“Nato fuori legge”, l'autobiografia del dj, attore, comico e conduttore tv Trevor Noah, è un libro che documenta la situazione del Sudafrica durante l’apartheid, attraverso la storia di un ragazzo che, grazie all’amore di sua madre, riesce a sopravvivere alle leggi razziali, alla povertà, alle ingiustizie e alla violenza di una società che non sembra avere spazio per lui...

In un aggettivo ci si imbatte spesso leggendo le recensioni di libri o di film: necessario. Un prodotto culturale può essere necessario per diversi motivi: perché ci svela fatti di cui non eravamo a conoscenza, perché ci apre gli occhi, ci fa riflettere, ci aiuta a migliorare. Di solito un libro necessario è anche un libro che dovrebbe essere letto nelle classi, per sensibilizzare gli studenti e insegnare loro importanti lezioni di vita. Un libro necessario è il più delle volte una lettura edificante, una di quelle che, appena conclusa l’ultima pagina, prendendo un respiro, ti fa sentire diverso, ti fa pensare: ne è valsa la pena.

Ecco, se non fosse un’espressione abusata, non si potrebbe definire diversamente Nato fuori legge, l’autobiografia del dj, attore, comico e conduttore tv Trevor Noah, pubblicata da Ponte alle Grazie con la traduzione di Andrea Carlo Cappi. E non solo perché documenta – con leggerezza e precisione – la situazione del Sudafrica durante l’apartheid (argomento che in Italia non si studia con sufficiente attenzione), ma perché è il racconto dell’infanzia di un ragazzo che, grazie all’amore di sua madre, riesce a sopravvivere alle leggi razziali, alla povertà, alle ingiustizie e alla violenza di una società che non sembra avere spazio per lui.

Perché se è vero che durante l’apartheid la vita per i neri era un inferno, per quelli come Trevor – meticcio, nato da madre nera e da padre bianco – lo è ancora di più. Perché in un mondo in cui esiste il razzismo, i gruppi si dividono secondo schieramenti cromatici e Trevor non sa a quale appartenere. Non sa in quale classe andare, in quale zona del cortile fermarsi durante l’intervallo, a quale ragazza chiedere di uscire il giorno di San Valentino. E non sembrano esserci alternative: “A un certo punto bisogna scegliere. O nero o bianco. Prendere posizione. Puoi cercare di nasconderti. Puoi dire ‘Oh io non prendo le parti di nessuno’, ma presto o tardi la vita ti costringe a farlo”.

Eppure, in questo universo governato da leggi così dure e prive di logica, Trevor impara che può scegliere di non lasciarsi etichettare, non importano i rischi. Ci vuole coraggio e a dirglielo è sua madre. Una madre che non gliene lascia passare nemmeno una, che lo riempie di botte, di prediche, di castighi. Che finge di non essere sua madre pur di non comprargli una mela caramellata e che sarebbe disposta a mandarlo in prigione pur di dargli una punizione.

Una madre rigida e bigotta, attaccata ai propri principi più che a qualsiasi regola imposta dall’esterno, che insegna a Trevor la libertà di essere chi è e di diventare chi vuole. Un bambino impacciato, un adolescente ironico e sveglio, un dj che organizza feste clandestine nelle townships di Johannesburg, un comico di successo, un uomo buono, che nonostante abbia vissuto nel terrore di una società discriminatoria, nonostante sia stato costretto a mangiare vermi in mancanza di soldi, nonostante abbia visto il viso di sua madre sfigurato da un colpo di proiettile, ha imparato l’amore.

Per questo Nato fuori legge (di cui quest’anno uscirà un film con Lupita Nyong’o nei panni della madre Patricia) è un libro necessario: perché mostra che esiste un modo diverso di reagire alla violenza, e che in un sistema che fa di tutto per farti odiare il prossimo è possibile davvero riconoscersi tutti uguali.

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