È online il nuovo illibraio.it. Il presidente e Ad GeMS Stefano Mauri spiega in 8 punti perché la rivoluzione in atto nel mondo del libro non lo spaventa...​

1)  “GLI EDITORI AVREBBERO SEMPRE VOLUTO INTERNET”

Perché il gruppo GeMS ha deciso di ripensare e rilanciare il sito del Libraio?
“La verità è che gli editori avrebbero sempre voluto avere internet. Dopo aver scelto un libro, aver investito risorse, lavoro e passione, gli editori con i costosi mezzi tradizionali hanno sempre avuto difficoltà a informare il pubblico adeguatamente del perché ogni libro, a suo modo, era necessario, e delle caratteristiche, profonde o meno, che ne consigliavano la lettura. Poi ecco che nasce un mezzo di comunicazione che non prevede limiti di spazio, che non ti tassa per ogni parola in più che vuoi dire. E dopo arriva anche l’e-book. Che del libro ha il succo, ma gli manca forse il carisma che un oggetto identico da 500 anni porta con sé, però è sempre pronto a essere scaricato e letto, nel giro di pochi secondi. Il nostro gruppo ogni settimana pubblica 30 novità. Libri sui quali editori, direttori editoriali, editor e redazioni hanno lavorato, sofferto e gioito. Oggi perlomeno esiste una bottiglia in cui infilare il proprio messaggio sperando che i lettori lo raccolgano. E c’è un modo per far sì che chiunque possa avvicinarsi a questo libro. Non tutti i libri hanno la fortuna di diventare dei bestseller, ma attraverso internet, le notizie che noi diamo, i motori di ricerca e i negozi online i lettori possono imbattersi nelle informazioni necessarie a far scoprire loro i libri che cercavano. E’ naturale, dunque, investire perché queste bottiglie viaggino il più possibile e incontrino coloro che le desiderano a loro insaputa”.

 

2) “E’ INDISPENSABILE PARLARE DEI LIBRI DEGLI ALTRI EDITORI”

E perché il nuovo sito darà spazio non solo ai libri dei marchi GeMS, ma anche a quelli degli altri editori?
“Ogni anno, in cerca di nuovi autori, valutiamo più di 30mila libri da tutto il mondo, e alla fine decidiamo di acquistare circa duecento libri di autori esordienti per l’Italia. Non tutti i libri che avremmo voluto pubblicare sono toccati in sorte a noi, una trentina si perdono per strada. Alcuni ci sono sfuggiti perché altri editori in quell’occasione hanno offerto di più; altri perché quell’autore è da tempo accasato con un’altra casa editrice; altri ancora, magari, sono esordi di chi si è rivolto a un altro editore e non è spettata a noi la fortuna di scoprirli. Nessun editore di varia è mai stato così pazzo da dire: solo i miei libri sono belli. Noi editori ci appassioniamo anche dei libri altrui. E i libri parlano di libri. Sono fatti di altri libri letti da chi li ha scritti. In qualche modo è indispensabile parlare dei libri degli altri anche solo nell’esprimere le proprie linee. E nessun lettore legge solo i libri di una casa editrice precisa. Il nuovo sito vuole rivolgersi ai lettori e parte dal loro desiderio, a volte ancora non consapevole, e cerca di tracciare, libro dopo libro, la strada da lì alle nostre scoperte e passioni editoriali”.

 

3)  “NEI PROSSIMI DUE ANNI, POTENZIALMENTE, IL DIGITALE PUO’ RAGGIUNGERE IL 15% DEL MERCATO”

GeMS negli ultimi anni ha investito molto nel digitale: ma quali sono i risultati concreti in termine di fatturato?
“Daremo informazioni precise quando lo faranno gli altri operatori dell’ambito digitale, che non sembrano averne molta intenzione. In questo modo possono dire quel che vogliono senza tema di smentite, perché non ci sono dati di confronto. Da nostre stime crediamo di essere molto avanti nel mercato digitale rispetto ad altri editori; spesso i nostri libri sono nelle classifiche dei principali negozi online, ma l’opacità delle multinazionali ci impedisce di avere un quadro di riferimento. E’ paradossale, ma so quante copie di un dato libro ha venduto ieri la libreria di un piccolo paesello italiano, ma non so quante ne ha vendute un grande ipermercato o una multinazionale supertecnologica, perché non trasmettono alle società demoscopiche queste informazioni. La comunità del libro, fatta di autori, editori, agenti letterari, librai e lettori è una comunità aperta, positiva, portata allo scambio, perché dallo scambio del sapere nasce la cultura stessa. Le multinazionali che vendono di tutto e per le quali il libro è solo un di cui, hanno una strategia rivolta al profitto, al dominio, tendente al monopolio di un mondo con regole da esse disegnato, e quindi prediligono non scambiare i dati di mercato, che avrebbero il merito di aiutare tutti a essere più efficienti. Oggi possiamo stimare che il digitale sia un canale che potenzialmente può raggiungere il 15% del mercato nei prossimi due anni ma, soprattutto, può estendere la fruibilità del libro rispetto a lettori che hanno esigenze di risparmio, di portarsi dietro tanti libri, di acquistarli ovunque siano e in qualsiasi momento. Oggi la fruizione dei prodotti culturali è molto cambiata. La carta stampata non è più il solo mezzo di studio e intrattenimento in treno o in aereo. Però, in compenso, posso andare avanti a leggere il mio libro in qualsiasi situazione di attesa imprevista. Posso leggerlo sul tapis roulant in palestra o mentre sono in coda da qualche parte. Posso comprarlo proprio mentre sto affrontando un tema che quel libro mi può chiarire. Mentre sono affascinato dal suo autore a un festival letterario”.

