“Follia” è il romanzo più famoso dello scrittore inglese Patrick McGrath. Racconta, tramite la voce di uno psichiatra, il caso della moglie del vicedirettore di un manicomio, Stella, che si invaghisce in modo ossessivo di un paziente, arrivando a instaurare con lui un rapporto fatto di lussuria e passione. Come già successo di recente per altri titoli, il libro è tornato protagonista grazie al passaparola su TikTok…

Follia (Adelphi, traduzione di Matteo Codignola) è il libro più noto di Patrick McGrath, autore inglese che ha scritto soprattutto romanzi psicologici. Nato vicino all’ospedale di Broadmoor, dove suo padre era sovrintendente medico, fin dall’infanzia McGrath è cresciuto circondato da pazienti e medici. Un’esperienza singolare, la sua, che emerge nel bestseller Follia, in cui lo scrittore raccoglie sotto forma narrativa ciò che ha appreso riguardo alla mente umana e all’analisi medica, senza però dimenticare la parte più irrazionale e imprevedibile, che forse nessuna scienza sarà mai in grado di afferrare.

Follia si muove a confine tra il noir, il thriller e il romanzo psicologico, non senza un seducente erotismo, per trascinare il lettore in una vicenda malata, ossessiva, ma incredibilmente affascinante.

Folllia McGrath

Già letto e apprezzato fin dall’uscita (nel 1996 in Inghilterra e nel 1998 in Italia), negli ultimi tempi il capolavoro di McGrath è tornato protagonista in classifica, grazie al consenso che ha trovato tra il (giovane) pubblico di TikTok. Non è certo la prima volta che sul social i booktoker recuperino grandi classici (del passato o contemporanei), facendo riscoprire ai propri followers libri come, ad esempio, Dio di illusioni, Una vita come tante e La canzone di Achille. Di Follia è stata lodata la trama, la caratterizzazione dei personaggi, la continua suspense e il finale a sorpresa. Ma perché dovremmo leggere o rileggere questo romanzo?

Follia

  • La voce narrante

Nella cornice di Follia ci sono tanti elementi che funzionano alla perfezione, per esempio l’atmosfera. Il romanzo è ambientato in un manicomio vittoriano a Londra, e a raccontarci la storia è Peter, uno psichiatra che narra il caso clinico che maggiormente lo ha colpito, come spiega ai lettori già nell’incipit:

“Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma che tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione, e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca”.

Il motivo è presto noto: non si tratta di una semplice paziente, ma della moglie di un collega. Stella è, infatti, la frustrata compagna di vita di Max, il vicedirettore del manicomio, che si invaghisce perdutamente di un paziente di nome Edgar. Peter fin dall’inizio alterna momenti da freddo uomo di scienza a empatico essere umano: parla di storie d’amore, ma poi ha un modo di fare clinico e analitico, infine descrive la vicenda di Stella come “una delle più tristi che conosca”. Peter è variopinto, intelligente, cupo, ma anche pieno di emozioni e passioni, a cui inevitabilmente anche lui cederà.

  • … con un approccio analitico che coinvolge il lettore

Da Peter si dirama, allora, il percorso che il lettore seguirà per tutte le scorrevolissime 296 pagine di Follia: l’analisi di un caso senza precedenti che avvolge tutti, personaggi direttamente interessati e spettatori, nell’oblio e nella confusione, finché la tragedia non esploderà con cupa chiarezza. Forte è il sentimento di empatia del lettore nei confronti dei vari personaggi: è come se il romanzo obbligasse a condurre una lettura meticolosa e attenta, volta a comprendere le ragioni e le azioni di ognuno: Stella sembra la vera testimone della follia del titolo, è vittima di Edgar, il paziente di cui si è invaghita, un paranoico con violente crisi di rabbia, ma è soprattutto vittima di se stessa. Tuttavia, l’approccio analitico insegna al lettore che non è produttivo giudicare un paziente per comprenderlo.

