Le città immaginarie della letteratura (di ieri e di oggi) sono mete letterarie capaci di far sognare lettrici e lettori, perché appartengono al regno della fantasia. Dal Paese dei Balocchi di Pinocchio al Paese delle meraviglie di Alice, passando per Little Hangleton (Harry Potter), le città invisibili di Calvino, Atlantide, Kallipolis e Derry, la città da incubo di Stephen King: un viaggio letterario da non perdere
Sono i non luoghi di villeggiatura che tutti quanti vorremmo visitare. Raggiungibili soltanto con un volo (pindarico) di andata e ritorno, le città immaginarie – o invisibili, o inventate ecc. – da sempre si rivelano nelle preferenze di grandi e piccini quali mete turistiche che davvero ci fanno sognare.
Perché appartengono al reame della fantasia (o di Fantàsia, come nel capolavoro di Michael Ende La storia infinita); prive di coordinate spazio-temporali certe – se non per i numeri di pagina dei romanzi che ce le descrivono – si posizionano nella wishlist del lettore al pari delle bandierine sulla superficie del planisfero, cosicché attraversarne i capitoli ci entusiasma allo stesso modo che varcare un confine straniero.
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Illustrazione di Stefano Risso
Non a caso, è nel riferimento all’urbe utopica/distopica che si struttura la loro identità letteraria; toponimo coniato da Tommaso Moro nel suo trattato del 1516, ciò che attira dell’Utopia è tanto il modello della “città perfetta” (quella fondata sulla comunanza dei beni, sull’uguaglianza fra uomo e donna e sul valore politico dei governi), quanto il confronto con la città “reale” (che molto spesso ci delude, e ciò a causa delle divisioni sociali, della mala amministrazione e dei processi di gentrificazione).
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Dal Paese dei Balocchi di Pinocchio al Paese delle meraviglie di Alice…
D’altra parte, chi non pagherebbe zecchini d’oro pur di avventurarsi con Pinocchio nel leggendario Paese dei Balocchi (salvo poi scoprire il vero prezzo della trasferta)? O chi non seguirebbe il Bianconiglio pur di ritrovarsi con Alice nell’incantevole Paese delle meraviglie (di Lewis Carroll per Newton Compton, traduzione di Adriana Valori Piperno)?
Qualora poi, in epilogo al romanzo, crescesse forte il desiderio di tornare a casa – vi sfidiamo a trascorrere più di qualche ora presso Little Hangleton, villaggio natale della famiglia di Lord Voldemort nella saga di Harry Potter – l’esperienza di lettura rimarrà comunque indimenticabile nei nostri appunti di viaggio, e ciò quasi fosse un timbro apposto sul passaporto.
E per chi non avesse ancora deciso dove trascorrere le prossime vacanze (immaginarie), ecco una selezione di città invisibili verso cui viaggiare in un battito di scarpette rosse (le stesse indossate da Dorothy ne Il Mago di Oz di Lyman Frank Baum per Newton Compton, traduzione di Francesca Pacchiano).
Kallipolis, la città bella di Platone

Come non iniziare il nostro tour se non dalla tappa (inesistente) di Kallipolis; “città bella” per antonomasia, si afferma nella Repubblica di Platone – Newton Compton, a cura di Enrico V. Maltese – quale modello esemplare di amministrazione fondata sulle virtù socio-politiche e sulla irreprensibilità morale dei governanti. Che, non a caso, appartengono alla categoria dei filosofi.
Fra questi, è niente meno che il suo maestro Socrate a descriverci il potenziale sviluppo dello Stato ideale; partendo da un modello archetipico di giustizia (quello che riguarda l’Iperuranio, il mondo delle Idee astratte), la polis perfetta si fonderebbe su una rigida divisione fra classi sociali e sull’abolizione di ogni proprietà privata per coloro che rivestono incarichi di potere. I quali, in assenza di ambizioni personali, agirebbero unicamente nell’interesse pubblico della Kallipolis; un espediente utilizzato dal filosofo greco per denunciare il declino sociale e la decadenza intellettuale nell’Atene del IV secolo a.C.
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Da Diomira a Berenice, le città invisibili di Italo Calvino

Accanto alle varie città – reali e leggendarie – visitate da Marco Polo nel suo tour sulla via della Seta (Il Milione, Newton Compton), vi sarebbero altre 55 mete immaginarie dapprincipio omesse nel suo famosissimo diario di viaggio (del 1298 circa). Una lacuna narrativa che Italo Calvino provvede a colmare con la serie di racconti Le città invisibili (Mondadori). Resoconto di un ipotetico colloquio fra l’esploratore veneziano e l’Imperatore dei Tartari Kublai Khan, le descrizioni in esso riportate sono un incredibile esempio di letteratura sperimentale e combinatoria. Si parte dal territorio di Diomira – una città fondata sulla memoria storica e sul rispetto del multiculturalismo – a quello di Leonia, un agglomerato urbano formato da montagne di rifiuti usa e getta (che poi è anche una metafora del consumismo moderno). Fino a raggiungere Berenice, città sia giusta che ingiusta poiché in essa è contenuta tanto l’idea di se stessa quanto quella del suo esatto opposto. Come un viaggio che non ha principio né fine, insomma.
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Eldorado, la città verde di Adrián Bravi

