Una riflessione che si muove sul doppio binario del confronto con la propria mortalità (vista in maniera anti-retorica, cruda, senza nessuna idealizzazione del dolore) e la riappropriazione del proprio corpo, soprattutto nel racconto di varie scene di autoerotismo. Pubblicato nel 1980, torna in libreria, con il sottotitolo “Un confronto politico”, “I diari del cancro” di Audre Lorde (1934 – 1992), una delle voci più significative del femminismo nero. Molto più di un’opera diaristica sulla malattia: in un libro in cui è molto forte il legame fra sorellanza, amicizia ed erotismo, la storia dell’autrice è infatti la storia di tutte

“Scrivo anche per me stessa”. Così si legge in una pagina dei Diari del cancro di Audre Lorde, uscito negli Stati Uniti nel 1980 e quest’anno tradotto in italiano da Margherita Giacobino e Marta Gianello Guida per Meltemi. E quell’anche sembra in qualche modo incongruo in un’opera diaristica: per chi altri si scrive un diario, la forma più intima delle scritture del sé (journal intime, lo chiamano non a caso in francese)?.

L’avverbio qui, tuttavia, segnala qualcosa di profondo e radicale del libro di Lorde: un personal essay, lo definiremmo probabilmente oggi, composto di riflessioni saggistiche inframezzate a lacerti del diario privato di Lorde, per costruire una riflessione, un confronto (come recita il sottotitolo dell’edizione italiana) politico sul cancro al seno dell’autrice.

Confronto è un altro termine strano per un diario, come lo è politico: ma queste incongruenze sembrano risolversi se collochiamo questa scrittura nel contesto delle pratiche del femminismo di quegli anni, che ha molto investito nella politicizzazione del privato e delle forme diaristiche: basti pensare a Tazi, anzi parla di Carla Lonzi, o a Nato di donna di Adrienne Rich, costruito anch’esso con l’inserzione di passaggi del diario personale dell’autrice (in cui appunta le sue esperienze con la maternità), all’interno di un compiuto e rigoroso discorso saggistico – e si può arrivare fino all’uso degli estratti diaristici di Annie Ernaux, per fare un esempio più recente.

Può interessarti anche

I diari del cancro

A animare queste pratiche c’è uno dei concetti più vitali e importanti dei femminismi di seconda ondata, che con uno slogan famoso è riassumibile in “partire da sé”, dove se per un primo momento l’attenzione era rivolta soprattutto all’ultimo termine, in una proposta di politicizzazione e messa in risalto del privato e della soggettività, oggi forse vale la pena sottolineare soprattutto il verbo, per comprendere anche la distanza di queste scritture da una voga del personal essay iper-soggettivistica d’oggi, che però nelle maglie del soggettivismo resta intrappolata: conta solo l’io, e quello che sente, e quello che prova, e come lo prova: si torna, si resta al sé (e lo si fa molto spesso proprio rivendicando paradossalmente una continuità con le pratiche del femminismo). Eppure in Lorde, e in Lonzi, in Rich (e molti altri nomi potrebbero essere fatti), è la partenza a contare, e questo lo si vede benissimo nei Diari del cancro, in cui, appunto, Lorde scrive anche per se stessa, ma non solo, forse non soprattutto.

Perché la sua storia è la storia di tutte: e lo si capisce dalle primissime pagine, dall’insistenza dei termini che rimandano alla condivisione, alla collettività, all’uso, finanche, del pronome di prima persona plurale. Quella di cui Lorde parla, partendo da sé, è un’esperienza, una situazione “condivisa da tutte le donne”, e poi con particolare attenzione a tutte le donne Nere: come ricorda in un altro testo, Lettera aperta a Mary Daly (contenuto in Sorella Outsider), “per le donne non-bianche di questo Paese, il tasso di mortalità per cancro al seno è del’80%”.

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Così Lorde si interroga esplicitamente sul valore collettivo – quindi politico – della sua esperienza, del suo racconto, della sua condivisione: “Dove si colloca la mia esperienza con il cancro nel più vasto affresco del mio lavoro come donna Nera, nell’ambito della storia di tutte le donne?”.

Tutto il suo lavoro è collocato all’interno di un continuum (il termine torna più volte), in cui il sé è solo una parte di un lavoro di tutte le donne, e il proprio lavoro ha un senso e un significato in relazione (altra parola chiave del femminismo di seconda andata) a quello delle altre. È infatti l’importanza della sorellanza, soprattutto a configurarsi come un dei principali reagenti, campo di opposizione e resistenza (il lessico e la retorica della battaglia, a dispetto delle considerazioni di Susan Sontag in Malattia come metafora, pubblicato solamente due anni prima, è molto forte). I Diario del cancro, infatti, oltre a raccontare l’esperienza di malattia (e sopravvivenza) di Lorde, è anche un racconto che vuole “tessere la rete del sostegno femminile”. E a questa rete si dà molto spazio: la cura, l’affetto delle donne permette a Lorde di analizzare la sua esperienza e la propria vita, rivista, così, come una “specie di impresa collettiva, perché l’amore, la cura e l’attenzione di tante donne sono investiti in me con tale generosità. Le mie paure erano le paure di tutte”. E altrove si parla di “fame di sorelle” e  di “amore delle donne”.

Scopri la nostra pagina Linkedin

Seguici su Telegram
Scopri la nostra pagina LinkedIn

Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it

Seguici su LinkedIn Seguici su LinkedIn

Il discorso si articola così in una riflessione che si muove sul doppio binario del confronto con la propria mortalità (vista in maniera anti-retorica, cruda, senza nessuna idealizzazione del dolore) e la riappropriazione del proprio corpo, soprattutto nel racconto di varie scene di autoerotismo, che funzionano anche e soprattutto come uno strumento di conoscenza e veicolo per riaffermare la presenza e la vita del corpo – all’interno di un contesto medico in cui è anche una zona erogena, quel seno che Lorde accarezza, a subire il trauma della malattia, e dell’amputazione.

L’erotico, per Lorde, è una fonte di potere e di informazione, è una forma del sentire autentico, che non coincide semplicemente con il sesso: sarebbe piuttosto “l’affermazione della forza vitale delle donne” (così si legge in un altro testo, Usi dell’erotico: l’erotico come potere), quell’“energia creativa ricca di potere, di cui noi oggi rivendichiamo la conoscenza e l’uso nel nostro linguaggio, nella nostra storia, nel nostro danzare, nel nostro amarci, nel nostro lavoro e nelle nostre vite”. Questo potere Lorde lo trova soprattutto nella “condivisione profonda di qualunque attività con un’altra persona”. E nei Diari del cancro è infatti molto forte il legame fra sorellanza, amicizia ed erotismo – in dei termini che per certi versi fanno venire alla mente anche le considerazioni sull’amicizia che si trovano nei taccuini di Goliarda Sapienza. Il legame, la condivisione con le altre donne, allora, passa anche attraverso questa concezione dell’erotismo, un contatto corporeo, che è spesso evocato con delle splendide immagini metaforiche, testimonianza anche della creatività linguistica di Lorde e del tentativo di cercare una lingua per dire queste esperienze: “Ma da allora in poi, il sostegno delle donne evoca per me immagini e significati speciali e vividamente erotici, tipo galleggiare su un mare all’interno di un cerchio di donne che, come bolle tiepide, mi mantengono a galla sulla superficie. Sento la consistenza dell’acqua invitante subito sotto i loro occhi, e non la temo”.

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Fotografia header: Audre Lorde nella foto Getty

Libri consigliati