Dopo le polemiche delle scorse settimane, da Più libri più liberi fanno sapere che solo “sette domande sono state presentate in forma incompleta, non essendo stata sottoscritta la dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e ai valori dell’antifascismo. Trattandosi dell’esplicitazione di principi generali già richiamati nel regolamento della manifestazione, la Fiera ha comunque deciso di prendere in considerazione anche queste”. Iscrizioni in linea con lo scorso anno. Annamaria Malato, presidente della Fiera, commenta: “Volevamo creare un clima di serenità. Mi pare evidente che non ci siamo riusciti”. I punti di vista del Centro per il libro e la lettura e degli editori Andrea Gessner (Nottetempo) ed Elisabetta Sgarbi (La Nave di Teseo) – I particolari
Dopo la polemica dell’autunno scorso per la presenza tra gli stand di Passaggio al Bosco, in vista della 25esima edizione di Più libri più liberi, in programma a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026, a far discutere nelle scorse settimane è stata la richiesta, da parte degli organizzatori nei confronti degli editori partecipanti, di sottoscrivere “una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili“.
In tanti hanno preso posizione, e non sono mancati gli attacchi alla Fiera della piccola e media editoria, che quest’anno ha introdotto diverse novità, tra cui una nuova squadra curatoriale, coordinata da Paolo Di Paolo, che coinvolge Nadeesha Uyangoda, Licia Troisi e Giorgio Zanchini.
Tra gli interventi che hanno fatto più parlare, quello della premier Giorgia Meloni, con tanto di replica-chiarimento da parte dei vertici della Fiera (qui tutti i dettagli sul caso del “patentino antifascista“).
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Oltre 300 domande di iscrizione, in linea con i numeri dello scorso anno
Ora, dalla Fiera, organizzata dall’Associazione Italiana Editori, informano che si è chiusa la campagna commerciale. E spiegano che gli editori che hanno chiesto di esporre a Più libri più liberi sono oltre 300, in linea con i numeri dello scorso anno.
Nella nota della Fiera si spiega che “sette domande sono state presentate in forma incompleta, non essendo stata sottoscritta la dichiarazione di adesione ai principi costituzionali e ai valori dell’antifascismo. Trattandosi dell’esplicitazione di principi generali già richiamati nel regolamento della manifestazione, la Fiera ha comunque deciso di prendere in considerazione anche queste”. E ancora: “Nei prossimi giorni esamineremo le domande pervenute e individueremo quali accogliere in base allo spazio disponibile: criterio fondamentale sarà la coerenza del progetto editoriale e imprenditoriale con le finalità della manifestazione, nata per dare visibilità e sostenere la crescita della piccola e media editoria italiana”.
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La presidente della Fiera: “Volevamo creare un clima di serenità. Mi pare evidente che non ci siamo riusciti”
Su Repubblica Annamaria Malato, la presidente della Fiera, ha commentato: “Volevamo creare un clima di serenità. Mi pare evidente che non ci siamo riusciti: la polemica è arrivata addirittura fino alla presidenza del Consiglio. Non potevamo immaginare una cosa del genere. La nostra intenzione è di rivedere la formulazione della frase per l’edizione del 2027”.
Tra le case editrici che non hanno firmato, La nave di Teseo di Elisabetta Sgarbi, che commenta: “L’aderenza alla Costituzione di tre case editrici (Nave, Baldini, Oblomov) è questione che non posso risolvere io con una firma: non sono una costituzionalista. Io penso che i comportamenti messi in atto da La nave di Teseo siano attuativi della Costituzione. Ma se mi si fa una domanda precisa, e vincolante, alzo le mani. Però mi chiedo anche: è giusto che questa domanda me la rivolga l’Aie, a cui La nave è già iscritta da dieci anni? Se hanno fatto un passo indietro, mi sento sollevata”.
Sollevato, come riporta sempre Repubblica, anche Manuel Grillo, editore di Settecolori, che si era già esposto allo scoppio della polemica: “Mi sembra una scelta di buon senso. Sono i libri che devono stare al centro”.
Il punto di vista di Gessner (Nottetempo)
Quanto ad Andrea Gessner di Nottetempo, nipote di Giulio Einaudi, chiarisce così la scelta di non firmare l’autocertificazione per la partecipazione alla prossima edizione della Fiera: “In primo luogo perché personalmente mi sento profondamente antifascista e profondamente democratico anche per l’eredità culturale che mi arriva dai miei avi, i quali durante gli anni del regime fascista ebbero a subire incarcerazioni, dovettero andare in esilio, non si risparmiarono nella Resistenza; ma quello per cui lottavano non prevedeva di non doversi confrontare culturalmente con idee diverse dalle loro: proprio perché questo confronto tornasse a essere possibile furono spinti alla Resistenza antifascista. Sono insomma contrario a questo patentino di ‘antifascismo’, perché mi pare che porti da tutt’altra parte rispetto all’intenzione“. Gessner aggiunge: “Riteniamo che, scorrendo il catalogo della casa editrice nottetempo, sia abbastanza chiaro che non ci dedichiamo a far rivivere epoche che riteniamo molto buie e credo che questo sia evidente sin dai tempi in cui fondammo la casa editrice con Ginevra Bompiani e con mia madre, Roberta Einaudi”.
Interviene anche il Centro per il libro e la lettura
Interviene anche il presidente del Cepell Giuseppe Iannaccone: “Nelle scorse settimane ho sottolineato il mio sconcerto per un’iniziativa che mi sembrava sbagliata sia nei modi sia nella sostanza. Resto convinto che si sia trattato di un grave svarione in buona fede. Spero che adesso questa posizione si sostanzi in un trattamento equo e comune per tutti gli editori, anche quelli che non hanno sottoscritto quella dichiarazione“.
Per la cronaca, non ci sarà invece Passaggio al Bosco, che ha rinunciato all’iscrizione.