Al centro della 43esima edizione del Seminario di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, il futuro prossimo dell’editoria libraria nel tempo dell’intelligenza artificiale. Per Stefano Mauri, “come già accaduto con gli ebook”, gli editori europei e quelli Usa, “a cui va la leadership dell’editoria libraria, devono trovare presto un accordo con le big tech per remunerare autori e editori e per costruire una intelligenza responsabile e sostenibile”. Per Brian Murray di HarperCollins “le regole non sono ancora state scritte, c’è bisogno di collaborare, anche in dialogo con le tech company… meglio puntare sugli accordi commerciali”. La vede diversamente James Daunt, libraio a capo di Waterstones e Barnes & Noble… – I particolari

Al centro della 43esima edizione del Seminario di perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, ospitato come da tradizione dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, il futuro prossimo dell’editoria libraria nel tempo dell’intelligenza artificiale.

Del resto, l’appuntamento, annuale, organizzato dalla Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, con il contributo di Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, e in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori, l’Associazione Librai Italiani e il Centro per il Libro e la Lettura, è da sempre un’occasione di confronto tra editori, librai e addetti ai lavori italiani e provenienti da altri Paesi.

L’intelligenza dei libri

La giornata conclusiva, a cura di Stefano Mauri e condotta da Giovanna Zucconi, è stata dedicata al macro-tema L’intelligenza dei libri, ed è stata aperta da Mauri (Vicepresidente della Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, ed editore di questo sito, ndr) e Alberto Ottieri (Presidente della Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri).

Ottieri ha introdotto e coordinato l’appuntamenti gli Scenari economici di mercato, con l’intervento di Angelo Tantazzi di Prometeia su Proiezioni per il 2026: dove va la spesa delle famiglie italiane? e quello del presidente dell’AIE Innocenzo Cipolletta, che ha presentato, come di consueto, l’indagine sul mercato del libro in Italia. A questo proposito, nel 2025 appena archiviato, in Italia sono stati comprati tre milioni in meno di libri a stampa nei canali trade (librerie, online e grande distribuzione). Per l’editoria di varia, ovvero saggistica e narrativa, il 2025 si è quindi chiuso all’insegna del segno meno (nell’articolo dedicato tutti i particolari sull’indagine e uno sguardo alle previsioni sul 2026).

I librai di oggi sono ‘eroi locali’ (ma hanno “bisogno di nuove competenze”)

“Anche quest’anno la Scuola per Librai UEM testimonia l’impegno della comunità del mondo editoriale al rinnovamento e allo sviluppo del libro e delle librerie fisiche“, ha ribadito Ottieri, aggiungendo: “Al centro della discussione, l’identità dei librai e la sensibilità a orientare i lettori: la gestione economica della libreria, il marketing, la motivazione, la responsabilità nell’acquisto e nella vendita dei libri, i social per allargare i confini fisici della libreria, il servizio orientato alle diverse tipologie di lettori. I librai moderni sono stati definiti degli ‘eroi locali’ da Michael Busch, un grande libraio tedesco. Io aggiungerei: anche gli eroi hanno bisogno di professionalità e di competenze per affrontare la competizione in un mondo che cambia”.

Nel corso della mattinata veneziana, Mauri e Alberto Ottieri, insieme a Maria Pace Ottieri, hanno  ricordato Silvana Mauri nel ventennale della sua scomparsa, tra aneddoti e immagini.

A seguire, sono stati assegnati il 20esimo Premio per Librai Luciano e Silvana Mauri, che quest’anno è andato a Marta e Andrea Perego della libreria Peregolibri di Barzanò (Lecco), in joint venture con Il Libraccio, e la settima Borsa Nick Perren, vinta da Susanna Amoroso della libreria Biblos Mondadori di Gallarate (Varese), che lo scorso anno aveva preso parte alla Scuola.

41esimo Seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri

Il Seminario della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri

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Intelligenza artificiale e intelligenza editoriale

E veniamo al momento più atteso, la tavola rotonda internazionale, quest’anno intitolata Intelligenza artificiale e intelligenza editoriale. Coordinata da Mauri e moderata da Erin L. Cox, ha visto la partecipazione di “testimoni d’eccezione della trasformazione in corso”: James Daunt (a capo di Waterstones e Barnes & Noble), Sonia Draga (Presidente della Federazione Europea degli Editori e editore di Sonia Draga Publishing House), e due dei tre principali editori di varia USA e mondiali: Brian Murray (HarperCollins Publishers) e David Shelley (Hachette Book Group e Hachette UK).

Come porsi davanti all’inosservanza del diritto d’autore al tempo dell’AI?

Nel corso della tavola rotonda si è parlato, da punti di osservazione diversi, di come l’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana possano coesistere con il settore editoriale che, come molti altri, vivrà una nuova trasformazione sia dal punto di vista degli strumenti che l’IA mette a disposizione di lettori, lettrici, autori, librai ed editori, sia dal punto di vista delle sfide e delle problematiche che comporta l’inosservanza del diritto d’autore.

