Può la musica rap influenzare i gusti letterari dei più giovani? Nonostante i pregiudizi, talvolta negativi, legati alla scena rap, il caso di Kid Yugi dimostra di sì: Shakespeare, Bulgakov, Baudelaire, Sartre, ma anche Čechov, Paganini, Dostoevskij e William Golding sono solo alcune delle ispirazioni legate alla grande letteratura dietro ai suoi testi, tanto apprezzati dalla GenZ. E ora il suo ultimo album è diventato anche un fumetto, omaggio della sua passione per gli anime. Un viaggio nel mondo letterario di Kid Yugi…

Può la musica che ascoltiamo tutti i giorni influenzare i nostri gusti letterari?

Una domanda ovviamente retorica dato che – per fortuna – il dialogo e l’influenza reciproca tra musica e letteratura sono una costante nel mondo culturale. E in alcuni casi, il passaggio da un artista, una playlist o una determinata band a un certo libro da tenere sul comodino, è del tutto naturale.

Ma cosa succede se proviamo a porci lo stesso interrogativo pensando alla musica rap?

Un genere con un suo pubblico molto specifico, che spesso è stato associato, anche ingiustamente, a una serie di stereotipi negativi. Vuoi per il linguaggio così diretto, spesso non filtrato e “politicamente scorretto”, o l’immaginario legato alle periferie e alla vita di strada, difficilmente ci si potrebbe aspettare che il rap diventi un veicolo per avvicinare i giovani alla letteratura, talvolta considerata come cultura troppo “alta”, e troppo distante. A volte però, esistono delle inaspettate eccezioni che dimostrano l’esatto contrario: è questo il caso di Kid Yugi, una delle figure più interessanti della scena rap degli ultimi anni.

Una carriera di record, la sua: a soli 25 anni vanta 27 dischi di platino, 20 dischi d’oro, oltre 2 miliardi e mezzo di stream e 3,6 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Ha collaborato praticamente con tutti della scena rap, trap e non solo: Tedua, Tony Boy, Noyz Narcos, Ernia, Nitro, Lazza, Geolier, Simba La Rue, Shiva, Sfera Ebbasta, Anna, Franco 126… Ma anche Jake La Furia, Guè, Salmo, Mace, fino all’apertura del Marrageddon nel 2023.

Non per niente tra i 100 artisti italiani più certificati di sempre. Ma cosa c’entra tutto questo con la letteratura? E chi è davvero Kid Yugi?

Kid Yugi: non solo rap, ma anime e letteratura

Francesco Stasi, vero nome di Kid Yugi, è nato a Massafra, in provincia di Taranto, nel 2001.

Ha iniziato a reppare da ragazzino con gli amici, negli anni del liceo. Ma il successo non è arrivato subito: “Ero il più scarso di tutti, la mia voce registrata mi faceva schifo”, ha raccontato, intervistato da Gianluca Gazzoli, per il podcast BSMT.

Il nome d’arte Kid Yugi è ispirato a Yu-Gi-Oh! e alla sua passione per gli anime. Una passione che, nel corso della sua carriera, è emersa in diversi testi delle sue canzoni. In parallelo agli anime, però, sin dall’adolescenza Kid Yugi ha affiancato anche un altro interesse: la letteratura.

“Stare tra i libri mi calma”

Kid Yugi è infatti uno dei pochi rapper italiani della nuova scena di giovanissimi, assieme alla coetanea Madame, a parlare spesso e volentieri di libri, sia attraverso sottili reference nei suoi brani, sia nel corso delle interviste: “Stare tra i libri mi calma, in libreria ci sono i pensieri migliori del mondo e non ti urlano addosso, ma aspettano che tu li vada a trovare”, ha infatti raccontato sempre da Gazzoli, dove ha anche consigliato tre letture preferite: Una banda di idioti di John Kennedy Toole, Trilogia della città di K. di Ágota Kristóf e Follia di Patrick McGrath.

La passione per la letteratura sarebbe cominciata, stando alle sue parole, nientemeno che con Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij, regalatogli dal nonno da ragazzino. Una passione sfociata anche nell’iscrizione alla facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Bari (percorso poi interrotto per dedicarsi alla musica).

Non è dunque un caso notare tantissimi riferimenti alla letteratura, al teatro al cinema, alla filosofia e alla religione nei testi delle sue canzoni.

Kid Yugi (foto di GettyEditorial)

Kid Yugi (foto GettyEditorial)

I primi due album: Shakespeare, Čechov, Il Maestro e Margherita e i Fiori del Male

Tanto per cominciare, il suo primo album in studio The Globe, pubblicato nel 2022, è un diretto omaggio all’omonimo teatro di Londra dove William Shakespeare recitò con la sua compagnia nel corso del ‘600. Un titolo scelto per evocare il parallelismo tra la vita di strada e la subcultura del rap e il teatro, entrambi caratterizzati dalla finzione. In esso appaiono brani come King Lear, Sturm un drang e Il ferro di Čechov, il cui testo mescola la criminalità di strada al teatro russo čechoviano, dove la regola implica che se un fucile appare nel corso dello spettacolo, entro la fine qualcuno sparerà.

“L’odio sarà sempre reciproco
Tu cambiami il viso, rendimi un simbolo
Rendi noto che precipito
Kid Yugi anti-hero, Anticristo
Il ferro di Čechov mi toglie il respiro”

(da Il ferro di Čechov)

Le letteratura russa torna poi anche nel suo secondo album, I nomi del diavolo, del 2024, la cui copertina è ispirata al capitolo del Ballo di Satana de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Un’immagine molto cupa e teatrale, in cui Kid Yugi appare seduto su un trono d’ossa mentre una schiera di dannati si protende ai suoi piedi.

