Esiste un canone letterario, che parte dai tempi del drammaturgo greco Menandro e arriva fino ai giorni nostri, che determina i caratteri di una narrazione romantica. Ma i valori sono cambiati e, di conseguenza, anche il racconto del sentimento amoroso ha subito delle modifiche. Mentre un tempo l’elemento imprescindibile per dare inizio a una storia era l'incidente scatenante uomo-incontra-donna, ora l’ostacolo non è più rappresentato dalla difficoltà di amare, ma dalla difficoltà di incontrarsi...

Esiste un preciso canone letterario, che parte dai tempi del drammaturgo greco Menandro e arriva fino ai giorni nostri, che determina i caratteri di una narrazione romantica e che si potrebbe sintetizzare nella citazione shakespeariana “mai strada del vero amore fu piana”. In pratica, le storie d’amore si definiscono in base agli ostacoli che gli amanti devono superare per realizzare la loro unione. Se non ci fossero gli ostacoli, non ci sarebbe nessuna storia, spiega Robert McKee nel manuale di riferimento per tutti gli aspiranti sceneggiatori, Story. Nel corso del tempo, per costruire intrecci efficaci e coinvolgenti, gli scrittori sono ricorsi a due soluzioni: la famiglia e la società. Pensiamo a una delle fiabe d’amore per eccellenza, Cenerentola. La causa per cui la relazione tra la giovane e il principe non può funzionare è prima di tutto la posizione sociale di entrambi. Cenerentola, per quanto gentile e nobile d’animo, è una sguattera e non potrebbe mai fidanzarsi con il figlio di un re. Non potrebbe, eppure accade. La storia d’amore è tanto più toccante quanto più tormentata, piena di prove apparentemente impossibili da superare, ma che invece, nel momento del trionfo, sanciscono la forza del sentimento. Allo stesso modo, nel creare l’intreccio di Romeo e Giulietta, Shakespeare affida il ruolo di antagonisti proprio ai genitori dei ragazzi, il cui volere, davvero, almeno nel XVI secolo, poteva rappresentare un impedimento concreto al congiungimento di una coppia. Ma una storia d’amore può non funzionare per altri motivi. Per tanti altri motivi.

Per esempio, un altro ostacolo classico è quello dell’amicizia: in Harry ti presento Sally di Rob Reiner, i due personaggi, per paura di distruggere il loro legame, temporeggiano per quindici lunghi anni prima di riuscire a mettersi insieme. Alla fine, però, ce la fanno, e anche questo è un elemento spesso ricorrente nelle narrazioni amorose: il lieto fine, che coincide quasi sempre con l’unione dei due amanti e quindi, paradossalmente, con l’inizio della relazione. Diciamo che tutta la parte in cui l’amore dovrebbe davvero dimostrare di essere forte e autentico viene omessa, o meglio, viene lasciata a un altro genere: il dramma. In questo, Revolutionary Road di Sam Mendes, basato sull’omonimo romanzo del 1961 di Richard Yates, ha rappresentato in modo efficace e doloroso la stanchezza del sentimento di una coppia sposata, dopo i primi periodi dell’innamoramento.

E poi cosa è successo? Poi le cose sono cambiate. La società è cambiata. È successo che opporsi al volere dei genitori non era più un problema così insormontabile, e anche le differenze sociali, con l’avvento della rivoluzione industriale e della società borghese, sono quasi completamente svanite. È successo che i valori sono cambiati e, con loro, è cambiato anche l’amore. Si è diffuso un crescente scetticismo e, di conseguenza, anche letteratura e cinema hanno modificato la materia della loro narrazione. Oggi è praticamente decaduta l’idea di amore romantico il cui coronamento è il matrimonio ma, soprattutto, l’amore non è più considerato l’unica chiave per la felicità. Si può essere felici pur restando soli, e anche coloro che non vogliono vivere in coppia hanno diritto a un lieto fine. Perfetto è l’esempio della commedia La verità è che non gli piaci abbastanza di Ken Kwapis, in cui s’intrecciano diverse linee narrative, che coinvolgono ben nove personaggi. Alla fine, ognuno di loro riuscirà a ottenere una vittoria: c’è chi, come vuole la tradizione, deciderà di sposarsi, chi s’innamorerà dopo aver tanto patito, ma c’è anche chi scoprirà la propria libertà e sarà felice ugualmente.

Per questi motivi il canone della narrazione amorosa è stato rielaborato: mentre prima l’elemento imprescindibile per dare inizio a una storia era l’incidente scatenante uomo-incontra-donna (non parliamo propriamente di genere sessuale, ma di convenzioni di sceneggiatura, lo stesso concetto vale anche in storie con protagonisti omosessuali, come per esempio nella commedia adolescenziale Tuo Simon di Greg Berlanti), ora l’ostacolo non è più rappresentato dalla difficoltà di amare, ma dalla difficoltà di incontrarsi. C’è chi desidera ardentemente una relazione ma non ha ancora avuto la fortuna di trovarla, e a loro è stato destinato un nuovo finale: la speranza. (500) giorni insieme di Marc Webb è un film che parla di quanto sia complesso trovare la persona giusta. Tom Hansen è un giovane scrittore di bigliettini d’auguri che s’innamora di Sole Finn, la nuova segreteria del suo ufficio. Mentre lui è un inguaribile romantico che crede nel vero amore, lei non ha intenzione di intraprendere una storia seria. Nonostante questa differenza di obiettivi, i due iniziano una relazione che, inevitabilmente, si conclude straziando il cuore del povero Tom. Ma non è questa la vera fine, infatti, proprio negli ultimi minuti del film, Tom incontra una nuova ragazza che potrebbe essere, forse, la sua prossima occasione di amare ed essere felice.

Lo sceneggiatore, però, non si preoccupa di fornire nessun indizio per capire se questa volta andrà bene, oppure no. Gli spettatori più sentimentali immagineranno di sì, mentre i più cinici saranno convinti che il personaggio riceverà l’ennesima porta in faccia. Ma non è questo che conta. Il punto è che, alla fine, Tom ci crede ancora, è ancora disposto ad aspettare. La prova più difficile che il sentimento deve affrontare, adesso, è la fiducia, e le storie romantiche, più che raccontare l’amore, sembrano raccontare l’attesa che precede l’incontro: la capacità di non perdere interesse a costruire una relazione nonostante la consapevolezza che forse andrà male, che forse non sarà per sempre.

A questa nuova visione appartengono, per esempio, tante delle ultime produzioni Netflix, che hanno riscosso così tanto successo da far pensare a una vera e propria rinascita del genere della commedia romanticaThe Kissing BoothAlex StranamoreTo All the Boys I’ve Loved Before, solo per citare alcuni titoli, sono la testimonianza che il pubblico ha ancora voglia di vedere storie d’amore, soltanto che adesso ha bisogno di nuove prospettive che scardinino il solito canone.

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