Annalisa Proietti, direttore editoriale della casa editrice umbra gran vìa, racconta a ilLibraio.it la storia del marchio dedicato alla letteratura spagnola e latinoamericana, con un'attenzione speciale per il racconto, che in Sudamerica "ha raggiunto risultati eccelsi, anche in termini di accoglienza, generando persino dei sottogeneri che sarebbero quasi impensabili in Italia" - L'intervista

gran vía è nata nel 2006 da Fabio Cremonesi che, fin dalla scelta del nome, ha tracciato le linee guida della casa editrice: orientata verso la letteratura spagnola contemporanea, in tutte le sue differenti lingue − castigliano innanzitutto, ma anche catalano, basco e galego −, e quella latinoamericana“, racconta a ilLibraio.it Annalisa Proietti, direttore editoriale del marchio umbro.

Annalisa Proietti

“Nel 2011 c’è stato il passaggio di consegne, con conseguente rinnovamento, anche grafico, del marchio, ma lo spirito, l’attenzione verso autori innovativi, che abbiano una voce propria, distintiva, è rimasto immutato; abbiamo semmai rafforzato l’attenzione verso il mondo latinoamericano da dove stanno arrivando voci molto interessanti, sia da quelle letterature che hanno una tradizione ormai consolidata, penso alla produzione argentina o messicana, sia da quelle emergenti, vivacissime e vitali: penso ad esempio a quanto arriva dal Cile o dalla Bolivia“, continua Proietti.

La casa editrice di Narni, in provincia di Terni, proprio in seguito al rinnovamento del 2011 ha inserito nel suo catalogo anche la collana Altrevie, “uno spazio che accoglie narrativa contemporanea da nuovi territori, ma anche non-fiction novel, memoir, reportage”. Senza dimenticare che “la vocazione principale di gran vìa rimane quella per la letteratura ispano-americana: d’altronde il nome è destino”.

Un ambito a cui la casa editrice ha sempre dato spazio è quello del “racconto, anche perché l’ambito geografico e linguistico latinoamericano non lo ha mai penalizzato, anzi la forma breve ha raggiunto risultati eccelsi, anche in termini di accoglienza, generando persino dei sottogeneri che sarebbero quasi impensabili in Italia”. A questo proposito Proietti aggiunge: “Il fatto che in quest’ultimo periodo se ne parli è sicuramente positivo, ma la rivalutazione del racconto con effetti a lungo termine è ancora una strada tutta in salita“.

Una novità in casa gran vìa è la collana diagonal, “che propone testi meticci, obliqui, capaci, attraverso un superamento delle frontiere tra i generi letterari, di sondare i molteplici percorsi della letteratura latinoamericana”.

Un esempio? “La dimensione oscura di Nona Fernández, testo che, oscillando tra romanzo, (auto)biografia, cronaca, giornalismo, ben rappresenta lo spirito che anima la collana”. In autunno arriverà “La casa del dolor ajeno di Julián Herbert, autore di cui già anni fa uscì, sempre presso gran vía, il romanzo Ballata per mia madre. È il racconto, lucido e doloroso, di un ‘piccolo genocidio’ dimenticato ma è anche, e soprattutto, il resoconto della ricerca di una verità storica”.

Sempre in autunno “uscirà il quarto volume della serie dédalos e, dopo le antologie dedicate al racconto messicano, cubano e cileno, sarà la volta della Bolivia, la cui nuova generazione di giovani scrittori riserverà graditissime sorprese”.

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