Dall’antica Grecia agli anni della secessione americana, passando per la Francia medievale, la Spagna del Siglo de Oro, la Milano degli untori e la Russia zarista, fino ad arrivare alla Svezia del secondo dopoguerra, la letteratura di ogni tempo ha saputo dare vita a personaggi così tridimensionali da diventare un modello di riferimento, di comportamento e perfino semantico. Fra quelli più iconici del canone occidentale, ne abbiamo selezionati dieci (tra cui Sancho Panza, l’Innominato, Jo March, Miss Marple e Pippi Calzelunghe) che ancora oggi citiamo, (ri)leggiamo e adattiamo con più piacere: ecco il loro “identikit”…

Pensate all’ultima volta che avete incontrato qualcuno di cui avete detto: “Sembra uno di quei personaggi della letteratura che ti rimangono impressi per anni”. A quando avete definito “kafkiano” una garbuglio burocratico, agli infiniti dubbi “amletici” che vi hanno attanagliato o, ancora, ai casi in cui avete associato una persona ipocondriaca a un “malato immaginario“…

Su due piedi, magari, non ci facciamo caso, però sono numerose le occasioni in cui i protagonisti e le protagoniste dei libri ci vengono in soccorso come se fossero delle vere e proprie scorciatoie cognitive, tramite le quali descriviamo più facilmente una peculiarità nostra o di chi ci sta intorno.

Del resto, si sa: i personaggi della letteratura più riusciti sono quelli che non restano confinati tra le pagine, scovando una maniera di insinuarsi nella nostra quotidianità per resistere allo scorrere del tempo (e all’avvicendarsi dei gusti e delle mode).

Scopri le nostre Newsletter

Iscrizione alla Newsletter
Il mondo della lettura a portata di mail

Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it

scegli la tua newsletter Scegli la tua newsletter gratuita

Personaggi della letteratura che hanno fatto la storia

Ma cos’è che rende i personaggi della letteratura davvero iconici?

Domanda ben più complessa di quanto sembri. La notorietà da sola non basta, né tantomeno la longevità. Piuttosto, ciò che distingue una figura memorabile da tutte le altre del panorama internazionale potrebbe essere il merito di avere intercettato una quintessenza dell’esperienza umana, dando un nome a ciò che prima non lo aveva.

Non per niente, di solito, il loro arco narrativo prevede una contraddizione così profonda da farsi universale, in grado di ispirare altri scrittori e scrittrici e di cambiare per sempre il modo in cui ci raccontiamo certe storie, certi temi, certi stati d’animo.

"Cape Cod Evening", Edward Hopper (1939, olio su tela, National Gallery of Art di Washington D.C. WikiCommons)

“Cape Cod Evening”, Edward Hopper (1939, olio su tela, National Gallery of Art di Washington D.C. WikiCommons)

Sono loro, probabilmente, i modelli che continuiamo a (ri)leggere, adattare e reinterpretare con più piacere, come se avessero ancora da dirci qualcosa di fondamentale. Annoverarli tutti sarebbe impossibile (e al contempo ci sarebbe di che sbizzarrirsi), ma, per cominciare, abbiamo pensato di individuarne dieci provenienti da luoghi e da epoche molto distanti fra loro.

Dall’antica Grecia agli anni della secessione americana, passando per la Francia medievale, la Spagna del Siglo de Oro, la Milano degli untori e la Russia zarista, fino ad arrivare alla Svezia del secondo dopoguerra, ecco allora un “identikit” di alcuni personaggi della letteratura decisamente fuori dagli schemi, che non hanno quasi nulla in comune se non il fatto di aver lasciato (ciascuno a suo modo) un segno indelebile nell’immaginario collettivo…

Scopri il nostro canale Telegram

Seguici su Telegram
Le news del libro sul tuo smartphone

Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati

Inizia a seguirci ora su Telegram Inizia a seguirci ora

Circe

Copertina dell'Odissea di Omero, uno dei testi cardine del canone occidentale, in cui troviamo molti personaggi iconici della letteratura

• Nome:
Circe. Spesso viene definita impropriamente una maga, anche se stando alla mitologia è una dea a tutti gli effetti, figlia del Titano Elios e della ninfa Perseide – e di conseguenza sorella di Perse, Eete e Pasifae.

