Arriva in libreria "L’amico scrittore", in cui lo scrittore francese si racconta a tutto campo. E torna anche a parlare del ruolo della lettura - Su IlLibraio.it una selezione delle sue risposte sul tema contenute nel libro-intervista

Arriva in libreria per Feltrinelli L’amico scrittore – Conversazione con Fabio Gambaro (Feltrinelli), in cui lo scrittore francese Daniel Pennac ripercorre la sua carriera. Un’incursione nell’officina del famoso romanziere, tra ricordi e riflessioni, in cui Pennac si esprime – oltre che sulla genesi e i caratteri delle sue opere – sul mestiere dello scrittore, la lingua, il teatro, la lettura, la scuola, la cultura, la famiglia, la politica e l’Europa. E dopo i famosi “10 diritti del lettore”, prova a tracciare la mappa dei possibili diritti dello scrittore, a cominciare da quello fondamentale della libertà di scrittura.

Su IlLibraio.it ricordiamo i 10 diritti elencati da Pennac (tratti da Come un romanzo, Feltrinelli, 1999):

1. Il diritto di non leggere
2. Il diritto di saltare le pagine
3. Il diritto di non finire il libro
4. Il diritto di rileggere.
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
6. Il diritto al bovarismo
7. Il diritto di leggere ovunque
8. Il diritto di spizzicare
9. Il diritto di leggere ad alta voce
10. Il diritto di tacere

E, qui di seguito, proponiamo una nostra selezione delle risposte dello scrittore al giornalista de La Repubblica, in cui Pennac torna ad affrontare il tema della lettura.

-SUI GIOVANI E IL PIACERE SMARRITO DELLA LETTURA
“Le risposte sono tante: di solito si dà la colpa alla televisione, ai videogiochi, ai computer e più in generale a tutte le nuove tecnologie, ma anche la scuola e la società dei consumi sono spesso considerate responsabili. Invocando queste cause oggettive – che hanno tutte un qualche fondamento – ci si libera però da ogni responsabilità soggettiva: è sempre colpa degli altri e di un sistema su cui non abbiamo alcun controllo. Troppo facile! Ciascuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità. Per quanto riguarda la grande accusata, la televisione (e più in generale il mondo di internet e delle immagini), non credo che si debba demonizzare: la televisione non uccide la lettura. Naturalmente gli eccessi sono sempre pericolosi, ma la lettura e l’universo dell’immagine possono benissimo coesistere. La televisione non è responsabile di tutto. Spesso però i genitori obbligano i figli a leggere, mentre loro passano le serate davanti al televisore”.

-SUL RUOLO DELLA FAMIGLIA
Nelle famiglie in cui i genitori amano la lettura, ma senza imporla ai figli, anche questi spesso leggono. La lettura è un comportamento che si può trasmettere: ai bambini infatti noi non trasmettiamo valori, ma comportamenti. Anche la scuola può svolgere un ruolo importante, ma deve innanzitutto far scoprire agli allievi il semplice piacere di una storia, il piacere superficiale di un’avventura scoperta di capitolo in capitolo. Solamente in seguito si potrà porre qualche domanda sul significato di quella storia, perché naturalmente il piacere della lettura non è solo il piacere dell’evasione, ma anche quello della comprensione che implica sempre uno sforzo: chi scopre il piacere della lettura diventa rapidamente un lettore speleologo che si inabissa volentieri nelle profondità del testo. All’inizio però le nostre letture sono sempre figlie della soddisfazione immediata delle sensazioni e dell’immedesimazione totale con il testo: è così per tutti, non si può negarlo”.

-SE MANCA IL PIACERE DELLA LETTURA E’ MEGLIO SMETTERE?
“Ci sono molti motivi per interrompere la lettura di un libro. Se un romanzo è veramente brutto, se è una sequenza di stereotipi, di solito ce ne accorgiamo subito; e purtroppo un romanzo non è come il vino, non migliora invecchiando: inutile insistere. Altre volte, invece, ci capita di leggere un libro dietro cui sentiamo qualcosa che ci sfugge, una qualità che non riusciamo a cogliere fino in fondo. Anche in questo caso è meglio riporlo sullo scaffale della libreria: forse un giorno lo riprenderemo in mano, apprezzandone meglio tutte le sfumature. Crescendo, quello che prima ci sembrava un mattone, può rivelarsi una nuvola. Come mettiamo in cantina un vino troppo giovane per farlo invecchiare, così dobbiamo saper aspettare il giorno in cui saremo giunti all’altezza di un libro per il quale siamo noi ad essere ancora troppo giovani”.