 

4) “IVA & E-BOOK, L’ITALIA SEGUA L’ESEMPIO DELLA FRANCIA”

L’obiettivo della campagna Aie #unlibroèunlibro è ottenere, a livello europeo, l’equiparazione dell’Iva sugli e-book a quella dei libri cartacei. Perché questa battaglia va sostenuta?
“Per le stesse ragioni civili, democratiche ed evolutive per le quali i libri in gran parte del mondo occidentale hanno un’Iva agevolata o addirittura pari a zero, lo stesso dovrebbe accadere per gli e-book, che invece scontano un’aliquota sei volte maggiore. L’Unione Europea, prima che fossero inventati gli e-book, ha stabilito che i prodotti digitali sono in realtà servizi e come tali devono avere in ogni Paese l’aliquota Iva massima. Ma ancora non si è messa d’accordo per esentare l’e-book da questa norma. Il ministro dei Beni Culturali Franceschini, nel semestre di presidenza europea dell’Italia, ha fatto notare questa distorsione in più occasioni. La Francia e il Lussemburgo sono andate in infrazione della regola europea rischiando sanzioni pur di rimediare a questa ingiustizia. Editori e lettori devono sperare che anche l’Italia segua questo esempio, per non gravare sulle tasche dei lettori in un momento di crisi”.

 

5) “LA CAUSA DEL CALO DELLA VENDITA DEI LIBRI NON E’ LA RIVOLUZIONE DIGITALE”

E’ ormai da qualche anno che si dibatte sull’impatto della cosiddetta rivoluzione digitale nell’industria del libro: stando agli ultimi dati, il mercato Usa va stabilizzandosi e sembra aver trovato un nuovo equilibrio…
“Leggendo i giornali si ha davvero l’impressione che la crisi dell’editoria libraria dipenda dalla rivoluzione digitale. Per due ragioni: innanzitutto perché da questa dipende, in gran parte, la crisi dell’informazione periodica e quotidiana, in quanto internet da una parte soddisfa più celermente il bisogno d’informazione  e dall’altra porta via gli investimenti pubblicitari sui quali contano queste testate. Ma l’economia del libro non si basa sulla pubblicità e quasi tutto quel che si perde per la rivoluzione digitale lo si recupera dalle vendite di e-book.  L’altra ragione è che tutto ciò che è nuovo fa più notizia di ciò che è vecchio come il mondo, cioè la crisi dei consumi. Ma è a quest’ultima che va additato, per la gran parte, il calo nelle vendite di libri degli ultimi tre anni. Le vendite dei libri di carta non calano nei Paesi nei quali non cala il Pil, come gli Usa o la Germania e crescono nei Paesi, come la Cina, il Brasile, l’Austria, nei quali il Pil cresce. In compenso, in quasi tutti i mercati l’e-book è ancora in crescita mentre negli Usa, considerato il Paese di punta, sembrano essersi fermati a un quarto del mercato. Da noi equivarrebbe al 15%, perché scontiamo una certa arretratezza nella banda larga, nell’uso dei mezzi digitali, e nell’uso delle carte di credito. Anche se i nuovi smartphone con schermi più ampi cominciano a essere adatti alla lettura di e-book e possono costituire un buon canale di accesso al libro in un Paese che, anche se usa poco i computer, usa molto la telefonia mobile”.