• Libro:
Odissea (Ponte alle Grazie, a cura di Daniele Ventre), poema epico attribuito all’aedo greco Omero (VIII-VII sec. a.C.?), all’interno del quale Circe trasforma in animali i compagni di viaggio di Ulisse. Quando quest’ultimo li raggiunge e riesce a evitare di diventare a sua volta un maiale, lei riconoscerà la sconfitta e ridarà forma umana al suo equipaggio, restando colpita dall’astuzia e dall’audacia dell’eroe.

• Segni particolari:
Vive in un sontuoso palazzo di pietra, nella rigogliosa isola di Ea, ed è una donna colta e volitiva, conosciuta per i suoi poteri magici e seduttivi, che usa per difendersi da chi tenta di disturbare la sua quiete.

• Cosa la rende iconica:
È una delle più antiche femme fatale della letteratura occidentale, archetipo della donna che si autogoverna senza obbedire a nessuno, scegliendo liberamente i suoi amanti e decidendo in maniera selettiva a chi offrire ospitalità. La sua indipendenza radicale l’ha resa una figura in cui ogni epoca ha proiettato, da una parte, l’etichetta moralistica di donna fuori controllo (definita non a caso “strega” e “seduttrice”), ma anche – dall’altra parte – le più alte aspirazioni di emancipazione femminile. Nel 2018, la scrittrice e insegnante americana Madeline Miller (già autrice del bestseller La canzone di Achille, tornato per anni in classifica grazie alla popolarità ottenuta su TikTok) l’ha inoltre resa protagonista di un retelling in cui Circe racconta la sua storia in prima persona, dall’infanzia difficile all’esilio sull’isola in cui approderà il re di Itaca.

Sancho Panza

Copertina del libro Don Chisciotte della Mancia di Miguel de Cervantes

• Nome:
Sancho Panza, scudiero del cavaliere errante Don Chisciotte. È un contadino illetterato e dal ventre generoso, che fa da contrappeso umano e terreno a uno dei più celebri personaggi della letteratura di tutti i tempi.

• Libro:
Don Chisciotte della Mancia (Garzanti, traduzione di Letizia Falzone) di Miguel de Cervantes (1547-1616), pubblicato tra il 1605 e il 1615, e considerato il primo grande romanzo della modernità. Al suo interno, Sancho segue il padrone nelle avventure più assurde (pensiamo ai mulini a vento scambiati per giganti), ostentando un atteggiamento per lo più scettico e affamato, e tuttavia pieno di stima e di lealtà.

• Segni particolari:
Tozzo, basso e pragmatico fino al midollo, Sancho incarna il buon senso plebeo contrapposto al visionarismo intellettuale, pur sperimentando una graduale “chisciottizzazione” capitolo dopo capitolo.

• Cosa lo rende iconico:
Aiutante dell’eroe per antonomasia, Sancho è il primo personaggio secondario in grado di tenere testa (in termini di umanità e di spessore) ai protagonisti della letteratura. Dopotutto, Cervantes gli fa un dono rivoluzionario: quello di poter ricorrere a una lingua tutta sua, caratterizzata da proverbi, inciampi e contraddizioni, ma soprattutto da un’involontaria saggezza che lo renderà portavoce di una classe sociale fino ad allora invisibile nella narrativa “alta”. La coppia che forma con Don Chisciotte, peraltro, diventerà ben presto l’archetipo del doppio complementare, ripreso dal ‘600 fino ai nostri giorni in ogni forma d’arte – anche se Sancho ha già in sé una voce della ragione contrapposta a una vena più comica. Una figura che impara, cresce e mette tutto in discussione, perfino quando potrebbe rivelarsi compromettente.

L’Innominato

Copertina del libro I promessi sposi di Alessandro Manzoni, che tra i suoi personaggi più iconici ha sicuramente l'Innominato

• Nome:
L’Innominato, un potente signore senza nome e senza scrupoli, che nella Lombardia del XVII secolo è tanto riverito quanto temuto (non solo dai popolani e dagli ecclesiastici, ma anche da tanti esponenti della nobiltà).