“Eva, evadi e vai via dalla mia vita
Perché il cuore mio è una mela e dentro c’era un parassita (Eva)
Stringo il tuo seno, è come cogliere il frutto proibito
Mi lascia tutto stordito, come togliere il buio all’abisso”

(da Eva)

Kid Yugi I nomi del diavolo album 2024

Il diavolo, l’esoterismo e il misticismo appaiono in molte canzoni dell’album, dove centrali sono le forme del male: ricordiamo per esempio L’Anticristo, Lilith, Lucifero, Eva, Paganini e Capra a Tre Teste, fino al riferimento a William Golding con il brano Il signore delle mosche e il testo più politico di Ilva, dove il male è incarnato dai gravi danni causati dall’Ilva di Taranto, che Kid Yugi ha conosciuto sin dall’infanzia. Un tema, quello del Siderurgico, che ha portato il rapper a organizzare anche numerose iniziative benefiche in favore della ricerca per la cura del cancro, la cui incidenza nella provincia di Taranto resta ancora altissima.

“I fiori del male ormai sono appassiti
Chi va con lo zoppo impara che ‘sta vita è fatta a scalini
La mano in petto del mea culpa sembra un harakiri
Siamo luminari tra acidi e luciferini”

(da Paganini)

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Tristano e Isotta, Gilgamesh e Logos: un fumetto su Kid Yugi

Il suo terzo e ultimo album Anche gli eroi muoiono, pubblicato a gennaio del 2026, in pochi mesi aveva già registrato oltre 150mila copie vendute e continua a rimanere in vetta alle classifiche. A partire dal 30 ottobre è uscito anche in una versione deluxe, intitolata Anche gli eroi muoiono (POST MORTEM) che oltre ad alcuni brani inediti è accompagnato anche da un fumetto, frutto della collaborazione fra Sergio Bonelli Editore, Universal Music Italia e Thaurus: Logos. 

Presentato in esclusiva al Lucca Comics 2026, il fumetto è ambientato in un cupo mondo sotterraneo – Logos, appunto – e narra di un luogo in cui ogni parola pronunciata può trasformare la realtà e per questo i suoi abitanti sono condannati al silenzio. Una sorta di avventura epica che, attraverso la figura di Kid Yugi, che appare come protagonista e acuto paroliere, sottolinea l’importanza della parola, della voce e del linguaggio.

Kid Yugi Logos - Sergio Bonelli Editore

Anche in questo album non mancano i riferimenti letterari come Gilgamesh, un omaggio all’omonima epopea della Mesopotamia, e Tristano e Isotta, un brano che racconta la fine tragica di un amore impossibile, condannato alla distruzione.

“Come ti sei ridotta, il mondo ci boicotta
Solo il tuo sguardo mi ferisce e penetra la cotta
Ora sei insieme a un altro, so che l’hai fatto apposta
Il nostro amore che ci uccide alla Tristano e Isotta”

(da Tristano e Isotta)

Certo, ascoltando i brani nella loro integrità, i riferimenti alla letteratura non sono il tratto che più traspare, o perlomeno non immediatamente, dato che anzi, la maggior parte dei testi raccontano piuttosto il mondo delle droghe, episodi di disagio psicologico, dipendenze, questioni politiche legate la Sud Italia (e non solo), criminalità, dinamiche relazionali tossiche e frustrazione tipicamente “giovanili” in un linguaggio schietto, anche molto scorretto, dove si menzionano anche temi delicati come il revenge porn. Una serie di tematiche più lineare rispetto all’immaginario “tradizionale” del rap. Almeno, volendo assecondare gli stereotipi.

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Tuttavia, i lucidi e sottili parallelismi con la letteratura sono un tratto davvero singolare di Kid Yugi che, vista la sua giovane età, così come quella del suo pubblico costituito soprattutto da ragazzi della GenZ, è riuscito in pochissimi anni non solo a farsi notare, ma a incuriosire i suoi fan – perlopiù ragazzini del liceo o a malapena ventenni – con la letteratura.

Kid Yugi usa parolacce e a volte è anche volgare, ma tra le barre ci racconta di Shakespeare, Bulgakov, Dostoevskij, dei Fiori del Male, di Sartre, Čechov e della Nouvelle Vague.

Le sue reference non necessariamente sono esplicite e chiare, e a volte ci si potrebbe chiedere cosa c’entrano i libri che menziona con le canzoni in sé. Ma il bello della musica è anche questo: la si ascolta non per cercare spiegazioni, ma per fruirne come si fa con i film, con i quadri e tutte le altre forme d’arte. Anche quando non sappiamo cosa significhino.

Per questo Kid Yugi piace tanto e continua a macinare successi, proprio ora che è in tour in tutta Italia passando da Milano, Roma, Bari, Firenze, Napoli e tante altre città. E per questo non solo sorprende, ma ha da insegnarci qualcosa: anche il rap può essere letteratura. Una letteratura che, finalmente, viene percepita non più solo come un microcosmo chiuso di pochi “eletti”, ma come un qualcosa di vivo, tangibile e ricco di significati, anche dai più giovani.

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Fotografia header: Kid Yugi (foto GettyEditorial)

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