’avventura alla ricerca di una qualche forma di libertà, raccontata con pungente ironia.

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Fotografia header: Raffaella Silvestri, foto di Francesca Cari

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