• Libro:
I promessi sposi (Garzanti) di Alessandro Manzoni (1785-1873), capolavoro del Romanticismo italiano e pubblicato nella sua forma definitiva nel 1840. L’Innominato entra in scena su richiesta di don Rodrigo, che, non riuscendo a rapire Lucia Mondella con i propri mezzi, gli chiede di occuparsene per suo conto – con l’obiettivo di sedurla e mandare a monte il matrimonio tra la giovane e Renzo Tramaglino pur di vincere una scommessa.

• Segni particolari:
Vive in un castello inaccessibile, circondato dai suoi sgherri e da una reputazione spietata. Eppure, durante la notte in cui tiene Lucia prigioniera, si sente assalire da una profonda inquietudine esistenziale, che dopo l’incontro con il cardinale Federico Borromeo lo porterà a una conversione fulminea e trasformativa.

• Cosa lo rende iconico:
L’Innominato è uno dei personaggi della letteratura in cui si manifesta ai suoi massimi livelli quella crisi di coscienza che prelude alla redenzione. Se non ha un nome, pertanto, è sì per ragioni storiche, ma anche perché Manzoni lo considera un simbolo universale del male che si interroga su sé stesso. Osservato in quest’ottica, il suo cambiamento diventa il fulcro spirituale dell’intero romanzo, pronto a ricordarci che nessun destino è scritto nella pietra (e che perfino il potere più assoluto potrebbe crollare, se messo alle strette dalle domande giuste). Sarebbe quindi riduttivo definire l’Innominato un personaggio buono che smarrisce la retta via, o uno malvagio che poi la ritrova, perché la sua prerogativa è di rimanere estraneo a qualunque categorizzazione.

Esmeralda

Copertina del libro Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, che tra i suoi personaggi più iconici ha sicuramente Esmeralda

Nome:
Esmeralda. Anche se in realtà si chiamava Agnès ed era una bambina parigina, rapita in fasce dai gitani e cresciuta come una di loro. Quando ha circa sedici anni, vive di elemosina fra le vie della capitale francese.

Libro:
Notre-Dame de Paris (Newton Compton, a cura di Riccardo Reim) di Victor Hugo (1802-1855), romanzo storico dato alle stampe nel 1831 e ambientato nella Parigi del 1482. Al centro della scena troviamo proprio Esmeralda, amata in modi differenti dal gentile e gobbo campanaro Quasimodo, dal bello ma egoista capitano degli arcieri reali Febo e dal dotto e intransigente arcidiacono Frollo, che la condurrà alla morte dopo averla desiderata invano.

Segni particolari:
Onesta e ingenua, danza spesso in Place de Grève con la capretta Djali, incantando chiunque le passi accanto. Si invaghirà del superficiale capitano Febo, ignorando la devozione di Quasimodo e la bramosa ossessione di Frollo.

Cosa la rende iconica:
Esmeralda è la prima eroina romantica la cui sorte ruota intorno all’ingiustizia sociale. Attraverso di lei, lo scrittore e poeta francese denuncia così tutto ciò che perseguita la società del suo tempo (e non solo quella medievale della finzione letteraria): la povertà, la diversità, l’autonomia femminile. Ma non è tutto, perché la sua figura funge inoltre da catalizzatore involontario, attorno al quale si addensano desideri opposti e impossibili che mettono a nudo le ipocrisie del potere e della religione. La fama del romanzo è stata accresciuta dai molteplici adattamenti per il grande e piccolo schermo che si sono succeduti negli anni, nonché dal musical Notre-Dame de Paris scritto da Luc Plamondon e musicato da Riccardo Cocciante, che dal 1998 contribuisce a far conoscere questi indimenticabili personaggi della letteratura a un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo.

Raskol’nikov

Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij

Nome:
Rodion Romanovič Raskol’nikov. Brillante ex studente di Giurisprudenza preda di un’umiliante povertà, che nella San Pietroburgo del XIX secolo si macchia di un omicidio per cui si sforza di elaborare una legittimazione.