 

6) “ANCHE CON AMAZON GLI AUTORI NON POSSONO FARE A MENO DEGLI EDITORI”

Mentre continuano le polemiche tra Amazon e gli editori tradizionali, prosegue l’ascesa del self-publishing. Gli editori servono ancora?
“Il guadagno medio calcolato dei self-published negli Usa è pari a 500 dollari a libro. E non ci sono quegli anticipi che gli editori elargiscono agli autori dando loro modo di completare il progetto. Jeff Bezos ha speso milioni di dollari per mettere in piedi un’attività editoriale e portare via i bestseller agli editori americani, ma non ha concluso nulla, anzi ha trasformato in flop qualche autore ‘strappato’ con una maxi-offerta agli editori che lo avevano portato al successo. Dopo quattro anni ha gettato la spugna, e il grande agente che aveva reclutato a tale scopo è tornato a casa.  La verità è che Amazon non vuole fare l’editore perché pensa che gli autori facciano i libri da soli; o, meglio, vuole affidarsi ad autori autodidatti che non necessitano del lavoro delle redazioni, e vuole lasciar perdere il resto. Sbaglia però quando mette sullo stesso piano questi autori non selezionati e non assistiti con gli autori scelti e assistiti dalle case editrici, come sbaglierebbe chiunque confondesse, in qualsiasi ambito, dilettanti e professionisti. Invece, le case editrici, che nei libri investono e rischiano, impiegando le proprie professionalità, pur pubblicando molti meno titoli rispetto ad Amazon occupano le vette della classifica, anche su Amazon… Chiudo con un esempio spesso citato a sproposito come campione del self-publishing: Cinquanta sfumature di grigio non era un titolo auto-pubblicato, ma era stato scelto da un editore australiano ed è stato portato al successo globale dal più grande editore americano…”.

 

7) “I GRANDI AUTORI CONTRO BEZOS? E’ UN PASSAGGIO IMPORTANTE E INEDITO”

Prima negli Usa e poi in Europa centinaia di scrittori, tra cui diversi big, hanno preso posizione contro il metodo-Amazon e i “boicottaggi” del colosso dell’e-commerce (vedi le polemiche con Hachette e Bonnier): cosa rappresenta la “discesa in campo” degli autori?
“E’ un passaggio molto importante e inedito. Da anni diversi neofiti dell’editoria sul web proclamano l’inutilità degli editori, il loro essere quasi dei parassiti a spese degli autori; dal canto loro, i siti di pirateria sbandierano false ideologie secondo cui i diritti d’autore servono solo agli editori, e così via… Per anni, gli editori si sono presi pesci in faccia facendo da scudo umano ai loro autori. Ma, pensate un po’: se ora i grandi editori, che hanno tutti gli strumenti per una distribuzione massiva e capillare, difendono un importante costo del loro lavoro, cioè quello che devono versare agli autori, quale può essere la ragione se non che chi con gli autori lotta e suda, come gli editori appunto, sa benissimo che senza diritto d’autore scadrebbe la qualità di quello che hanno da offrire al pubblico?”.

 

8) “E’ IN ATTO UNA VERA E PROPRIA LOTTA TRA PROPRIETA’ INTELLETTUALE E CREATIVITA’ UMANISTICA”

Quindi la battaglia cruciale è quella per la difesa del diritto d’autore nell’era digitale?
“GeMS spende in royalties agli autori il doppio di quello che spende, ad esempio, per il personale. Sarebbe felice di non avere questo costo, peccato che in breve tempo i suoi autori migliori, quelli più apprezzati dal pubblico, quelli che di diritto d’autore vivono, non scriverebbero più.  Del resto gli autori nominano degli agenti letterari per curare i propri interessi e questi mettono in competizione gli editori per ottenere di più in termini di anticipo, royalties etc… Ed è bene che gli autori si dedichino a scrivere e non perdano troppo tempo con questi mercanteggiamenti, così come è bene che non svolgano da soli tutti i delicati e sofisticati passaggi che gli editori compiono per loro. Le grandi piattaforme, come Google quando voleva scannerizzare e rendere disponibili tutti i libri in diritti, e come Amazon per promuovere sé stessa e il self-publishing, cavalcavano questa fesseria secondo la quale il copyright non è sufficiente per gli autori, gli editori sono inutili etc… E adesso, guarda un po’… moltissimi autori si schierano con Hachette, e anche le pregiate penne rappresentate da Andrew Wylie prendono posizione. Come mai? Forse perché gli editori che anticipano i soldi, finanziano gli autori, li aiutano sia nel dar forma ai loro manoscritti sia nel sempre più complesso compito di posizionare le loro opere sul mercato nazionale e internazionale, non sono poi così inutili per gli autori, così come il copyright? Infatti, e giustamente, gli autori temono che certe mosse delle piattaforme, così gelose della propria proprietà intellettuale, dati, know-how, brevetti, algoritmi, mirino a isolare questo o quell’editore e a ridurre la remunerazione sua e di conseguenza dell’autore. Ogni volta che si propone un modello in cui la remunerazione è più bassa si dice che, però, abbassando il prezzo il consumo aumenta, e quindi tutto torna a posto. Si prendono ad esempio singole promozioni o le vendite di un singolo retailer, che non tengono conto di quanto si è sottratto ai concorrenti. Peccato che su scala macroeconomica questo non si sia mai verificato da quando esiste internet. E’ in atto, sotto traccia, una vera e propria lotta tra proprietà intellettuale tecnologica e creatività umanistica”.

 

 

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