Nel saggio “Alfabit – L’italiano digitale dagli SMS all’IA” (di cui proponiamo un estratto), il linguistica Giuseppe Antonelli riflette su come l’uso dell’italiano moderno sia influenzato dalle nuove tecnologie e dai nuovi mezzi di comunicazione. Il libro ricostruisce le varie fasi di questa metamorfosi, facendo affidamento anche a esempi concreti, tratti dal parlato
Com’è cambiato l’italiano dall’invio dei primi SMS al dialogo con le cosiddette intelligenze artificiali? Quand’è cominciata la trasformazione del nostro rapporto con la lingua? Il linguista e saggista Giuseppe Antonelli (tra le altre cose ospite fisso nella trasmissione Splendida cornice, in onda su Rai 3) prova a dare una risposta a queste domande in Alfabit – L’italiano digitale dagli SMS all’IA, edito da Il Mulino: un saggio che tenta di tracciare una storia dell’incontro fra la tradizione linguistica e la sua traduzione informatica.

Antonelli, in particolare, esplora il legame che unisce l’evoluzione della lingua italiana con il subentrare dei nuovi mezzi tecnologici e di comunicazione. Con il passare degli anni, quest’ultimi hanno influenzato l’uso della lingua, riducendo la distanza tra scritto e parlato e favorendo l’affermarsi di testi sempre più frammentari e informali. L’esito? Una lingua dettata dai tempi dell’interazione simultanea: rapida, effimera, immediata, improntata alla spontaneità. A questo proposito, in un’intervista al nostro sito, già nel 2016 l’autore affermava: “Quello che è accaduto negli ultimi vent’anni nella storia della nostra lingua rappresenta senz’altro una rivoluzione. Per la prima volta, infatti, l’italiano si ritrova a essere non solo parlato, ma anche scritto quotidianamente dalla maggioranza degli italiani. Una novità apparentemente paradossale, visto che l’italiano è vissuto per secoli quasi soltanto come lingua scritta”.
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Nato nel 1970, insegna Storia della lingua italiana all’università di Pavia, Giuseppe collabora con il Corriere della Sera. Antonelli è autore di numerose opere. Con Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin, ad esempio, ha curato la Storia dell’italiano scritto in sei volumi (Carocci, 2014-21) e con Emiliano Picchiorri e Leonardo Rossi è autore di grammatiche per le scuole medie (La lingua in cui viviamo, Mondadori scuola, 2024) e per il biennio delle superiori (La cura delle parole, Einaudi scuola, 2023; L’italiano dal vivo, Einaudi scuola, 2024).

Tra gli ultimi titoli di Giuseppe Antonelli ricordiamo: Il museo della lingua italiana (Mondadori, 2018), Il Dante di tutti – Un’icona pop (Einaudi, 2022), la curatela del volume La vita delle parole – Il lessico dell’italiano tra storia e società (il Mulino, 2023), e Parola per parola – Etimi, storie e usi del lessico (2025)
Alfabit – L’italiano digitale dagli SMS all’IA è diviso in tre capitoli, che ricostruiscono la metamorfosi in corso: dall’italiano digitato degli SMS e delle email all’e-taliano di chat e social fino all’IA-taliano di ChatGPT e degli altri Large Language Models.
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Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:
1. La neoepistolarità tecnologica
Negli anni Ottanta del secolo scorso la comunicazione era già abbastanza di moda, ma sentendo parlare di medium veniva ancora istintivo pensare ai fenomeni paranormali. Del computer si aveva un’idea molto vaga, figuriamoci se ci s’immaginava che il nostro accesso al mondo sarebbe diventato un clic sul mouse. E dicendo il cellulare ci si riferiva alla camionetta della polizia: nessuno poteva indovinare che pochi anni dopo quel nome avrebbe identificato un oggetto-totem inseparabile da ognuno di noi. Negli ultimi dieci anni del Novecento, le forme di comunicazione scritta consentite dai telefoni cellulari (i messaggini SMS ‘Short Message Service’) e dal computer attraverso Internet (posta elettronica, chat) sono entrate con prepotenza nella nostra vita di tutti i giorni e sono ormai parte integrante del costume e dell’immaginario collettivo.
