“Siamo sbalorditi. Si introduce, senza alcun confronto precedente, una misura che danneggia editori, librai, autori e che è costruita in totale spregio della categoria degli editori educativi e accademici e del diritto d’autore, della giusta remunerazione dovuta per il lavoro intellettuale di chi scrive, illustra, impagina, aggiorna ed edita tali testi e il cui valore e i costi di sviluppo – lo ribadiamo anche se dovrebbe essere chiaro – non è certamente solo quello della carta su cui sono stampati…”. L’Associazione Italiana Editori e i librai di ALI Confcommercio chiedono la cancellazione della disposizione, contenuta nel disegno di legge di Bilancio all’articolo 105, che impone agli editori di fornire libri di testo per gli studenti di scuola e università in versione digitale stampabile al 50% del prezzo di copertina dell’equivalente versione cartacea – I particolari
“Una disposizione inutile e dannosa, che grava di oneri la filiera senza recare un reale vantaggio alle famiglie”. Così il presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Innocenzo Cipolletta chiede la cancellazione della disposizione, contenuta nel disegno di legge di Bilancio all’articolo 105, che impone agli editori di fornire libri di testo per gli studenti di scuola e università in versione digitale stampabile al 50% del prezzo di copertina dell’equivalente versione cartacea.
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“Siamo sbalorditi – prosegue -. Si introduce, senza alcun confronto precedente, una misura che danneggia editori, librai, autori e che è costruita in totale spregio della categoria degli editori educativi e accademici e del diritto d’autore, della giusta remunerazione dovuta per il lavoro intellettuale di chi scrive, illustra, impagina, aggiorna ed edita tali testi e il cui valore e i costi di sviluppo – lo ribadiamo anche se dovrebbe essere chiaro – non è certamente solo quello della carta su cui sono stampati”.
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Conclude il presidente di AIE: “Ci chiediamo come sia possibile introdurre, senza aver mai avviato un confronto, una misura che reca un grave danno all’intera filiera del libro, senza portare vantaggi reali per le famiglie. Per tutti questi motivi e per la rilevanza sociale, e non solo industriale, del settore dell’editoria educativa e accademica, non possiamo che chiederne la cancellazione”.
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I librai di ALI Confcommercio: “Una norma inutile e dannosa”
Sul tema interviene anche Paolo Ambrosini, presidente di ALI Confcommercio, che parla di “una norma che nasce, almeno nelle intenzioni, per contrastare il caro scuola, e che rischia invece di creare nuovi problemi alle famiglie e all’intera filiera del libro“. E ancora: “Ancora una volta si interviene su un settore economico senza alcun confronto preventivo con chi lo rappresenta e lo conosce. Una scelta che rischia di danneggiare editori, librai, autori e tutti gli operatori della filiera, senza garantire un reale risparmio alle famiglie. Perché il libro non è fatto soltanto di carta: dietro ogni volume ci sono lavoro intellettuale, progettazione, aggiornamento, editing, distribuzione e una rete di imprese e professionalità”.
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Per Ambrosini, “il paradosso è anche economico. Un libro dal prezzo di copertina di 25 euro potrebbe essere acquistato in versione digitale a 12,50 euro, ma per ottenere una copia cartacea le famiglie dovrebbero sostenere anche il costo della stampa. Per un volume di 200-300 pagine si possono stimare ulteriori 16-20 euro. Il risultato? Una spesa complessiva potenzialmente superiore al prezzo del libro acquistato in libreria“.
“Ci chiediamo quale sia il vantaggio concreto per gli studenti e per le famiglie. Cui prodest? Si rischia di introdurre un meccanismo che non risolve il problema del caro scuola, ma trasferisce semplicemente i costi sulle famiglie e le conseguenze economiche sulle imprese”, sottolinea il presidente di ALI Confcommercio.
Le ricadute sulla rete delle librerie sarebbero particolarmente preoccupanti, aggiunge: “il comparto rappresentato da ALI Confcommercio coinvolge oltre 12.000 operatori e più di 4.400 punti vendita, senza considerare l’indotto”. E ancora: “Dalla legge finanziaria e dal Governo le imprese si aspettano soluzioni, sostegno e condizioni per continuare a investire e creare lavoro, non nuovi problemi e interventi che rischiano di compromettere l’equilibrio di interi settori economici. Non si può pensare di affrontare un problema sociale scaricandone i costi su imprese che ogni giorno garantiscono servizi, occupazione e presidio culturale sui territori”.
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ALI Confcommercio ribadisce la propria proposta: introdurre una detrazione fiscale del 19% sulle spese per l’acquisto dei libri, scolastici e no. “Una misura che aiuterebbe concretamente le famiglie, sostenendo al tempo stesso l’intera filiera e la diffusione della lettura”.
“La nostra proposta ha un difetto: richiede risorse pubbliche. Ma è proprio questo che ci aspettiamo da un Governo: investire per risolvere i problemi dei cittadini e sostenere le imprese, non cercare scorciatoie a spese del lavoro degli altri…”, dichiara Ambrosini, che conclude: “ALI Confcommercio chiede pertanto la cancellazione della disposizione e l’apertura di un confronto immediato con le rappresentanze della filiera. Il caro scuola è un problema reale e va affrontato con strumenti efficaci, non con norme che rischiano di produrre nuovi danni senza generare benefici concreti“.
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Fotografia header: Ragazze e ragazzi a scuola (foto di GettyEditorial)