L’1 novembre 2026 ricorrono i 10 anni dalla morte di Tina Anselmi, e il 25 marzo 1927 saranno trascorsi 100 dalla sua nascita. Non solo: a luglio di quest’anno sarà passato mezzo secolo da quando divenne la prima ministra donna della storia d’Italia. A ricordarla in questa sentita riflessione, è la sua biografa, Anna Vinci (nella foto). Anselmi, che a 17 anni, nel settembre del 1944, aveva aderito alla lotta partigiana, e che aveva affrontato la piovra della P2, “conosceva il potere delle parole”

Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini usava chiamare Tina Anselmi la signorina, con affetto, familiarità e rispetto che parte dal ruolo e lo ingloba. Questo è il primo pensiero che mi viene in mente mentre mi accingo a raccontare La Tina, come la chiamano a Castelfranco Veneto ancora oggi, a dieci anni dalla sua morte.

La ragazza della Marca Trevigiana che a 17 anni, nel settembre del 1944, aveva aderito alla lotta partigiana: “[…] davanti al sopruso non si può volgere lo sguardo altrove, altrimenti si sceglie di stare dalla parte del carnefice: il Fascismo, che negava i diritti umani, calpestava il valore di ogni uomo e aveva una visione pagana dello Stato. L’indifferenza è una forma, subdola, vigliacca, di complicità”.

La sua vita dopo la guerra continuò nella stessa direzione: dare voce a coloro che subiscono per accompagnarli a diventare protagonisti. Da qui la scelta sindacale, nei tessili, con le filandiere dalle “mani lessate dopo essere state ore e ore nelle bacinelle di acqua bollente per lavorare i bozzoli.

Non dimenticherò mai quelle mani, lo sguardo basso quando parlavo dei loro diritti o spiegavo le ragioni della Repubblica nei giorni del Referendum Monarchia/Repubblica. Però quando davano fiducia, aderivano, il loro impegno non aveva tentennamenti. […] La Storia avrebbe indicato che l’adesione alla lotta partigiana ci aveva posto nella parte giusta. E così fu per le leggi che facemmo approvare in un proficuo dialogo con le opposizioni in difesa della parità uomo donna che, partendo dalla specificità femminile, era uno stimolo per la Democrazia tutta”.

Tina, una di noi, una di loro, anche quando nel 1968 per la prima volta fu eletta deputata. “Avevo 41 anni, ero molto emozionata, sentivo la responsabilità di rappresentare il paese. […] Quando tornavo in città per i fine settimana, in molte venivano alla stazione per accogliermi con affetto e per chiedere conto del mio lavoro”.

A Roma c’era il lavoro, deputata, ministra, presidente della Commissione sulla Loggia P2 di Gelli, cambiava solo l’ambito dell’impegno.

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“Per me oltre il coronamento di una carriera, c’era l’orgoglio di dare risposte alle esigenze dei cittadini, delle cittadine. La sera prima di dormire, mi sentivo in pace”.

La normalità di una vita fuori della norma. Tina aveva la grazia della normalità: in qualsiasi situazione era sé stessa. Una donna delle Istituzioni, che si è battuta per la democrazia, che ha conosciuto per questa sua fedeltà momenti drammatici in cui la sua fede nella politica, nella Costituzione, veniva messa in discussione. “Sono stata consapevole da subito che la democrazia è una pianta che va coltivata ogni giorno e che le vittorie non sono mai irreversibili, se viene meno la vigilanza. Ma a volte la coscienza non va di pari passo con le scelte che prendiamo e così fu quando noi democristiani, in primis, ci confrontammo con il rapimento Moro, dopo la tragica strage della scorta il 16 marzo 1978 e i lunghi giorni della sua prigionia, fino alla morte il 9 maggio. […] Noi dopo quei giorni non saremmo più stati quelli di prima. Dopo l’affare Moro si è aperta una ferita nella nostra intelligenza, nella nostra umanità”.

