Le strategie comportamentali manageriali vorrebbero che i dipendenti annullassero le proprie passioni, ritenute fonte di irrazionalità e poca professionalità. Jim Whitehurst, nel saggio "L'organizzazione aperta", mostra invece come il miglior modo per dirigere un'azienda sia sfruttare le emozioni dei lavoratori, incoraggiandoli a dar sfogo alla propria creatività... - Su ilLibraio.it un capitolo

Noi usiamo spesso la parola «emotivo» come se avesse una connotazione negativa, specie nell’ambiente di lavoro. Si potrebbe affermare che, in linea generale, la teoria e la pratica del management convenzionale mirino a rimuovere per quanto possibile le emozioni dal business. Quando piangono alla scrivania o scoppiano a ridere in una riunione, le persone vengono immediatamente etichettate come «poco professionali». Perché? Perché non essendo razionali, le emozioni creano apparentemente disordine. Ripensate agli esordi di scienze sociali come la microeconomia, quando gli studiosi usavano curve della domanda e dell’offerta per rappresentare graficamente il modo di operare delle persone e dei mercati. Nelle scienze, facciamo spesso ipotesi semplificatorie. Nella scienza manageriale, l’ipotesi semplificatoria è che le persone siano macchine razionali, decise a massimizzare il valore e prive di emozioni.

Ripensate al corso-base di economia che alcuni di voi hanno seguito a scuola. Il professore vi spiegava che certe ipotesi semplificatorie – come quella che le persone siano razionali e che tutti abbiano le stesse informazioni – servono a far tornare i conti. Ma verso la fine del semestre, quando pensavate di aver capito tutto, il professore vi confessava che in realtà i mercati non sono mai in equilibrio, che nessuno ha mai tutte le informazioni e che le persone sono chiaramente irrazionali. Altrimenti non ci sarebbero le bolle speculative e le crisi finanziarie.

creatività ufficio lavoro

La teoria del management convenzionale fa ipotesi semplificatorie analoghe (ma incongruenti) perché è anch’essa una scienza sociale, più o meno coeva alla microeconomia. Gli studiosi di management dovevano fare certe ipotesi semplificatorie in cui toglievano di mezzo qualunque forma di emotività o d’irrazionalità per far funzionare i loro modelli. Le persone dovevano agire come ingranaggi di una ruota, semplici input di un sistema che avrebbe creato degli output. Ma come sappiamo, gli esseri umani non si adattano facilmente a questi modelli, soprattutto perché non agiamo con la razionalità che ci attribuiscono gli economisti o gli studiosi di management. È nata addirittura una scienza specifica, l’economia comportamentale, per affrontare questo problema in campo economico. Dobbiamo fare la stessa cosa nel business.

Ispirazione, entusiasmo, motivazione, eccitazione sono emozioni anche queste. Non si considerano generalmente positive? Non volete che i vostri dipendenti siano ispirati e coinvolti in quello che fanno? Allora dovete chiedervi se volete veramente che lascino a casa le emozioni. La risposta è no. Nel vostro ruolo di leader, dovreste fare di tutto per liberarne le emozioni e le passioni, anziché usare gli indicatori tradizionali che misurano l’intensità o la rapidità con cui lavorano. Questo stile di management avrebbe potuto funzionare bene quando i lavoratori avevano compiti routinari come avvitare bulloni o ripetere sempre le stesse operazioni alla catena di montaggio, ma oggi è totalmente insensato. Oggi possiamo usare i robot per i lavori di routine. Ciò che distingue le aziende eccellenti dalla massa dei concorrenti è la capacità di attrarre lavoratori innovativi, intelligenti e, sì, anche emotivi, le cui attese vanno ben oltre il mero rispetto degli obblighi contrattuali. Ciò che devono fare i leader delle organizzazioni aperte è dunque invitare i dipendenti a prendere l’iniziativa, trovare il modo di innovare e prevalere sui concorrenti, facendoli lavorare tutti assieme nel perseguimento di un obiettivo comune.

Sfruttare la passione è particolarmente importante nella costruzione delle comunità partecipative che supportano le organizzazioni aperte. Le comunità aperte come Linux, in cui lavoriamo noi di Red Hat, non si creano quasi mai quando non c’è passione per la finalità che le ispira. Per Red Hat, quel senso di finalità viene dal desiderio di cambiare il mondo accettando incondizionatamente i principi dello sviluppo open source.

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Economia e scienza manageriale tradizionali vorrebbero dipendenti simili a macchine razionali prive di emozioni, atte esclusivamente a produrre il massimo nel minor tempo possibile. Automi. Peccato che le aziende siano composte da persone: uomini e donne emotivi per definizione. L’essere umano ricolma di emozioni per natura – e queste sono a un tempo la sua debolezza (distrazione e errore sono sempre dietro l’angolo) e la sua forza.

Creatività al lavoro

La maggior parte delle teorie manageriali ha inteso l’emotività umana nella sua sola accezione negativa, considerandola causa di irrazionalità e poca professionalità. Ha dunque tentato di creare modelli di comportamento che eliminassero ogni forma di emozione dall’ambiente lavorativo, sperando di poter trasformare le persone negli ingranaggi perfetti e ben oliati di una grossa macchina produttiva.

Jim Whitehurst – CEO di Red Hat, tra le aziende più innovative del mondo – nel suo L’organizzazione aperta – Un nuovo modo di lavorare (Garzanti), ha invece voluto prendere in considerazione l’altra accezione dell’emotività, quella positiva, che siamo abituati a dare a sentimenti come Motivazione, Entusiasmo o Aspirazione. Invece di svuotale i dipendenti dalle proprie emozioni, un’azienda dovrebbe incoraggiarli a liberare il loro estro, il loro genio. Invitare i lavoratori non a spegnersi, relegandosi a meri ingranaggi, ma a prendere l’iniziativa, pensando a modi originali di affrontare problemi e questioni.

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Il miglior modo di trattare la passione è quindi – secondo l’autore – non soffocarla, ma sfruttarla.

Whitehurst permette così ai lettori di guardare dall’interno come funziona un modello organizzativo aperto e innovativo capace di trasformare un’azienda in una comunità, ispirare, motivare e dare forza ai lavoratori di tutti i livelli, eliminando le barriere e gli ostacoli alla collaborazione. Per farlo è però necessario rivoluzionare i principi del management basandosi sulla trasparenza, la partecipazione e il senso di appartenenza tra i lavoratori.

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