Dopo “Portnoy” e “Operazione Shylock”, Adelphi porta in libreria (in una nuova traduzione) “Pastorale americana” di Philip Roth (1933 – 2018). Il “grande romanzo americano”, con il quale si aggiudica il Pulitzer nel 1998, racconta l’ascesa e la caduta di Seymour Levov, detto lo Svedese, e con lui quella di un intero Paese… Un’opera che, nonostante gli anni, è in grado di raccontare il presente, tra conflitti generazionali e sogni infranti
Philip Roth è uno scrittore che fa discutere. Lo fa, nonostante la morte avvenuta nel 2018, quando si parla dei suoi romanzi (e dei diritti di pubblicazione in Italia). Lo fa quando si parla della sua controversa biografia a cura di Blake Bailey, e lo fa quando si parla del Premio Nobel – in quanto esempio di grande autore che non ha vinto il prestigioso riconoscimento.
Ora, dopo Portnoy e Operazione Shylock, il suo nome torna d’attualità nelle librerie visto che Adelphi procede a pubblicare Pastorale americana, oramai da tempo irreperibile sugli scaffali (nella nuova traduzione di Matteo Codignola, che succede a Vincenzo Mantovani): il grande romanzo nel quale Roth racconta il sogno – infranto – di una famiglia americana, la cui caduta si sviluppa parallelamente a quella del Paese intero.
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Di cosa parla Pastorale americana
Uscito nel 1997 e vincitore del Premio Pulitzer nel 1998, Pastorale americana è la ricostruzione della vita di Seymour Levov, detto lo Svedese, un personaggio mitico che viene descritto da una voce ricorrente nella produzione di Roth, Nathan Zuckerman. Il romanzo comincia proprio da qui, da un nome che sa di invocazione.
Perché per il giovane Nathan (e non solo), nella Newark degli anni della guerra, quel ragazzo poco più grande, biondo e dagli occhi azzurri, rappresenta un mito, una divinità. Prima un ragazzo di successo a scuola e negli sport (basket, baseball e football) e poi un uomo di successo, con l’azienda di famiglia e una famiglia perfetta.
Quando i due uomini si incontrano da adulti, Nathan vede in Seymour qualcosa di diverso, una normalità e ordinarietà che lo rendono quasi noioso, tanto che, parafrasando Tolstoj, afferma: “Per quanto ne sapevo, la vita di Levov lo Svedese era stata la più semplice e ordinaria, quindi la migliore che si possa immaginare – almeno in America“.
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E poi scoppia la bomba…
Tutto il romanzo si potrebbe anche dire essere la risposta a una domanda che si pone lo stesso Zuckerman: “Che razza di esistenza mentale aveva condotto [Seymour]? Cosa aveva minacciato, sempre l’avesse minacciata, la sua traiettoria?”. E la risposta è la ricostruzione – tra ricordi, ritagli di giornale e il racconto di Jerry Levov, il fratello minore – di un’intera esistenza, schiacciata tra i valori morali del padre e le scelte radicali della figlia.
È proprio in questo incastro, nell’equilibrio di tre generazioni tra gli anni ’40 e gli anni ’90 americani, che si gioca il romanzo, in cui gli episodi della vita di un uomo si ingrandiscono fino a diventare la testimonianza di un’America che cambia, protesta, cade e prova a rialzarsi. Perché lo Svedese, da mito di un quartiere, diventa “l’innocente per eccellenza“, un padre contrapposto alla figlia e alla sua generazione che, negli anni ’60, agitano le piazze e protestano contro la guerra in Vietnam, mentre lui affronta i cambiamenti economici e le conseguenze di un attentato mortale.
“Quella bomba gli ha fatto saltare per aria la vita. La vera vittima è stato lui.”
