Una saga familiare che attraversa mezzo secolo di storia italiana, dagli anni ’30 agli anni ’70: Nicola Lagioia torna in libreria con “Santa Barbara”, romanzo che lo riporta nella sua Puglia. Attorno ai protagonisti del libro prende forma un’Italia che cambia pelle, mentre la civiltà contadina cede il passo al benessere economico e a nuove gerarchie sociali. In questo scenario, Santa Barbara è una presenza tutt’altro che rassicurante. Il suo culto appartiene a una cultura popolare in cui la religione cristiana conserva tracce di credenze ancestrali e dove il soprannaturale si insinua nella quotidianità con la naturalezza di un fatto accertato. E mentre la voce narrante attraversa liberamente le epoche (e il mutamento dei punti di osservazione arriva a scombinare la normale successione del tempo), la lingua dell’autore di “La ferocia” e “La città dei vivi” cambia passo rispetto alle opere precedenti…

A sei anni da La città dei vivi, il libro dedicato all’omicidio di Luca Varani che ha da poco ispirato un film, Nicola Lagioia torna in libreria con Santa Barbara (Einaudi), un romanzo di ampio respiro che riporta lo scrittore nella sua Puglia, già teatro di Riportando tutto a casa e La ferocia, con cui vinse il Premio Strega nel 2015.

Questa volta Lagioia si misura con una saga familiare che attraversa mezzo secolo di storia italiana, dagli anni ’30 agli anni ’70, recuperando le storie di un mondo che conosce fin dall’infanzia.

Copertina di Santa Barbara, libri da leggere autunno 2026

Una Puglia dove tutto è possibile

Siamo a Capurso, paese alle porte di Bari, che Lagioia reinventa sulla pagina, lasciando convivere la realtà storica con il patrimonio fantastico della tradizione orale del Mezzogiorno. A governare l’immaginario degli abitanti è il culto di Santa Barbara, martire cristiana che, secondo la leggenda locale, sarebbe capace di esaudire anche i desideri più terribili. Una devozione popolare dietro cui si nasconde la speranza di poter forzare un destino che sembra già segnato dalla miseria.

Copertina del libro La città dei vivi di Nicola Lagioia

Una famiglia, molte ambizioni

Alla fine degli anni ’30 incontriamo Nunzia Battista, una ragazza di sedici anni che sogna di affrancarsi dalla povertà e che, rimasta incinta del giovane pastore Nicola Epifania, finisce per sposarlo. Durante una passeggiata sulle gravine Nunzia ha una visione in cui le appare un prezioso collier di diamanti, destinato a diventare l’immagine di quella ricchezza che sembra preclusa alla sua esistenza.

Da questo matrimonio nasce Domenico, che eredita dalla madre la fame di riscatto sociale e che, nell’Italia del dopoguerra, riuscirà a costruire una fortuna imprenditoriale grazie al sapere delle ricamatrici locali. Attraverso il suo matrimonio con Anna Levante, figlia di un coltivatore diretto di Capurso, la storia degli Epifania si intreccia con quella di un’altra famiglia e il racconto acquista un respiro corale.

Nicola Lagioia, PremioStrega

Il prezzo del riscatto

Attorno ai protagonisti prende forma un’Italia che cambia pelle, mentre la civiltà contadina cede il passo al benessere economico e a nuove gerarchie sociali. La parabola di Domenico racconta così una fame di emancipazione maturata attraverso generazioni di privazioni, che finisce per trasformarsi in ossessione per il successo materiale.

La ricchezza conquistata modifica gli equilibri familiari e riporta in superficie forme di sopraffazione che sembravano appartenere al mondo dal quale i protagonisti avevano cercato di fuggire. Il passato, insomma, presenta il conto anche a chi pensava di esserselo lasciato alle spalle.

Santa Barbara e il richiamo dell’invisibile

In questo scenario, Santa Barbara è una presenza tutt’altro che rassicurante. Il suo culto appartiene a una cultura popolare in cui la religione cristiana conserva tracce di credenze ancestrali e dove il soprannaturale si insinua nella quotidianità con la naturalezza di un fatto accertato.

Lagioia recupera questo patrimonio attingendo anche ai racconti ascoltati durante l’infanzia, quando trascorreva i fine settimana nella casa dei nonni a Capurso. Da quelle storie tramandate a voce riaffiora un mondo nel quale il confine fra vivi e morti era assai più permeabile di quanto la modernità sia disposta ad ammettere.

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Il tempo fuori asse

Questa familiarità con l’invisibile si riflette anche nella costruzione del romanzo, dove la voce narrante attraversa liberamente le epoche e, pur mantenendo uno sguardo prevalentemente onnisciente, lascia affiorare in alcuni passaggi la prima persona.

Il mutamento dei punti di osservazione arriva a scombinare la normale successione del tempo, fino a suggerire che il passato possa essere raccontato anche da chi deve ancora nascere. Persino i sogni prendono parte all’intreccio, contribuendo a quella dimensione onirica che attraversa il libro e rende incerta la consistenza stessa dei ricordi.

Una scrittura che cambia passo

Anche la lingua di Lagioia cambia passo rispetto alle opere precedenti. La scrittura si fa più asciutta e diretta, segue da vicino i personaggi e lascia che siano soprattutto le scene a parlare, con un ritmo che ha qualcosa del cinema.

Il racconto procede per salti temporali, attraversando interi decenni con una disinvoltura che rende le oltre seicento pagine sorprendentemente rapide. Intanto la grande Storia entra nelle case degli abitanti di Capurso, modificando il corso delle loro esistenze, con un’attenzione alle vicende degli ultimi che può ricordare la lezione di Elsa Morante.

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Le eredità che ci portiamo dietro

Con Santa Barbara Lagioia torna dunque a scandagliare la famiglia, già al centro della Ferocia, questa volta seguendone le vicende attraverso la trasformazione di un intero Paese. La storia degli Epifania e dei Levante diventa così anche il racconto di ciò che una generazione lascia in eredità alla successiva, compresi i guasti di un passato che continua a condizionare il presente.

E se gli adulti sembrano destinati a perpetuare le proprie colpe, è all’infanzia che Lagioia affida una possibilità di cambiamento. Perché chi nasce si ritrova dentro una storia già cominciata, e forse proprio da lì può provare a cambiarne il corso.

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Fotografia header: Nicola Lagioia (foto GettyEditorial)

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