Le parole per Tina sono chiare, limpide, servono per raccontare, per comprendere, per condividere. Lei – che aveva affrontato la piovra della P2conosceva il potere delle parole che hanno due livelli: uno per gli adepti, con i quali usano codici suadenti, esasperano la loro onnipotenza che sbeffeggia le regole della Democrazia; e uno per tutti gli altri, nei quali tali parole si insinuano quale veleno a lento rilascio, istillano paure, ombre e sospetti, sollecitano la parte peggiore.

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Gli anticorpi sono nella tenuta della Costituzione che non può essere “ritoccata”, ma piuttosto protetta e spiegata, soprattutto ai giovani. Tina aveva fiducia in loro, nella “loro saggezza”. Gli anticorpi sono nella nostra integrità. Raccontiamola con le sue parole in questi due anni, 2026-2027, durante i quali, in un allineamento benefico di pianeti, tante ricorrenze si ripropongono e la storia individuale di Tina si incrocia con la Storia del nostro paese. Ricordiamola per quello che è stata, le sue opere, le sue leggi, il suo sorriso, lei che detestava ogni forma di opportunismo, ogni cedimento alla ribalta, sul palcoscenico del potere per interesse personale: briciole che i Burattinai lasciano ai burattini.

Ritorno alla parola con la quale ho iniziato il mio racconto, signorina, perché quando penso a Tina ritrovo un termine simile, Signora: della politica, della vita. Insieme raccontiamola, noi che come lei crediamo che “per fare politica bisogna dare speranza e per dare speranza bisogna amare la gente“. Tina partigiana della democrazia, per coloro che non coltivano antichi e nefasti rigurgiti di un regime fondato su una marcia eversiva e sull’assassinio del parlamentare socialista Giacomo Matteotti.

copertine dei libri di Anna Vinci e Tina Anselmi

Nel 2006 ricorre il 15esimo anniversario dalla prima edizione di La P2 nei diari di Tina Anselmi e il 20esimo anniversario dalla prima edizione di Storia di una passione politica

L’AUTRICE – Anna Vinci, autrice di questa riflessione, amica e biografa di Tina Anselmi, in occasione delle molte ricorrenze in programma nel 2026, ricorda e ripercorre la vita della prima ministra donna della storia d’Italia (nel 2026 sono 50 anni da quando Anselmi ricevette la carica di Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nel governo Andreotti).

Scrittrice e saggista, Vinci ha raccontato più volte l’impegno di Tina Anselmi, tra politica e attivismo. Segnaliamo infatti La P2 nei diari segreti di Tina Anselmi (Chiarelettere), un volume che comprende gli appunti di Anselmi, all’epoca dei fatti  presidente della commissione parlamentare, e l’elenco completo degli iscritti alla P2; e Storia di una passione politica (Chiarelettere): un testo, realizzato insieme alla stessa Anselmi, in cui vengono ripercorsi gli anni dell’attività politica, dalle prime lotte antifasciste all’ingresso in Parlamento e alle battaglie più recenti. Non solo, nel 2013 ha realizzato il documentario Tina Anselmi – Una vita per la democrazia (al momento disponibile su RaiPlay) e Tina Anselmi – La grazia della normalità.

CHI È STATA TINA ANSELMI – Parlando invece di Tina Anselmi (1927-2016), ricordiamo che dopo la Seconda guerra mondiale – e la lotta partigiana – si laureò in Lettere nel 1951. Sin dai primi anni Cinquanta si impegnò nella lotta sindacale (all’interno di CGIL e CISL) e politica (iscritta alla Democrazia Cristiana): fu per tre volte sottosegretaria al ministero del lavoro e della previdenza sociale, e nel luglio del ’76 ottenne la carica di Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale.

Tra gli altri incarichi anche quello di Ministro della Salute, di punto di contatto tra la DC e la famiglia di Moro (dopo il rapimento di quest’ultimo) e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2 di Licio Gelli.

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Fotografia header: Nella foto: Tina Anselmi e Anna Vinci (che ci ha gentilmente concesso l'immagine) a Castelfranco Veneto nel 2005, durante la stesura di “Storia di una passione politica”, uscito per la prima volta nel 2006

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