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All’inizio del suo intervento, Mauri ha parlato di “intelligenza editoriale“, riferendosi alla passione e alla creatività di migliaia di persone che lavorano nell’editoria libraria nei diversi paesi, e sottolineando come “questa Scuola ne sia un esempio”.

“Gli editori dovranno utilizzare gli strumenti di AI in modo professionale”

Quanto all’avanzata dell’AI, per Mauri “non si può immaginare un futuro in cui in tutti gli altri settori viene utilizzata e non nel mondo dell’editoria libraria”. Al tempo stesso, “ovviamente gli editori dovranno utilizzare gli strumenti di AI in modo professionale, con una grande cautela e consapevolezza, per preservare la qualità umana dell’atto editoriale”. Non dobbiamo usarla per scrivere o editare libri – ha specificato -, ma per organizzare meglio e più velocemente le informazioni”. Chiunque la utilizzi nel nostro settore, e anche chi la eroga, deve quindi “farlo con responsabilità“.

Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri foto di Yuma Martellanz

Il Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri nella foto di Yuma Martellanz

“Le regole non sono ancora state scritte, c’è bisogno di collaborare, anche in dialogo con le tech company”

Dal canto suo, Brian Murray ha ribadito “il ruolo del copyright, che va difeso a ogni costo” anche nell’era delle innovazioni portate dall’AI. Per il presidente e Chief Executive Officer di HarperCollins “le regole non sono ancora state scritte, e credo che ci sia bisogno di lavorare insieme e di collaborare non soltanto fra editori di paesi diversi, ma anche in dialogo con le tech company“. In generale, il manager americano non è pessimista: “Siamo ancora all’alba di una tecnologia, anche se si muove a un ritmo sostenutissimo, e siamo di fronte a cambiamenti che nessuno riesce davvero a interpretare; ad oggi non ho una risposta certa, ma sono fiducioso, anche ripensando a come l’industria del libro ha affrontato in passato altre rivoluzioni tecnologiche”.

“Come già accaduto con gli ebook…”

A proposito di accordi con le big tech in relazione a intelligenza artificiale e salvaguardia del diritto d’autore (va ricordato che oltreoceano HarperCollins ha già raggiunto, limitandosi però all’ambito della saggistica), Mauri auspica che, “come già accaduto con gli ebook, gli editori europei e quelli Usa, a cui va la leadership dell’editoria libraria, trovino presto un accordo con le big tech per remunerare autori e editori e per costruire una intelligenza responsabile e sostenibile”.

Certo le differenze con il mercato Usa sono evidenti: non va dimenticato che il fatturato di ciascuna delle società gestite da Daunt, Murray e Shelley è superiore all’intero mercato italiano di varia (e si può stimare che, insieme, ogni anno vendano circa un miliardo di copie di libri…).

“Salvaguardia del diritto d’autore? Trovare un equilibrio non è semplice”

Visto che si parla di editori europei, interviene anche Sonia Draga, per ricordare come “circa il 60% dei libri di varia arrivi dal self-publishing, in cui l’AI è molto utilizzata” (certo, i titoli autopubblicati raramente vendono più di poche copie). Al tempo stesso, “dell’AI si fa non poco uso nell’editoria universitaria e professionale, e gli stessi scienziati non possono farne a meno”. Per Draga “la difficoltà sta nel trovare un equilibro tra la salvaguardia del diritto d’autore e le limitazioni che si rischiano di imporre ad autrici e autori che non riescono più a immaginare di fare a meno dell’intelligenza artificiale…”. Al tempo stesso, per la presidente della Federazione degli editori europei, “sicuramente andrebbe disciplinato l’ambito della narrativa, ma non è affatto semplice trovare le modalità corrette e chiare per farlo”.

Negli Usa sono in corso 90 cause legate alla protezione del copyright

Negli Stati Uniti, dove, come detto, HarperCollins ha fatto da apripista nella ricerca di accordi, “sono in corso circa 90 cause legate proprio alla protezione del copyright“. Secondo Murray, molte big tech “stanno aspettando gli esiti di questi contenziosi legali per poi valutare eventuali accordi con gli editori”.

David Shelley dal canto suo ha difeso il modello editoriale tradizionale: “Un editore responsabile dovrebbe offrire un prodotto interamente creato da esseri umani, che sia sostenibile dal punto di vista ambientale e della creatività. Un modello di questo tipo ha sicuramente un valore economico maggiore“. E ha poi esortato l’Europa ad agire: “Credo che l’Europa possa giocare un ruolo forte in termini di azione giuridica e giudiziaria“.

Arriva poi il punto di vista del celebre libraio James Daunt, da anni ospite abituale alla Fondazione Cini: “Nei nostri negozi (più di 1000 in totale, tra Usa e Regno Unito, ndr) ogni giorno facciamo delle selezioni, il nostro è un lavoro di curatela. Istintivamente mi viene da dire che in libreria confinerei in un piccolo spazio delimitato pochi libri scritti da strumenti di AI. Insomma, sarei per tenere la porta quasi completamente chiusa”. Ma se Daunt (che ha anche citato il recente accordo tra Disney e OpenAI)  è critico sui libri scritti con il supporto di intelligenze artificiali, ammette anche che a livello di “centri di distribuzione“, invece, “l’AI gioca un ruolo molto importante”.