Libro:
Delitto e castigo (Garzanti, traduzione di Pietro Zveteremich) di Fëdor Michajlovič Dostoevskij (1821-1881), romanzo edito nel 1866 e che è tra i capisaldi della letteratura russa. Il suo protagonista è appunto Raskol’nikov, che uccide un’anziana usuraia (e, per fatalità, anche la sorella) convinto di compiere un atto di giustizia superiore, per poi andare incontro al lento e devastante sgretolamento di questa certezza.

Segni particolari:
Abita in un tugurio isolato dal mondo, oscillando tra momenti di fulminante lucidità e altri di delirio. La sua teoria secondo cui esisterebbero uomini straordinari (e al di sopra della legge comune) si rivelerà fragile e pericolosa.

Cosa lo rende iconico:
Raskol’nikov è la metafora dell’intellettuale che si lascia autodistruggere dai suoi pensieri, di cui Dostoevskij si serve per smantellare l’idea romantica del genio superiore e solitario. Prima di lui, svariati personaggi della letteratura erano stati assassini o antieroi, ma raramente con lo stesso acume psicologico – e ancora meno spesso ritrovandosi al centro dell’intreccio. Per non parlare del fatto che, nel caso di Raskol’nikov, a sconvolgere non è il suo omicidio in quanto tale, ma la sua presunzione di separare il piano dell’azione da quello della coscienza. Non stupisce, dunque, che il percorso di Raskol’nikov verso la confessione abbia aperto la strada a tanta narrativa incentrata sul senso di colpa, continuando a rivolgerci una domanda interessante e sinistra: fin dove può spingersi la mente umana, quando finisce per credersi libera da ogni vincolo?

Jo March

Copertina del libro Piccole donne e Piccole donne crescono di Louisa May Alcott, che tra i suoi personaggi più iconici ha sicuramente Jo March

Nome:
Jo – o meglio Josephine, anche se nessuno la chiama mai così. È la seconda delle quattro sorelle March, ha una passione per la scrittura e un’allergia viscerale per tutto ciò che il mondo si aspetta dalle ragazze della sua età.

Libro:
Piccole donne (Salani, traduzione di Clara Rubens, Dida Paggi ed Elda Levi) di Louisa May Alcott (1832-1888), pubblicato nel 1868 e ambientato nel New England durante la guerra civile americana. In assenza del padre, che è partito per il fronte, le sorelle March crescono sotto la guida salda e amorevole della madre Marmee. Jo si rivelerà essere la più irrequieta di loro, ma anche la più schietta e coraggiosa del nucleo familiare.

Segni particolari:
Capelli corti, modi a volte bruschi e una penna sempre in mano, Jo decide di rifiutare il matrimonio con il vicino di casa Laurie perché lo vede più come un amico, preferendo una felicità più incerta a una stabilità troppo precoce.

Cosa la rende iconica:
Insieme alle protagoniste dei romanzi di Jane Austen e delle sorelle Brontë, Jo March è tra le prime eroine romanzesche con cui intere generazioni di lettrici hanno potuto identificarsi non per l’aspetto fisico o per il carattere dimesso, ma per le aspirazioni e le contraddizioni da cui è animata. Dipinta come una figura al passo con i tempi (e per certi versi autobiografica), in cui il conflitto tra il desiderio di libertà e la pressione sociale non si risolve mai del tutto, infatti, Jo non punta a essere perfetta. È una giovane che litiga, si pente delle sue decisioni e ricomincia spesso da capo, considerando peraltro la scrittura come una forma espressiva di sopravvivenza, prima ancora che di ambizione. A renderla iconica è perciò la sua capacità di cambiare idea e di non sapere fino alla fine chi vuole diventare – privilegio che all’epoca possono concedersi in pochissime.

Può interessarti anche

Gregor Samsa

Copertina del libro La metamorfosi di Franz Kafka

Nome:
Gregor Samsa, un commesso viaggiatore che un giorno si sveglia tramutato in insetto. Da allora smette di essere un figlio, un fratello e un lavoratore per diventare un problema prima pratico, poi morale e infine insopportabile.

