Il filosofo e scrittore Leonardo Caffo ha annunciato il ricorso e ha parlato di decisione “sproporzionata e contraria ai principi dell’articolo 27 della Costituzione”. E ha poi fatto discutere per un monologo in tv a “Le iene”

Nei giorni scorsi, come anticipato dal Corriere della Sera, la NABA ha licenziato il filosofo e scrittore Leonardo Caffo, che insegnava Estetica alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.

Caffo, come riportato da Repubblica, ha parlato di decisione “sproporzionata e contraria ai principi dell’articolo 27 della Costituzione, secondo il quale la pena dev’essere rieducativa e non vendicativa”. E ha aggiunto: “Mi è stato comunicato che quello nei miei confronti è un provvedimento disciplinare perché sono stato ritenuto incompatibile con il codice etico dell’università. Quindi non sono stato licenziato a causa della sentenza, ma nonostante la sentenza, perché io dall’accusa di lesioni sono stato assolto. Non ho mai detto di essere infallibile, ma con il licenziamento mi si fa passare direttamente dalla condizione di non infallibile a quella di fallito”. Il docente ha annunciato che farà ricorso.

Dopo essere stato condannato nel 2024 in primo grado a quattro anni per maltrattamenti e lesioni gravi nei confronti dell’ex compagna, lo scorso 18 dicembre 2025 la Corte d’appello di Milano ha accettato il concordato tra le parti, dimezzando la condanna che era stata inflitta in primo grado a Caffo. La Corte d’Appello, considerato anche lo “stato di totale incensuratezza” di Caffo (che ha mostrato “una evidente volontà risarcitoria dei confronti della parte civile”, e che “denota un chiaro ed evidente atteggiamento di compunzione e di rivisitazione del proprio vissuti emotivo e dei propri comportamenti inadeguati”), ha dunque ridotto la pena da quattro a due anni, assolvendo Caffo dall’accusa di lesioni. Il filosofo ha anche ottenuto la sospensione condizionale della pena purché prenda parte a un percorso “presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero dei soggetti condannati”.  La Corte ha deciso la “non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziario”. Ridotta la condanna, è stata conseguentemente revocata anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

Nell’autunno 2024 si era molto parlato dell’invito fatto a Caffo (prima della condanna in primo grado) da parte della fiera Più libri più liberi. A seguito delle polemiche, il filosofo aveva ritirato la propria partecipazione alla manifestazione.

Nei giorni scorsi il filosofo è tornato a far discutere per un monologo nel corso del programma tv Le Iene, su Italia1. Come riporta Repubblica, attraverso una nota, l’ex compagna di Caffo, ha ritenuto “necessario fornire alcune precisazioni, al fine di evitare, ancora una volta, che venga alterata o travisata la verità dei fatti accertati nel corso del procedimento penale”. In particolare, tra le altre cose, l’ex compagna scrive che, “oltre al concordato, era stato raggiunto un accordo privato che il signor Caffo ha ripetutamente violato. In base a tale accordo, io avrei concesso la mia adesione al concordato e quindi la possibilità per lui di ottenere una riduzione della pena a condizione, tra le altre, che cessasse di rilasciare interviste aventi ad oggetto il processo e, soprattutto, nostra figlia, che ancora una volta è stata da lui menzionata pubblicamente…”.

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