"Free Minds", il club di lettura e scrittura che dà una seconda occasione ai prigionieri: l'iniziativa di Libert e Taylor porta detenuti e scrittura nelle scuole e "allontana" il carcere - La storia

Il reinserimento dei detenuti nella società è sempre una questione spinosa e delicata: bisogna soppesare molti fattori e non è mai facile prendere una posizione definitiva e che possa accontentare e soddisfare tutti.
Il Washington Post racconta una particolare iniziativa no profit realizzata, ormai da 13 anni, dai giornalisti Tara Libert e Kelli Taylor, il club di lettura e scrittura Free Minds: nato dopo che la Taylor strinse un rapporto epistolare con un detenuto condannato a morte e amante dei libri, il club ha avuto 940 membri di cui 230 rilasciati e 114 negli ultimi due anni.
Il club del libro e della scrittura consente ai giovani detenuti del carcere di Washington DC di confrontarsi con la lettura e la personale produzione scritta: una forma di auto-terapia, un modo per preservare l’innocenza della giovane età in cui sono diventati legalmente colpevoli.

Free minds aiuta questi ragazzi a non tornare sulla cattiva strada: i giovani criminali hanno il 34% di possibilità in più di ritornare in prigione rispetto agli altri ex prigionieri; gli ex allievi del club lavorano per ottenere specifici obiettivi che possano garantire loro una nuova vita lontano dal carcere.
Un lavoro, una casa, una macchina, ma anche la solidarietà: conducono laboratori di scrittura nelle scuole, mettono a nudo le loro vite, leggono i loro testi, narrano le loro storie; “la scrittura ha creato una passione in me; ho cominciato a leggere libri, ho scritto poesie, la vita non è un gioco, nessuno là fuori sta giocando”, racconta Robert Barksdale, ex detenuto 25enne  arrestato a 16 anni, a una classe di studenti.
Un’iniziativa sicuramente d’aiuto per gli ex detenuti che si trovano a dover ricominciare la vita da capo e a cui viene data la possibilità di cancellare il passato e di riscrivere il proprio futuro.

LEGGI ANCHE:

Uno scrittore nelle carcere: il reportage emotivo dello scrittore Carlo A. Martigli

Commenti