La collana “Romanzi” di Tunué si apre alla letteratura internazionale con “Biliardo sott’acqua” di Carol Bensimon, un libro corale costruito intorno alla morte di Antônia, personaggio continuamente evocato come un "piccolo miracolo" nel grigio squallore della mediocrità provinciale e della sua famiglia. La sua vita, apparentemente limpida, è in realtà avvolta dal mistero: con chi era la sera dell’incidente? E dove? E perché lanciarsi in corsa con l’auto nella discesa più pericolosa della città, forse addirittura ubriaca? I personaggi si trascinano dietro i segreti del loro passato e del loro presente in una desolazione, condensata nell’immagine finale, da cui sembra impossibile ripartire... - L'approfondimento

Una cittadina di provincia, un bar sul lago, una discesa troppo ripida e la morte misteriosa di una ragazza fuori dall’ordinario: questi gli ingredienti di Biliardo sott’acqua (Tunué, traduzione di Daniele Petruccioli), primo romanzo pubblicato in Italia dell’autrice brasiliana Carol Bensimon, che inaugura l’apertura alla letteratura straniera della collana Romanzi di Tunué (in cui alla direzione di Vanni Santoni si affianca quella di Giuseppe Girimonti Greco).

Un esordio in grande stile, con la scelta di un’autrice emergente vincitrice del premio nazionale Jabuti, la cui narrativa si presenta in armonia con le linee tracciate dagli autori italiani pubblicati dalla casa editrice di Latina.

Biliardo sott’acqua Carol Bensimon Traduzione di Daniele Petruccioli

Biliardo sott’acqua è un romanzo corale costruito intorno alla morte di Antônia, personaggio continuamente evocato come un “piccolo miracolo” nel grigio squallore della mediocrità provinciale e della sua famiglia. “[…] il tipo di bambina da pubblicità dei cereali”: così la ricorda Il Polacco, gestore del bar sul lago in cui si incrociano i destini dei protagonisti: al dolore per la scomparsa si uniscono gli inquietanti segnali del passato da cui è fuggito che riaffiora, i flashback di un amore ancora vivo nella sua memoria ma abbandonato con sofferenza per cause di forza maggiore (“Non avevamo il tempo né il denaro per preoccuparci dei ricordi […] Il passato è per chi se lo può permettere“).

Bernardo, compagno di università innamorato di lei e imprigionato nelle briglie di quei rapporti viscerali in cui si accetta l’amicizia per non aver avuto il coraggio di chiedere amore, si trascina tra birre e quesiti senza risposta; nel vuoto lasciato dalla perdita si consuma poi Camilo, fratello maggiore dalla vita sregolata e senza obiettivi, che sembrava aver trovato il suo senso solo nell’accudire quella sorella speciale sopperendo alle mancanze di un padre fedifrago e dalle occupazioni ambigue e di una madre vittima passiva della sua condizione.

Tutti e tre fanno i conti con l’elaborazione del lutto e il complesso processo di accettazione dell’inevitabile: Bernardo si improvvisa detective per trovare una ragione alla folle corse di un’amica apparentemente incapace di gesti sconsiderati; la stessa ragione che Camilo cerca nella meccanica dell’auto o nelle frequentazioni nascoste della sorella; il Polacco si sente complice di quei piccoli segreti da bar che forse, se svelati, avrebbero potuto evitare l’incidente. A legarli, un comune rimprovero: quello di non essere stati con Antônia quella sera. A queste voci narranti principali si intersecano quelle, sporadiche, dell’amica giornalista Helena, dell’addetto stampa Gustavo e del piccolo Lucas: i primi, per motivi diversi, a dover fare i conti con gli eventi di quella notte che ha cambiato tutto.

La morte di Antônia, così perfetta da sembrare immortale, apre il vaso di Pandora; la sua vita, apparentemente limpida, è in realtà avvolta dal mistero: con chi era la sera dell’incidente? E dove? Il Cubo che posto è? E perché lanciarsi in corsa con l’auto nella discesa più pericolosa della città, forse addirittura ubriaca? 

Ogni tassello di questa narrazione a puzzle è attraversato da interrogativi che, uniti insieme, ne costruiscono uno solo: Perché?

“Il mondo ci mette un po’ a crollare […] ma la verità è che le cose cambiano tutte insieme non per un incidente, ma perché un pezzo non si regge senza gli altri”. 

Proprio come la palla bianca (tecnicamente, biglia battente) del gioco che dà il titolo al romanzo, nella morte come in vita Antônia aziona un complesso gioco in cui personaggi diversi tra loro e uniti solo dall’amore per lei finiscono per cozzare violentemente gli uni contro gli altri, generando nell’urto traiettorie impazzite e senza meta. Non una palla che va in buca, solo un rimbalzare frustrato e insensato che traduce l’inevitabilità del dolore, la consapevolezza che non tutto è come sembra.

Le vite di Bernardo, Camilo e del Polacco rimangono così, sospese, mozzate, proprio come l’auto di Antônia: i misteri del loro passato e del loro presente permangono trascinandosi dietro il peso delle macerie; in una desolazione, condensata nell’immagine finale, da cui sembra impossibile ripartire. “Saper finire per ricominciare“.

Con una scrittura forte e a tratti complessa, gonfia di immagini evocative e toccanti, Bensimon offre ai lettori un tuffo nella vita, nella morte, nelle relazioni umane e nelle trame del destino che è un pugno nello stomaco di rara intensità. 

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