Arriva nelle librerie italiane "Lo splendore del nero. Filosofia di un non-colore", il nuovo saggio di Alain Badiou che prende le mosse da un ricordo d'infanzia per indagare il ruolo del colore nero nel nostro immaginario collettivo... - Su ilLibraio.it un capitolo del saggio, dedicato all'analisi del celebre romanzo di Stendhal "Il rosso e il nero"

S’intitola Lo splendore del nero. Filosofia di un non-colore il nuovo saggio firmato Alain Badiou, in arrivo nelle librerie italiane per Ponte alle Grazie; filosofo francese contemporaneo, professore emerito presso la Scuola Normale Superiore de la rue d’Ulm, Badiou è stato definito da Salvoj Žižek “l’erede di Platone: Badiou è il più grande filosofo vivente”.

L’autore prende spunto per la sua riflessione da un’esperienza personale: quel gioco che si fa da bambini in cui ci si muove a tentoni nel buio, imparando a orientarsi nell’oscurità che un po’ spaventa e un po’ affascina. Quel vago ricordo d’infanzia diventa il pretesto per un’analisi del colore nero, in tutte le forme, accezioni, e simbologie che assume all’interno della nostra cultura, dal nero dell’inchiostro a quello del lutto, passando per quello delle fascette sui volti nelle riviste pornografiche.

Tra ricordi e riflessioni personali, l’autore di L’essere e l’evento (Melangolo, 1995) analizza gli utilizzi allegorici del colore nella letteratura, come nel del capitolo dedicato a Il rosso e il nero di Stendhal; qui Badiou si sofferma a ragionare sul ruolo che il nero occupa nella simbologia romanzesca, anche in opposizione al rosso, tentando di individuare i ruoli oppositivi dei due colori, in un analisi tanto filosofica quanto letteraria non solo del romanzo, ma anche del nostro immaginario collettivo. 

Per gentile concessione dell’editore, su ilLibraio.it pubblichiamo un estratto del libro

Stendhal: il rosso e il nero

Anche un famoso romanzo di Stendhal accoppia nel titolo il rosso e il nero. Qui, si tratta, però, di ruoli completamente diversi: certo, il nero che sembra imporsi è quello del prete, essendo la Chiesa una delle scelte che si offrono all’ambizione esistenziale del giovane Julien Sorel ed essendo tutti ecclesiastici, almeno all’inizio, i principali sostenitori di tale ambizione. Ma il rosso? Il punto è stato molto dibattuto. L’esercito? E più precisamente l’esercito di Napoleone, la cui gloria tanto illumina lo spirito del giovanotto? In realtà, tanto durante la Restaurazione quanto sotto l’Impero, l’esercito non aveva niente di particolarmente rosso. Al servizio del despota, il «Robespierre a cavallo», come della successiva reazione nobiliare, la sua divisa era comunque blu, e il rosso non gli si addiceva molto.

Forse è allora il caso di virare decisamente verso una simbologia più estrema: il nero è la reazione in tutte le sue forme e il rosso la rivoluzione in tutte le sue forme. In Julien Sorel, il doppio istinto: a sistemarsi (istinto del nero) e a stordirsi (istinto del rosso). Istinto della vita mediocre e istinto della morte eccessiva.

Non sono forse i colori delle due donne della sua vita? La bella e timida Madame de Rénal, moglie di un notabile di provincia, si è invaghita del suo confessore e quest’ultimo le farà scrivere la terribile lettera di delazione da cui deriveranno la drammatica conclusione e la decapitazione dell’eroe. La focosa Mathilde de la Mole, invece, legge di nascosto Voltaire e, alla fine, ottiene la testa dell’amante decapitato, che lei bacerà con passione, proprio come Salomè con la testa di san Giovanni.

Queste donne ci raccontano i colori ben riconoscibili di una contraddizione: il nero della discrezione clerico-borghese e della delazione fraudolenta contro il rosso dell’esaltazione giovanile e della passione sfrenata.

Sotto molti punti di vista, lo stesso Julien è un personaggio più indeciso che simpatico, più incosciente che eroico. Per questo, è possibile affermare che illustra le dialettiche del nero. Julien incarna tutte quelle che io definirei le sfumature del nero, sfumature che, come abbiamo visto, non vanno affatto dal bianco al nero, ma dal nero-nero al nero-rosso. La vita di Julien si svolge effettivamente all’interno dell’oscurità dissociata della propria coscienza. Il sangue che scorre durante la sua esecuzione è rosso, questo è certo, però è con una specie di nera fatica che si è costruito e ha accettato questo suo destino.

Stendhal ha sottotitolato il proprio libro Cronaca del 1830. Eh sì! Il nero della Restaurazione si trova stretto tra il rosso della Rivoluzione, già largamente diluitosi nel tricolore dell’Impero, e il ritorno del rosso in occasione delle tre gloriose giornate della rivoluzione del 1830. Nel cuore del nero, Julien Sorel sogna il rosso, o almeno il tricolore. A suo modo, quindi, in maniera contraddittoria e cruenta, si fa testimone di quel momento sempre fondamentale in cui diventa chiaro che nessuna nera turpitudine è in grado di nascondere indefinitamente la rossa essenza della propria energia. E il rosso è sempre, in gradi diversi, il rosso del sangue.

(Continua in libreria…)

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