Libro:
La metamorfosi (Garzanti, traduzione di Emilio Castellani) di Franz Kafka (1883-1924), novella apparsa per la prima volta nel 1915 e ritenuta uno dei testi fondativi della letteratura del ‘900. In poche decine di pagine, il suo autore imbastisce infatti una metafora potente e dibattuta ancora oggi, che descrive la disgregazione di una famiglia borghese attraverso gli occhi di chi ne è diventato involontariamente il peso.

Segni particolari:
Accettando di non avere più niente da offrire, nemmeno in termini di espressività, Gregor Samsa deciderà di allontanarsi dai suoi cari fino a scegliere (o a subire) la propria scomparsa come un ultimo atto di altruismo.

Cosa lo rende iconico:
Allegoria perfetta dell’alienazione moderna, quella di Gregor Samsa è la storia non di un mostro, ma di una persona diventata invisibile nel momento in cui ha smesso di essere utile. Il punto, quindi, non è come si sia verificata la trasformazione del titolo, o perché il protagonista sia condannato a una forma tanto ributtante, bensì quanto in fretta chi lo amava stia smettendo di vederlo come un essere umano. Come se non bastasse, il fantastico sfocia ancora di più nell’assurdo quando, davanti al trattamento che gli viene riservato, Samsa dà prova di una docilità che disturba quasi più della sua stessa metamorfosi, continuando a preoccuparsi di tutto e di tutti. Uno dei primi personaggi della letteratura ad aver saputo dare un volto – anzi, un corpo – memorabile al disagio psichico, alla frammentazione dell’io e al sacrificio dell’individuo sull’altare della performatività.

Jay Gatsby

copertina di Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald

Nome:
Jay Gatsby, nome di battesimo James Gatz. Un giovane che, nell’America dei ruggenti anni ’20, si reinventa da zero (anche in termini di nome, fortuna e passato) con un unico scopo: riconquistare Daisy Buchanan.

Libro:
Il grande Gatsby (Garzanti, traduzione di Claudia Durastanti) di Francis Scott Fitzgerald (1896-1940), pubblicato nel 1925 e ambientato a Long Island nell’età del jazz e del Proibizionismo. La storia è narrata dal vicino di casa di Gatsby, Nick Carraway, che assiste con occhio insieme meravigliato e disincantato alla parabola di questo misterioso parvenu, proveniente da una modesta famiglia del North Dakota.

Segni particolari:
Organizza delle feste leggendarie a cui non partecipa quasi mai, intento com’è a osservare dalla riva la luce verde del molo di Daisy, e costruisce ogni dettaglio della sua vita come una fragile e maniacale scenografia.

Cosa lo rende iconico:
Tra i personaggi della letteratura del ‘900, Jay Gatsby è forse quello che svela con più precisione il lato oscuro del sogno americano. Per via della sua impossibilità? No, per la capacità che ha di divorare chi ci si aggrappa troppo. Arricchirsi, infatti, è per Gatsby l’unico modo per risultare accessibile (e appetibile) alla donna di cui era innamorato, anche se il suo autore lo tratteggia come un uomo che non desidera realmente lei, quanto la versione di sé stesso a cui riaverla gli darebbe accesso: quella di un facoltoso gentiluomo finalmente amato e accettato nella sua interezza. Un protagonista che ha fatto scuola per il talento con cui Fitzgerald fotografa attraverso di lui l’illusione di chi si ostina a inseguire una chimera. Perfino quando il passato non esiste più, e si rischia di vivere il presente in funzione di un futuro a cui non si può avere accesso.

Miss Marple

Copertina del libro La morte nel villaggio di Agatha Christie, in cui compare per la prima volta uno dei personaggi più iconici dell'autrice, cioè Miss Marple

Nome:
Jane Marple. Ovvero un’anziana signorina che vive nel villaggio inglese di St. Mary Mead, e che sotto uno strato di lavori a maglia e pettegolezzi di provincia nasconde una delle menti più sagaci della prima letteratura poliziesca.

