Nel film "The walk" il regista racconta con l’iperrealismo del 3D il gesto impossibile di Philippe Petit

7 agosto 1974 – 11 settembre 2001. Due date che segnano indelebilmente l’immaginario e la Storia, ridisegnando tanto lo skyline newyorkese quanto il nostro paesaggio interiore. Due momenti opposti che ruotano attorno al simbolo e al corpo delle Torri Gemelle, due polarità inconciliabili, vita e morte, che inevitabilmente si sovrappongono ed entrano in cortocircuito: la poesia di un gesto e l’orrore dell’attentato, la creatività di un solo uomo che attraversa il cielo su un filo e la distruzione di migliaia di vite in una nube di fumo e polvere. Un contrasto stridente fra l’equilibrio assoluto e il panico irrefrenabile, il coraggio di un artista e la viltà del terrore, una creazione che non ha eguali e una devastazione mai vista prima.

Intorno alla densità di senso di questo spazio fantasmatico, ricostruito con la perfezione della computer grafica e fatto svettare con l’iperrealismo del 3D, Robert Zemeckis decide di ritornare al futuro, e raccontare nuovamente il gesto impossibile di Philippe Petit (documentato da sole istantanee, narrato con poesia nei libri del funambolo, e già protagonista del toccante documentario romanzato Man on the wire): attraversare in equilibrio, su un filo teso, senza protezioni, quel vuoto profondo che si produce fra le due torri di Manhattan.

Programmato per ottobre 2015, di The Walk possiamo già vedere questo trailer toccante e mozzafiato, in cui la macchina da presa, con una carrellata ascendente, ripercorre le pareti delle Twin Towers, quello stesso abisso che le sagome dei corpi dell’11 settembre, vittime senza via di scampo, avevano attraversato, precipitando assieme ad ogni nostra certezza.

Arrivati in cima, ecco sul tetto del mondo ergersi un piccolo giovane uomo, dallo sguardo ossessivo, determinato e spiritato, insieme visionario, lungimirante e folle. Si avvicina senza timore all’orrido urbano che gli si spalanca dinnanzi, e si appresta a compiere un passo, un semplice passo… Ma quale passo? “Bisogna avventarsi sul cavo” esorta Petit, nel suo libro culto, il Trattato di funambolismo. Spiccare il volo? Gettarsi nel vuoto? Camminare nel cielo? Possiamo solo immaginare… e qualsiasi cosa è possibile.

CreativitàI libri di Petit sono pubblicati in Italia da Ponte alle Grazie. “Creatività” è l’ultimo uscito

Di fronte a questo atto impensabile, eppur pensato (?) e fatto (“una storia vera” sottolinea paradossalmente il teaser), è impossibile non provare una vertigine profonda, misto di paura ed eccitazione. Impossibile non sentirsi attraversare dai brividi di questa colossale mise en abîme (letteralmente: messa in abisso), termine dell’araldica, della retorica e della narratologia che ben racchiude la posizione del funambolo, e quella del regista che si appresta a raccontarne l’impresa: emblema che incornicia altro emblema, storia nella Storia, sguardo su una galleria di specchi, su quel precipizio dello sguardo che promettere di racchiudere in un film narrazione vera e poetica, immagine astratta e insieme concretissima, metafora potente e delicata, come un filo teso sul vuoto.

Ci aspettiamo molto dal regista che ha raccontato il naufragio e la salvezza in Cast Away, riattraversato la Storia americana con l’occhio laterale di Forrest Gump, sondato le vertigini della caduta con Flight, fatto i conti coi paradossi del tempo in Ritorno al futuro. The Walk, ispirarato al libro di Petit Toccare le nuvole, è dunque quel “sentiero meno battuto”, la passeggiata impossibile (sky is the limit) che tutti sogniamo un giorno di compiere.

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