-LA LETTURA COME ATTO SOVVERSIVO E DI RIVOLTA
“Domina la convinzione che si legga sempre con una qualche finalità: per istruirsi, per costruirsi o per mille altri buoni motivi. Ciò è probabilmente vero da un punto di vista culturale, ma errato da un punto di vista individuale, dato che non leggiamo “per”, ma “contro”: contro tutto ciò che ci dà fastidio, contro le contingenze familiari, sociali, patologiche, professionali, economiche. Leggiamo contro le malattie, contro il capoufficio, contro i professori, contro la metropolitana, contro la pioggia, contro la noia: quando leggiamo, mandiamo al diavolo tutti. La lettura è dunque un atto sovversivo, e al contempo una tregua che dichiariamo unilateralmente nell’incessante battaglia della vita quotidiana. Una tregua che ci consente di sfuggire alle contingenze di cui siamo prigionieri e di ritrovarci per qualche ora in un altro mondo. Durante il servizio militare, mi capitava spesso di pulire le latrine, una corvée che nessuno voleva fare. Con quella scusa però mi sono letto tranquillamente tutto Gogol’, perché, una volta sbrigato il compito assegnatomi, restavo nei bagni, sprofondato nella lettura del grande scrittore russo: tutto attorno l’universo militare spariva completamente. La lettura dunque è un rifugio, ma un rifugio paradossale, perché ci fa nascere al mondo: quando sono immerso in un libro, infatti, da un lato mi astraggo dalla realtà, ma dall’altro affondo ancora di più le mie radici in essa”.

-LETTORI NON SI NASCE MA SI DIVENTA…
“Certamente. Ma per riuscirvi, bisogna riconciliare gli studenti con la concentrazione e il silenzio. Uno studente, da quando esce di classe a quando arriva in camera sua, ha incrociato dieci videogiochi, ha tenuto l’ipod costantemente incollato alle orecchie, ha mandato venti sms, ha parlato al cellulare, ha elaborato tutta una strategia di gestione dei brutti voti da comunicare ai genitori: tutte cose che evidentemente lo turbano intellettualmente e non lo predispongono alla lettura. Esiste un universo degli ultimi della classe che è in gran parte occupato da una serie di attività parassitarie: io posso anche ordinarlo, ma quegli studenti a casa non leggono. La mia lettura in classe è allora un’opportunità. E non di rado si appassionano fi nendo poi da soli i racconti o i romanzi che ho iniziato a leggere in classe, soprattutto se lo si vieta loro!”.

-ANCHE I PIU’ REFRATTARI POSSONO DIVENTARE LETTORI?
“Credo di sì. Naturalmente ci vuole tempo, ma prima o poi tutti riescono a trovare il libro giusto che diventa la loro personale porta d’accesso alla lettura. I non lettori radicali sono veramente pochi, e spesso per ragioni che non hanno nulla a che vedere con la lettura stessa. Poi naturalmente c’è anche l’eccesso opposto, quello dei lettori che leggono di tutto e di continuo per creare una barriera tra loro e la vita: usano la bulimia di lettura come una muraglia che li protegge dalle minacce del mondo reale”.

-COSA RISPONDI QUANDO QUALCUNO TI DICE CHE NON HA TEMPO PER LEGGERE?
“Gli chiedo se in compenso ha il tempo di fare l’amore. Non ho mai sentito nessuno dire di non avere il tempo di fare l’amore, non avrebbe senso. Per la lettura è la stessa cosa: dire “non ho il tempo di leggere” è una frase insensata. Posso dire che non ne ho bisogno, che non mi piace o che non ne ho voglia, ma dire che non ho tempo è ridicolo. È solo una scusa per coprire la non voglia di leggere, che naturalmente è una non voglia legittima. Nessuno è obbligato ad aver voglia di leggere, ma i non lettori pensano sempre di doversi scusare. Il che è assurdo”.

-LEGGERE E’ UN VALORE?
“Leggere non è un valore; se si considerasse la lettura un valore si discriminerebbero automaticamente tutti coloro che non leggono. Nella lettura non c’è nulla di sacro e la lettura non ci salva da nulla. Ci permette però di acquisire una certa lucidità e contemporaneamente ci permette di sognare: tutti abbiamo bisogno di sognare, di evadere. Se mi si togliesse la possibilità di sognare, certamente morirei”.

Pennac

© 2014 Daniel Pennac
© 2014 Fabio Gambaro
© Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano

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