Libro:
La morte nel villaggio (Mondadori, traduzione di Giuseppina Taddei) di Agatha Christie (1890-1976), per citare giusto il primo dei romanzi gialli in cui fa la sua comparsa, nell’anno 1930. Quando il colonnello Protheroe viene trovato morto nello studio del vicario, i sospetti ricadono su chi avrebbe avuto buone ragioni per eliminarlo: tante, forse troppe persone. Così, mentre la polizia arranca, sarà Miss Marple a dover aguzzare l’ingegno…

Segni particolari:
Ama il birdwatching e il giardinaggio. Non ha mai lavorato né lasciato St. Mary Mead – e tuttavia ha una mente estremamente analitica, che la aiuta a far luce su dei misfatti rispetto a cui le forze dell’ordine brancolano nel buio.

Cosa la rende iconica:
Miss Marple è la risposta della “regina del mistero” a un mondo che sottovaluta i personaggi della letteratura femminili, specie quando sono avanti con gli anni. Ecco perché, nei testi che la vedono protagonista, il caso non si risolve grazie all’autorità o al metodo scientifico, ma al suo approccio analogico e relazionale, basato su decenni di osservazione della natura umana in un microcosmo apparentemente insignificante. Spesso liquidato per errore come un “genere minore”, il mystery dimostra allora – anche grazie a lei – di poter offrire un vivido ritratto delle storture della società, ponendo intanto le fondamenta per quello che in tempi più recenti è stato definito il filone del cozy crime: una variante del giallo dall’atmosfera più leggera, in cui un’indagine non troppo efferata viene risolta da una persona comune, provvista solo del giusto spirito di osservazione. Proprio come Miss Marple.

Pippi Calzelunghe

La copertina del libro Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, che ha per protagonista uno dei personaggi più iconici della letteratura per bambini e ragazzi

Nome:
Pippi Calzelunghe, per esteso Pippilotta Viktualia Rullgardina Krusmynta Efraimsdotter Långstrump (e già il nome è tutto un programma). Ha nove anni, i capelli rossi e le calze spaiate, e abita da sola a Villa Villacolle.

Libro:
Pippi Calzelunghe (Salani, traduzione di Donatella Ziliotto e Annuska Palme Sanavio) di Astrid Lindgren (1907-2002), uscito in Svezia nel 1945 e diventato quasi subito un caso editoriale mondiale. Insieme alla sua scimmia e a un cavallo maculato, la protagonista di questo intramontabile romanzo per ragazze e ragazzi aspetta il ritorno del padre (un capitano di mare che immagina re di un’isola sperduta) passando il tempo con Tommy e Annika.

Segni particolari:
È una bambina forzutissima, che maneggia il denaro, la verità e le buone maniere con la stessa noncuranza. Non mente mai, ma reinterpreta la realtà con una logica così coerente da far sembrare irragionevole qualunque adulto.

Cosa la rende iconica:
Ipotizzando una certa circolarità discorsiva, potremmo dire che Pippi Calzelunghe rappresenta – tra i personaggi della letteratura per l’infanzia – una sorta di “novella Circe”, che irrompe con energia sovversiva in un contesto dominato da bambine educate e desiderose di compiacere. A darcene la conferma è il fatto che, a differenza dei suoi coetanei, non voglia essere adottata, “corretta” o salvata da nessuno, e che anzi rovesci sistematicamente i rapporti di potere decretati dai grandi, smascherando l’arbitrarietà di molte regole spacciate per naturali. Precorritrice di una tradizione che includerà tante altre piccole eroine femministe, da Matilde di Roald Dahl a Coraline di Neil Gaiman, Pippi non si conforma e non si mortifica, continuando ancora oggi ad affascinare lettrici e lettori di ogni età con l’irriverenza e la dolcezza di chi sa badare (e bastare) a sé stessa.

Iscrizione a Il Libraio Scuola
Una nuova newsletter sul mondo della scuola

Letture originali da proporre in classe, approfondimenti, news e percorsi ragionati rivolti ad adolescenti.

Iscriviti ora a Il Libraio Scuola Iscriviti ora a Il Libraio Scuola!

Fotografia header: Dettagio dell'edizione Mondadori de "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald, la cui copertina è stata realizzata dalla Leftloft Agency

Abbiamo parlato di...