Insomma, è inutile girarci troppo intorno: non c’è una risposta secca, netta e immutabile di fronte alla fatidica domanda “qual è il tuo libro preferito?”. Forse, però, per approdare a una possibile conclusione, dovremmo riflettere un po’ di più sul significato dell’aggettivo “preferito”...

Ogni lettore, almeno una volta nella vita, si sarà trovato a dover rispondere alla fatidica domanda: “qual è il tuo libro preferito?”.

Di solito, la risposta più quotata e diplomatica è “dipende”. E in fondo è vero: dipende dal periodo della vita, dipende se è un libro che ci è stato regalato da qualcuno di speciale, dipende da chi ce l’ha consigliato, può dipendere perfino da chi ci ha rivolto questa domanda.

Insomma, è inutile andare in crisi e girarci troppo intorno: una risposta secca, netta e immutabile non c’è. E non è dovuto semplicemente dal fatto di essere indecisi o meno: anche per i lettori più convinti dei propri gusti è difficile affrontare questa questione.

Forse, però, per approdare a una possibile soluzione, dovremmo riflettere un po’ di più sul significato dell’aggettivo “preferito”. Cosa intendiamo di preciso quando usiamo questo termine?

Di certo non alludiamo alla qualità o al valore della scrittura di un romanzo. La nostra predilezione per una determinata storia non ha niente a che fare con qualsiasi giudizio estetico. Ci possono essere grandi capolavori della letteratura che non sono riusciti a conquistarci, oppure, al contrario, esistono libri sottovalutati dal pubblico e dalla critica che invece ci sono rimasti nel cuore.

E allora, quando parliamo del nostro libro preferito, in realtà, non ci stiamo riferendo al migliore che abbiamo letto, ma a quello che ci ha fatto – in un certo senso – innamorare. 

E si sa: se si tratta di amore, l’unica cosa che vorremmo è che (la lettura) non finisse mai. Un po’ come quando ne Il giovane Holden, Salinger fa dire al suo protagonista: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quello che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però”.

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