E quindi non giudichiamo Stella, nella sua scoperta di rinnovata sfrenatezza e libertà, ma cerchiamo di comprendere come mai questa donna che sembrava avere tutto decide di sprofondare nell’abisso.

“Sentiva che era valsa la pena di saltare nel vuoto, perché alla fine avrebbero trovato il posto sicuro dove amarsi senza paura. E fu in quello spirito che fecero l’amore: senza paura, liberamente, mentre i treni rombavano sul viadotto nella notte. E Stella lo fece ridendo, gridando, urlando al magazzino intero tutta la vita che aveva dentro”.

Per primi, come Peter, dapprima impariamo a vedere la vicenda con apparente distacco, per poi lasciarci trascinare in un groviglio di domande e pulsioni.

Patrick McGrath Getty Editorial 06-09-2022

Patrick McGrath – credit: Getty Editorial 

  • Il gioco di seduzione

Follia è strutturato seguendo un climax ascendente che raggiunge l’apice nel finale, prontamente anticipato da vari indizi che si colgono solo in un secondo momento. Il romanzo è, nel punto di vista contorto di Stella, anche una “storia d’amore”, in cui la fanno da padrone lussuria, passione, emozioni e, soprattutto, giochi di seduzione. Questo è un elemento onnipresente nel racconto, ma non come calcolo per raggiungere uno scopo, quanto come istinto naturale. Stella passa da vittima a femme fatale per poi tornare di nuovo vittima, folgorata dall’irrazionalità prima e dall’indifferenza dopo, per divenire infine una macchina che travolge narratore e lettore. Ricorda quasi la Phyllis di Double Indemnity (in Italia La fiamma del peccato), il famoso film di Billy Wilder, non a caso considerato uno dei primi film del genere noir.

Dell’atmosfera noir Follia riprende, infatti, diversi pregi: la cupezza, i personaggi vittime delle proprie passioni, la figura della “dark lady“. Ma Stella è una dark lady atipica, unica, che fugge da tutto, anche da se stessa, per poi pentirsi e sbagliare ancora. Peter stesso sembra cadere nel gioco, sedotto non solo da lei, ma dal fascino del suo caso clinico.

Follia

  • La suspense

Potrà sembrare un elemento retorico da sottolineare, ma sappiamo che in molti romanzi psicologici, la suspense è fondamentaleFollia è una storia che travolge, crea e distrugge senza che nessuno possa comprendere come e perché. Le certezze del lettore, come quelle di Peter, sono perennemente smontate. Quando sembra che, attraverso un freddo approccio analitico, siamo arrivati a comprendere ciò che sta accadendo, ecco che qualcos’altro distrugge la teca di vetro che avevamo costruito, e i frammenti di questo vetro tagliano, penetrano, feriscono il nostro modo di pensare.

Alla fine non rimane altro che arrendersi di fronte alla nuda verità.

  • L’irrazionalità umana

Nel romanzo sta parlando uno psichiatra, un uomo che ha piena fiducia nell’idea, per lui assolutamente onorevole, di analizzare e capire gli altri. Ha quindi fiducia dapprima nelle sue capacità e infine nella guarigione di Stella. Le tende, abilmente, anche dei tranelli, come se, grazie alla sua esperienza e professione, si sentisse capace di vincere i demoni che la avvolgono. Eppure, non è così: l’essere umano è anche e soprattutto irrazionale e ci sono aspetti della sua oscurità incomprensibili e inafferrabili. Simbolo di questa irrazionalità è Edgar, che oltre ad essere un paziente è anche un artista, uno scultore. L’arte, non a caso impersonata da un paziente del manicomio, è contrapposta all’approccio di analisi scientifica, ma non come se fossero in estrema antitesi, bensì come due facce della stessa medaglia.

La “nemesi” di Edgar non è allora Peter, in quanto lo psichiatra non si scaglia contro di lui. Se non può arrivare a curare ogni irrazionalità umana, la sua reazione non è quella di fuggirla. Che fare, dunque? Non arrendersi, continuare a voler comprendere, come farà per sempre Peter. In mezzo alla follia, cercare la ragione.

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