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A dimostrarlo c’è anche la frequenza con cui appaiono, in quegli anni, nella letteratura e nel cinema. Già nel 1997, brani di testo presentati come e-mail si trovano in uno dei racconti di Mania di Daniele Del Giudice e nel romanzo Senza rivoluzione di Lorenzo Pavolini. Qualche anno dopo, Caterina Bonvicini in Penelope per gioco (2000) tenta di aggiornare il tradizionalissimo genere del romanzo epistolare trasformandolo in romanzo di posta elettronica. La tecnica si può considerare ben acclimata nella narrativa italiana già all’altezza del 2001, quando anche un narratore antisperimentale come Andrea De Carlo introduce nel suo Pura vita numerosi messaggi di posta elettronica e qualche messaggino SMS1.
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Quanto al cinema, basta pensare al personaggio delle Fate ignoranti di Ferzan Özpetek (2000), che muore investito da un’auto perché legge un SMS mentre attraversa la strada, o a Caterina va in città di Paolo Virzì (2002), in cui – a un certo punto – la protagonista tredicenne riceve un SMS e gli spettatori in sala possono vedere sullo schermo il testo del messaggio in arrivo («KE FAI? NOI STASERA FESTONA CON MASKI SORKI!!! : – ) BACIOTTI DANI») e poi seguire la digitazione della relativa risposta («IO QUI CON AMICO ATLETICO FIKISSIMO : – ) CIAO CATE»). Tutto in lettere maiuscole, per evitare la complicata alternanza col minuscolo nella tastiera del telefonino; con il ricorso a un lessico un po’ gergale (il modo di evocare i ragazzi attraenti appartiene al linguaggio giovanile romano); infarcendo il testo di punti esclamativi, di faccine fatte con i segni di interpunzione (emoticon) e di k al posto di ch per risparmiare qualche carattere dei 160 disponibili in ogni invio.
Da dove digiti?
Riferendosi a queste nuove forme di scrittura, si sono usate diverse definizioni: quella di italiani trasmessi scritti (ma nella coscienza collettiva l’idea di trasmissione è ancora intimamente legata alle trasmissioni televisive o radiofoniche); quella di italiano digitale, che sottolinea la differenza rispetto ai vecchi media analogici (peraltro non scritti: il telefono, ad esempio) e anche quella di italiano digitato2, che pone bene l’accento sulla nuova e comune modalità di produzione della scrittura. «Da dove dgt?», si domanda in rete quando si entra in contatto con un nuovo “ircatore” (IRC ‘Internet Relay Chat’ è il programma più diffuso tra quelli che gestiscono le chat line). Digitare su una tastiera era, fino all’avvento di questi strumenti, un’attività quasi esclusivamente professionale e in generale legata all’idea di una copia in pulito. Dai primi anni Duemila, rappresenta un gesto quotidiano per un’ampia fetta della popolazione (specie fra i più giovani) ed è identificata con una comunicazione rilassata, confidenziale. Moltissime persone che non avrebbero scritto un rigo producono una mole impressionante – sia pure frammentaria e quasi atomizzata – di testi digitati. Certo, anche a rischio di scrivere messaggi semplificati, pieni di stereotipi e modismi, di strafalcioni ortografici e grammaticali talvolta. Ma dando vita, comunque, a un fenomeno collettivo di ritorno a una comunicazione scritta che definirei con l’etichetta complessiva di neoepistolarità tecnologica. Si tratta di «una rivoluzione iniziata con l’avvento dei word processor e proseguita con la telematica»: «l’attuale primato della scrittura […] non è pensabile fuori dal contesto multimediale che ne ha ridefinito il ruolo, poiché la scrittura è oggi solo uno dei tanti linguaggi che le nuove tecnologie consentono di allineare, sovrapporre e contaminare» (Elena Pistolesi, Il parlar spedito. L’italiano di chat, e-mail e SMS, 2004)3.
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- Ci si riferisce rispettivamente a Daniele Del Giudice, Mania, Torino, Einaudi, 1997; Lorenzo Pavolini, Senza rivoluzione, Firenze, Giunti, 1997; Caterina Bonvicini, Penelope per gioco, Torino, Einaudi, 2000; Andrea De Carlo, Pura vita, Milano, Bompiani, 2001. [Sulla neoepistolarità digitale nella narrativa italiana degli ultimi trent’anni si veda ora Chiara Zoppi, I messaggi digitali nei romanzi e-pistolari italiani. Un’indagine linguistica e funzionale, «Lingue e culture dei media», 6 (2), 2023, pp. 127-153: https://doi.
org/10.54103/2532-1803/19898]. - Erika Gastaldi, Italiano digitato, «Italiano & Oltre», XVII, 2002, pp. 134-137.
- Elena Pistolesi, Il parlar spedito. L’italiano di chat, e-mail e SMS, Padova, Esedra, 2004.
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(continua in libreria…)
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