“L’AI è un mezzo, uno strumento, come Wikipedia, come i social, come Excel”

Stefano Mauri, che è tornato ad auspicare un accordo su questi temi tra editori europei e statunitensi, la vede diversamente da Daunt: “L’AI è un mezzo, uno strumento, come Wikipedia, come i social, come Excel. Ribadisco, l’importante è utilizzare questi strumenti in modo professionale. Mi spiego meglio: l’intelligenza artificiale, prima di tutto, è seducente, ti fa letteralmente un sacco di complimenti… ma dobbiamo stare attenti a non farci sedurre. È come lo specchio di Narciso, bisogna fare attenzione. Al tempo stesso può essere molto utile, ad esempio supportando la scrittura. Ecco perché, ripeto, ne va fatto un uso responsabile da parte di tutti gli attori della filiera, e mi riferisco anche a traduttori e illustratori. La responsabilità dell’autore che fa uso di strumenti di AI è un fattore chiave, perché alla base deve permanere il rispetto del diritto d’autore”.

“Meglio puntare sugli accordi commerciali”

Nel corso della tavola rotonda, in cui sono stati toccati numerosi altri aspetti (dall’uso dell’AI che fanno traduttrici e traduttori all’utilizzo in ambito grafico, non senza rischi di “allucinazioni”…) si è poi entrati nello specifico dei contenziosi legali in corso, a partire a quella che ha visto al centro Anthropic: “Sì è trattato di un patteggiamento, non si è arrivati in tribunale“, ha ricordato Murray, che ha ribadito la complessità dei problemi che si sta cercando di affrontare, sottolineando anche come “gli stessi studi legali negli Stati Uniti siano spesso su posizioni contrapposte“. Ecco perché il numero uno di HarperCollins preferisce “puntare sugli accordi commerciali“.

E la remunerazione per i “furti” che sono già stati commessi?

Si è poi parlato della remunerazione per i “furti” che sono già stati commessi, con migliaia di opere librarie che in tutto il mondo e in tutte le lingue sono state a lungo “saccheggiate per addestrare i modelli basati sull’AI”. Qui è tornato a intervenire Stefano Mauri: “Come Murray penso che, invece di aspettare 10 anni ed essere privati della nostra creatività senza remunerazione, dovremmo trovare in tempi brevi un modo per far sì che, chi vuoi utilizzare i libri che pubblichiamo per addestrare le proprie AI, possa farlo, ma pagando quote annuali. Queste licenze dovrebbero avere dei prezzi definiti. A quel punto, forse, le tech company sarebbero costrette a fare una selezione, scegliendo il meglio”.

L’esperimento con il libro di Han Kang

In conclusione, dopo la tavola rotonda, per restare in tema è arrivato l’intervento Il Sé digitale – Corpo, schermi e linguaggio del neuroscienziato Vittorio Gallese, seguito dai saluti finali di Mauri e Ottieri. Mauri ha introdotto la riflessione di Gallese, che si occupa da anni del rapporto tra cervello, corpo e relazioni sociali, facendo riferimento a un esempio concreto, e citando Il libro bianco dell’autrice Premio Nobel Han Kang, edito in Italia da Adelphi, che il giovane scienziato Tuhin Chakrabarty ha recentemente messo al centro di un test sull’intelligenza artificiale. Nel libro in questione, la madre dell’autrice ha perso la prima figlia poco dopo la nascita. Costretta, in una campagna sperduta, a partorire da sola per una gravidanza precoce, l’abbraccia e le parla come in un mantra. Kang scrive: For God’s sake don’t die, she muttered in a thin voice, over and over like a mantra. Lo scienziato ha caricato su ChatGPT l’intero libro, tranne questa frase, chiedendo all’AI di di completare quella parte, conservando lo stile dell’autrice sudcoreana. L’intelligenza artificiale ha scritto: She held the baby to her breast and murmured, Live, please live. Go on living and become my son. Come ha ricordato Mauri, sia lo scienziato sia un’intera classe di studenti di scrittura creativa in un “blind test” ha dichiarato di preferire la versione generata dall’AI, giudicandola più commovente. Ne parla lungamente sul New Yorker Vauhini Vara (autrice pubblicata in Italia da Guanda). Han Kang a sua volta ha spiegato che For God’s sake don’t die era la frase che sua madre disse prima di perdere quella che sarebbe stata la sua sorella maggiore. E che questa frase precede addirittura l’ideazione e la scrittura del romanzo. Viene infatti dalla sua biografia più intima. Dopo aver riepilogato l’esperimento, Mauri ha commentato: “Davvero è preferibile la frase generata dall’AI? Questo è per me l’esempio perfetto della differenza che c’è tra un’intelligenza umana e un’intelligenza senza corpo e biografia, senza esperienza fisica e identità, quando lo si applica alla scrittura”.

Staremo a vedere come evolverà il dibattito sull’ascesa dell’AI nel mondo dell’editoria da qui al prossimo Seminario…

 

 

 

 

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