Marco Balzano, ne “Le parole sono importanti”, compie un viaggio alla riscoperta del fascino e dell’importanza dell’etimologia, che lo scrittore paragona alla poesia

Scoprire l’etimologia di una parola conduce sempre a una sensazione di meraviglia: riconosciamo qualcosa che non sapevamo di sapere, un universo di elementi che era sotto i nostri occhi ma che non avevamo mai notato.

Nel suo nuovo libro, il cui titolo è ispirato al film di Nanni Moretti Palombella Rossa, Marco Balzano, classe ’78, che con Resto qui (Einaudi) è stato finalista all’ultimo Premio Strega, si interroga sul perché l’etimologia, nonostante eserciti fascino, sia una scienza che non riceve la considerazione che merita.

Le parole sono importanti Marco Balzano

E così, ne Le parole sono importanti (Einaudi), Balzano, che insegna lettera nei licei e che con L’ultimo arrivato si era aggiudicato nel 2015 il Premio Campiello, sottolinea come padroneggiare le parole nella loro storicità e non possederne solamente la scorza abbia dei vantaggi. Per esempio, chi acquisisce una forma mentis etimologica sa che attribuire a qualsiasi vocabolo un solo significato è limitativo.

Balzano,  allora, paragona l’etimologia alla poesia, perché entrambe sanno offrire sempre un’immagine o un gesto che danno tridimensionalità alla parola. E ci rende inoltre archeologi, perché possiamo chiederci se l’uso odierno dei vocaboli conservi ancora qualcosa del significato originale e, nel caso non sia così, indagarne le ragioni, scavando nel passato di quella determinata parola.

Attraverso dieci scavi etimologici, l’autore ci dice non solo che ogni parola ha un corpo da rispettare, ma anche che non è un contenitore da riempire a piacimento. Perché ogni parola ha una sua indipendenza e una sua vita.

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