“La botanica degli amori perduti” è un thriller che si muove tra passato e presente e con una protagonista d’eccezione: Merel, un’anti-eroina moralmente complessa. Tra descrizioni di piante e fiori, con i loro effetti benefici (ma anche quelli negativi), la scrittrice francese Claire Elder esordisce con un libro che intreccia il thriller psicologico, l’indagine sulle proprie origini e una storia d’amore tormentata…

La natura raccoglie in sé tante sfumature (e contraddizioni) quante sono i colori che racchiude: la natura è vita (ma è anche morte), è calma (ma sa essere anche selvaggia), è accogliente (ma a volte anche incredibilmente crudele).

Fatte queste premesse, ecco che non stupisce che il mondo vegetale possa essere chiave e specchio –  e soprattutto protagonista indiscussa – di un thriller psicologico.

copertina di La botanica degli amori perduti

Parliamo di La botanica degli amori perduti, esordio letterario della scrittrice francese Claire Elder.

Le vicende si svolgono in un piccolo paese francese: qui si è rifugiata Merel, una donna che ha alle spalle un passato turbolento e segnato da abbandoni, case famiglia e orfanotrofi.

Ed è qui che entra in gioco la natura: Merel dedica le sue giornate a domare il giardino selvaggio della casa, nel tentativo di ritrovare un equilibrio attraverso il giardinaggio e la solitudine.

La cura del giardino è affiancata alla stesura di una serie di riflessioni indirizzate a Stan, il suo grande amore perduto. Ed è tra queste righe che lettrici e lettori riescono a risalire al passato tormentato della protagonista, un passato che nasconde un amore viscerale, adombrato da manipolazione e violenza.

Tra continui rimandi tra passato e presente, la trama si porta avanti in un susseguirsi di colpi di scena.

Quello che però colpisce, e qui ritorna il discorso con cui si è aperto questo articolo, è che la natura non abbia un ruolo marginale in tutto ciò: gli odori di piante e fiori portano alla luce ricordi ormai sepolti e costringono la trama ad aumentare il ritmo.

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La natura viene mostrata nelle sue capacità benefiche – la cura del giardino come cura della propria psiche – ma anche in quelle più violente e pericolose. In lei sono concentrate le contraddizioni della stessa Merel: un’anti-eroina moralmente complessa.

Ma il tema del doppio si riflette anche in un altro personaggio: quello di Vikki, la sua giovane vicina verso la quale Merel sviluppa un forte senso di protezione.

Claire Elder e Marco Bianco

Claire Elder e il suo traduttore, Marco Bianco, in occasione di un incontro per la stampa organizzato dalla casa editrice Mondadori nella cornice del Fioraio Bianchi Caffè di Milano

Ogni sezione o capitolo del libro si apre con la classificazione di una pianta e la descrizione delle sue proprietà, che siano curative, magiche o tossiche. Tali proprietà sono fortemente legate agli sviluppi della trama: la gramigna è metafora dei pensieri infestanti che non si riescono ad estirpare; al contrario la felce permette di ritrovare la memoria perduta e rendersi invisibili. L’iperico cura la malinconia e l’Acacia è simbolo di resurrezione.

Un aneddoto circa la traduzione dei nomi delle piante: Marco Bianco, che ha tradotto il romanzo dal francese, racconta di come alcuni nomi che in italiano indicano un fiore o una pianta, in francese ne indicano un’altra. Per un libro in cui l’universo vegetale è tanto protagonista quanto lo sono i personaggi femminili, le scelte traduttive meritavano dunque una riflessione puntuale.

Racconta Bianco: “Nel caso di alcune piante, soprattutto quelle tropicali, anche solo individuarle ha richiesto uno sforzo non indifferente. Le specie botaniche nel mondo sono infinite, c’è una certa confusione nella nomenclatura e per alcune delle piante citate nel libro non esiste un termine nella nostra lingua. Il problema si pone soprattutto con i nomi comuni, talora diversissimi in francese e in italiano, talora persino ingannevoli – basti pensare al rovo comune, che non indica la stessa pianta qui e oltralpe. Una semplice traduzione letterale il più delle volte non è dunque possibile”.

Non resta dunque che addentrarsi in “una passeggiata nei giardini di una botanica piuttosto anticonvenzionale, la cui storia sembra risuonare per molte donne di tutte le età”.

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