Anche soprannominata “la città verde” – oltre che d’oro – vista la (supposta) presenza di giacimenti di smeraldi, nel romanzo di Adrián N. Bravi (e così veniamo a un autore contemporaneo) il paese immaginario più ricercato di tutti rappresenta non soltanto la direzione dell’esilio del frate cappuccino Ugolino (per sempre deturpato a seguito di un terribile incendio) ma anche un’opportunità di riscatto al termine del suo pericoloso viaggio di formazione. Sì, perché imbarcato a bordo dell’ammiraglia del suo amico Sebastiano Caboto, il giovane protagonista (che è scappato dalla madrepatria per vergogna del suo aspetto) finirà per intercettare una tribù di Indios che abita indisturbata sulle sponde del fiume Paraguay. I quali, invece di aggredirlo come fanno con il resto dell’equipaggio, lo rispetteranno al pari di un dio, poiché quei segni impressi sul volto rappresentano per loro un atto di benedizione da parte delle divinità Karai, i signori del fuoco. E questa, per Ugolino, è proprio una Verde Eldorado (Nutrimenti).
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Derry, la città da incubo di Stephen King

Destinazione ideale per gli appassionati di turismo dell’orrore, la città immaginaria di Derry (assieme ad altre come Jerusalem’s Lot e Castle Rock) esiste ben oltre la localizzazione sul GPS; espressione del Male nella sua forma più diffusa e figurata, diviene protagonista dei romanzi di King al pari dei cattivi che meglio ci rimangono impressi. E ciò soprattutto in It (Sperling & Kupfer, traduzione di Tullio Dobner); teatro di una serie di omicidi che si verificano ogni ventisette anni circa, la piccola cittadina del Maine ospita un’entità mostruosa che è forse la sua stessa emanazione. E che si nutre, dal profondo delle fognature, di tutte le abiezioni che promanano dagli abitanti del paesino (fra cui, in particolare, ogni forma di discriminazione sessuale, gli atti di violenza domestica e gli episodi di razzismo). Per fortuna che a sconfiggerlo ci penseranno i Perdenti, un ka-tet di bambini (poi adulti) che, con l’aiuto della tartaruga Maturin, libererà Derry da ogni influenza negativa. Fino al prossimo viaggio nell’incubo…
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Atlantide, la città interiore di Vincent de Swarte

Scomparsa da secoli per un grave affronto ricevuto dagli dei (ce lo racconta Platone nel suo Timeo), la città di Atlantide giace sul fondo del mare senza che nessuno sappia di preciso dove. A parte Vincent de Swarte, lo scrittore francese che, nel suo romanzo del 2000, qui la colloca: “Cordouan: faro situato nell’estuario della Gironda, sullo scoglio di Antros. Torre bianca con lanterna, fascia mediana e muro di cinta grigio scuro. Altezza: m 64,80 sopra il livello dell’alta marea”. Ovverosia il luogo dove si trasferisce Geoffrey, nuovo guardiano del faro. Lontano dal genere umano e in compagnia soprattutto delle onde – ma anche di un visitatore inaspettato – Il Re di Atlantide finirà per scandagliare le profondità del proprio abisso interiore, e quindi riportare a galla una parte di sé che certo era meglio non scoprire. La propria Atlantide sommersa, insomma. Per Adelphi, traduzione di Giorgio Pinotti.
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OASIS, la città virtuale di Ernest Cline

Siete pronti a vivere in una smart city (per adesso solo immaginaria)? Chissà come cambieranno le nostre città nel prossimo futuro: realtà aumentata, intelligenza artificiale e iperconnessione sono solo alcune delle innovazioni tecnologiche destinate a modificare il tessuto urbano che conosciamo rendendolo sempre più simile agli scenari di un videogioco. È quanto accade in Ready Player One (Mondadori, traduzione di Laura Spini); ambientato nel metaverso di OASIS – una “Simulazione di Immersione Sensoriale Ontologicamente Antropocentrica” – nel romanzo di Ernest Cline la popolazione mondiale preferisce trascorrere l’esistenza sotto forma di avatar piuttosto che affrontare i tanti problemi che li riguardano da vicino (inquinamento, precariato e sovrappopolazione, su tutti). Peccato però che dalla realtà non si scappi (neanche da quella virtuale); braccato da una multinazionale che ambisce a conquistare il predominio su OASIS, il giovane giocatore Wade Owen Watts dovrà fare il possibile pur di salvare il videogame e, con esso, la sua città digitale (skin, token e punti vita compresi).
E per chi avesse voglia di proseguire il nostro viaggio immaginario, ecco un mappamondo di città inventate da esplorare attraverso i libri, almeno una volta nella vita.
La città invisibile di Monika Peetz (Corbaccio, traduzione di Gabriella Pandolfo);
Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley (HarperCollins, traduzione di Flavio Santi);
Viaggio al centro della Terra di Jules Verne (Feltrinelli, traduzione di Stefano Valenti);
La città e la città di China Miéville (Fanucci, traduzione di Maurizio Nati);
Trilogia della città di K. di Agota Kristoff (Einaudi, traduzione di Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana e Giovanni Bogliolo);
Il Signore degli anelli di J. R. R. Tolkien (Bompiani, traduzione di Ottavio Fatica);
Le notti di Salem di Stephen King (traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer);
Le terre immaginate. Un atlante di viaggi letterari di Huw Lewis-Jones (Salani, traduzione di Paolo Bianchi e Laura Serra).
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