Secondo un recente studio, i giovani americani dedicano alla lettura, in media, quattro minuti al giorno. Un tempo scoraggiante e che fa riflettere. Simonetta Tassinari ci mostra tanti trucchi per ritagliare il giusto tempo per la lettura, anche se siamo pieni di cose da fare...

In uno stile di vita ‘sano’ – lo provano alcune recenti ricerche scientifiche – accanto alla cura per la dieta e all’esercizio fisico non può mancare l’attenzione per la mente, nel senso che bisognerebbe nutrirla altrettanto bene del proprio corpo, e tenerla in allenamento. Medici, psicologi e neurologi concordano sui benefici eccezionali della lettura per la comprensione di sé, un senso di soddisfazione personale perché ci si sente partecipi dell’andamento del resto del mondo, si potenziano la memoria e la capacità di riflessione, si riduce lo stress e si potenziano le capacità cognitive.

Tuttavia, la vera domanda è: quanto bisognerebbe leggere ogni giorno per ottenere simili risultati? Esiste una soglia sotto la quale il beneficio praticamente non c’è, e una al di sopra della quale il beneficio, invece, è massimo? Un articolo di Bustle riferisce alcuni dati sul tempo che gli americani dedicano alla lettura: poco, anzi pochissimo.

In particolare, i giovani fino ai 34 anni dedicherebbero alla lettura circa quattro minuti al giorno (quattro), gli adulti, dai 35 in su, circa un’ora, per una media complessiva di diciannove minuti. Ben al di sotto, secondo degli studi specifici, della soglia del ‘benessere’ mentale, che corrisponderebbe a circa trenta minuti. Potrebbe stupire che una semplice mezzora quotidiana sia considerata sufficiente per ottenere un grande giovamento, ma la ricerca (dell’università del Michigan, durata ben ventiquattro anni) specifica che la salutare mezzora non dev’essere episodica, né rappresentare l’abitudine di un periodo ristretto della propria vita. È il leggere almeno mezzora al giorno, e quasi ogni giorno, per almeno dodici anni, a fare la differenza; addirittura, conta moltissimo anche quel che si legge. Narrativa e poesia, assai più della saggistica, dei libri ‘tecnici’, dei giornali, delle riviste e dei blog, cooperano a una vita più ‘sana’ e anche più longeva, che si allungherebbe addirittura di un paio di anni, insomma.

  

Tuttavia, potrebbe comunque rappresentare un problema non indifferente ritagliarsi il tempo “materiale” per leggere; alcune professioni non consentono alle persone di rientrare a casa propria prima delle sette o le otto di sera, e concedono assai pochi momenti di pausa durante la giornata. In tal caso, che fare? Bisognerebbe organizzarsi per inserire la lettura nel nostro stile di vita esattamente come si fa con una cura o una prescrizione medica, cioè dovremmo attrezzarci. Se siamo convinti che la lettura possa darci sollievo e beneficio, dovremmo cercare di farla diventare un’abitudine permanente, una parte di noi, forzando la nostra volontà come spesso si fa quando si sente che una certa cosa “la si deve fare”. Se siamo allergici a un particolare tipo di cibo, stiamo attenti a non consumarlo; se dobbiamo assumere una certa pillola al mattino, puntiamo la sveglia, o usiamo un’App, per ricordarcene; facciamo i nostri esercizi fisici quotidiani seduti alla nostra scrivania in un ufficio; ugualmente, dovremmo prendere con serietà anche il nostro “impegno” con la lettura.

La lettura “come cura” potrebbe sostituire la tv; si potrebbe perfino approfittare delle pause pubblicitarie dei nostri programmi preferiti, tenendo un libro a portata di mano sul bracciolo del divano. Si può leggere le classiche pagine rilassanti a letto, prima di dormire, oppure lasciare un libro dove sostiamo (anche in bagno, perché no?). Possiamo portarcelo dietro se usiamo mezzi pubblici per andare al lavoro (pocket, minipocket o ebook scaricato sullo smartphone), tirarlo fuori dalla borsa mentre siamo in coda, oppure in attesa in uno studio medico o a uno sportello. Potremmo leggere un libro assieme a nostro partner; tenerne uno nascosto nel cassetto dell’ufficio (chi non lo ha mai fatto quando andavamo a scuola, con una bella storia sotto il banco per difenderci da un eccesso di declinazioni o di formule?). Se la motivazione non è ancora abbastanza forte da renderci creativi nella ricerca degli espedienti per sfruttare gli intervalli, dovremmo cercare di solleticare il nostro palato – così come fa chi soffre di mancanza di appetito – scegliendo romanzi appassionanti, ricchi di intreccio, e non testi ‘esistenzialisti’, scabri e nervosi, dove le pagine più o meno si equivalgono.

Dunque far leva sulla curiosità del ‘dove si andrà a finire’; oltre che, per l’appunto, su una briciola di volontà, che non guasta mai.

L’AUTRICE – Nel 2015 Simonetta Tassinari ha pubblicato La casa di tutte le guerre, romanzo ambientato in Romagna nell’estate 1967. Nel 2016, sempre per Corbaccio, ha pubblicato La sorella di Schopenhauer era una escort, un libro per i genitori, per i ragazzi, per chi non è genitore e non è neanche un ragazzo, per i curiosi, per chi vuole sorridere, e leggere, della scuola italiana. Un ritratto divertente della generazione smartphone-munita. L’autrice, nata a Cattolica e cresciuta tra la costa romagnola e Rocca San Casciano, sull’Appennino, oggi vive da molti anni a Campobasso, in Molise, dove insegna Storia e Filosofia in un liceo scientifico. Ha scritto sceneggiature radiofoniche, libri di saggistica storico-filosofica e romanzi storici.
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