"Lo Strega è un premio diverso rispetto ad alcuni anni fa. Le novità via via introdotte nel regolamento lo hanno reso più contendibile...". Antonio Franchini, a lungo in Mondadori e oggi nel gruppo Giunti-Bompiani, commenta con ilLibraio.it la vittoria di Antonio Scurati allo Strega 2019 e i cambiamenti nella storia del premio - L'intervista

La netta affermazione di Antonio Scurati al premio Strega 2019 con M. Il figlio del secolo è anche la vittoria di uno degli editor italiani più noti, Antonio Franchini. Se gli viene fatto notare, però, lui nega, preferendo parlare di “successo di gruppo”.

Franchini, che ha lasciato la Mondadori a fine 2015 per passare al gruppo Giunti, ai tempi di Segrate era un esperto di trionfi (spesso discussi) al riconoscimento letterario italiano più ambito. La vittoria dell’autore del bestseller M., non scontata, visto che nei mesi scorsi il favorito sembrava essere Marco Missiroli, e arrivata oltre la mezzanotte al Ninfeo di Villa Giulia, porta per la prima volta alla conquista dello Strega il gruppo che comprende Giunti e Bompiani (storico marchio, in passato nel gruppo Rcs Libri, che quest’anno a sua volta festeggia i 90 anni di storia).

Al telefono con ilLibraio.it, Franchini manifesta soddisfazione per il risultato: “Quello di Scurati è indubbiamente un libro importante. Non a caso già poco dopo l’uscita si è cominciato a parlare di una possibile partecipazione allo Strega. E adesso naturalmente festeggiamo”. Il direttore editoriale aggiunge: “Dopo averlo fatto più volte privatamente, colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente Francesco Piccolo, che in passato aveva battuto Scurati allo Strega e che, in questa occasione, da autore Einaudi, ci ha tenuto a presentarlo, dando un’indubbia spinta alla candidatura di M. e, penso, nobilitando la gara, perché colpisce il fatto che sia proprio l’ex avversario a presentarti…”.

Per Franchini oggi “lo Strega è un premio diverso rispetto ad alcuni anni fa. Le novità via via introdotte nel regolamento lo hanno oggettivamente migliorato e reso più contendibile, sia grazie all’allargamento del numero di giurati, sia grazie all’introduzione del voto elettronico. Ai tempi di Anna Maria Rimoaldi spesso già a gennaio si sapeva chi avrebbe vinto, e a partecipare era un numero limitato di autori. Non solo: non c’era l’ossessione alla partecipazione che c’è oggi da parte degli autori. E da questo punto di vista, per noi editori, il fatto che con il nuovo regolamento sia il premio ad avocare a sé la scelta dei libri, toglie un peso, visto che tante scrittrici e tanti scrittori ogni anno ci chiedono di prendere parte alla competizione. Penso che in anni non certo facili per l’editoria letteraria, lo Strega oggi rappresenti una delle poche vetrine possibili…”.

Ma – chiediamo infine al direttore editoriale di Giunti e Bompiani – ai tempi dei suoi lunghi trascorsi in Mondadori, sarebbe stata pensabile una sfida interna tra i marchi di Segrate (addirittura all’interno della stessa Einaudi, con il candidato di Torino Marco Missiroli, ex vincitore annunciato, e la candidata della romana Stile Libero Nadia Terranova, a sfidarsi in finale)? “Era uno Strega diverso. Il voto digitale ha reso non controllabile il premio. Ma, soprattutto, il panorama generale è cambiato. Sono venuto fuori nuovi soggetti, tra cui noi di Giunti-Bompiani, ma penso pure a Dea Planeta, alla Nave di Teseo e ad altri. Non solo, rispetto a quando negli anni ’80 ho cominciato a occuparmi di editoria letteraria, lo scenario sì è da un lato complicato a livello di mercato, ma dall’altro è molto meno statico“.

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