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Perché Roth è ancora Roth
Quando Pastorale americana uscì, Michiko Kakutani (coincidenza vuole che anche lei vinse il Pulitzer nel 1998, ma per la Critica) ne scrisse sul New York Times come di una parabola tragica dell’innocenza americana, la fine di quel sogno che ancora oggi viene associato agli Stati Uniti.
E infatti, come detto, la perfezione a un tratto si incrina, lasciando spazio alla complessità e al dramma, a un cambiamento politico e sociale che Roth descrive senza trasformare l’intero romanzo in un trattato. Rimane, invece, la storia di un uomo, di una bomba che – letteralmente – manda le vite in pezzi e che, per questo, viene dimenticata. Come se la facciata fosse sempre più importante della realtà.
Quella realtà che, però, lettrici e lettori possono conoscere solo parzialmente, visto che tutto quanto è filtrato dallo sguardo di Zuckerman. Ed è qui che risalta lo stile di Roth, differente rispetto ai libri più dissacranti, ma non per questo trattenuto, in cui i vezzi vengono messi da parte e aumenta l’approfondimento della psicologia dei personaggi principali.
È un Roth che lavora per sottrazione e ciò può apparire paradossale. Pastorale americana si compone di oltre 470 pagine, ma è dietro i molti dettagli che effettivamente si nasconde la società statunitense e il senso dell’opera, è dietro le citazioni a libri per ragazzi e momenti di sport che Seymour appare come un figura inerme…
Non sorprende, allora, che dopo un incipit così forte, con l’affermazione di quel nome che per i concittadini dello Svedese era una formula magica, Pastorale americana si chiuda con un dubbio: “Cosa accidente c’era di meno esecrabile della vita dei Levov?“.
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Un romanzo che parla all’oggi?
All’interno di Pastorale americana alcuni temi risaltano più di altri, temi che, senza troppo timore di smentite, si possono definire ancora attuali: il conflitto tra generazioni, l’incomprensione tra padri e figli(e), la radicalizzazione e il declino di un’America industriale a fronte di paesi in cui la manodopera costa meno. Ma altrettanto attuali sono una certa “ingenuità colpevole” dell’America (come ha affermato anche Roberto Saviano a Che tempo che fa) e un sogno che, mutatis mutandis, non riesce a fare più presa sulle nuove generazioni.
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GLI APPUNTAMENTI IN LIBRERIA – Cosa c’è di sbagliato, a fare tutto giusto? Se lo chiede lo Svedese, l’uomo che aveva tutto… In occasione dell’uscita della nuova edizione di Pastorale americana, il 10 novembre Adelphi propone “Una giornata con Philip Roth“. Il romanzo premio Pulitzer sarà protagonista di 15 appuntamenti da Nord a Sud, nelle librerie Feltrinelli di Arezzo (con Gabriele Grazi), Bologna (con Elena Lamberti e Paolo Viganò), Brescia (con Michele Masneri), Firenze (con Vanni Santoni, Alessandro Raveggi e Matilde Santoni), Mantova (con Georgiana Ursache e Tasty Tales Club), Milano (con Ilenia Zodiaco e Marco Cantoni), Palermo (con Giorgia Duro e il bookclub Righe Ribelli), Pistoia (con Matteo Moca), Roma (con Antonella Lattanzi e Tommaso Pincio), Salerno, Savona, Torino, Trento (con Daniele Giglioli e Andrea Binelli), Varese (con Giulio D’Antona) e Venezia (con Giorgiomaria Cornelio), tra gruppi di lettura, reading e appuntamenti speciali.

Gli appuntamenti non riguarderanno solo le librerie Feltrinelli. Domenica 8 novembre pomeriggio Pastorale americana sarà protagonista al Libraccio Naviglio Alzaia Grande di Milano (con Orazio Labbate), giovedì 12 novembre alla Ubik di Messina (con Francesco Musolino), domenica 15 novembre alla libreria Spazio Sette di Roma (con Emanuele Trevi e Annalena Benini), e altri incontri sono in via di definizione.
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