Sara Rattaro, autrice di "Niente è come te", ha appena vinto il Bancarella, il premio dei librai. E in quest'intervento racconta il suo legame speciale con le librerie: "Per me sono un rifugio sicuro, luoghi di incontri, di storie, di sogni. Di amore..."

Ci sono pochi posti in cui riesco a sentirmi sempre a casa come in una libreria. Che sia piccola con pochi scaffali e libri accatastati o grande e ben organizzata, mi accoglie sempre come un rifugio sicuro. Quando ero più giovane, ero talmente terrorizzata dal dire che avrei voluto fare la scrittrice che quando mi chiedevano quale fosse il mio hobby o la mia passione io rispondevo “passare del tempo in libreria”. E in effetti è nato tutto da lì.

Ho capito da subito, e questa è stata la mia fortuna, che proprio in quei negozi pieni di libri avrei dovuto muovere i primi passi per diventare una scrittrice. E così è stato. Ancora oggi passo interi pomeriggi lasciandomi affascinare dai titoli, dalle trame e incuriosire dalle copertine. Mi soffermo su alcuni incipit dei romanzi che ho tra le mani e mi chiedo se io avrei mai iniziato a raccontare una storia in quel modo o se quell’autore è arrivato prima di me a scrivere un inizio straordinario. Le librerie per me sono luoghi di incontri, di storie, di sogni. Di amore. Ricordo che un giorno un’amica mi raccontò di aver incontrato un uomo meraviglioso tra i banchi pieni di libri, le loro mani si erano incrociate afferrando lo stesso romanzo. Quando mi descrisse quel momento e il loro colpo di fulmine, le consigliai di buttarsi dentro a quella storia perché un amore che nasce in una libreria non può che essere speciale. E infatti oggi sono marito e moglie e io mi vanto di aver creduto in loro da sempre.

Rattaro

Con il tempo le librerie si sono trasformate in qualcosa di ancora più indispensabile per la mia vita. Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, realizzando il mio sogno, potevo dire a tutti che la mia passione oltre alla lettura, era anche la scrittura. Ho scoperto presto, però, che organizzare incontri, raggiungere i lettori non è così facile quando sei solo all’inizio. E mi sono resa conto che gli unici alleati che puoi avere, le sole persone che davvero ti possono aiutare, siete proprio voi librai. E io sono stata fortunata perché di alleanze ne ho strette tante sin da subito. Avevo un’organizzazione quasi impeccabile. Cercavo gli indirizzi delle librerie nelle città che non conoscevo e scrivevo delle lunghe mail in cui mi presentavo e raccontavo della mia passione e del mio libro. Inviavo via posta delle cartoline con l’immagine della copertina nella speranza che venissero utilizzate come segnalibro e poi chiedevo di poter organizzare una presentazione.  Fissavamo una data, spesso nel fine settimana, e partivo insieme alle mie amiche alla volta di una nuova libreria da scoprire e di un paese da esplorare. Ho girato per quasi un anno, ininterrottamente. Era una formula vincente anche se a molte di queste presentazioni non arrivava proprio nessuno e il povero libraio di turno iniziava a chiamare i suoi amici, magari qualche parente, per riempire almeno alcune delle sedie che avevo davanti. Era un modo per non farmi sentire a disagio, per venirmi in aiuto. Penso sempre che queste situazioni siano state le esperienze migliori che mi siano capitate. Mi hanno dato la misura di quello che significa fare questo mestiere, di quanto sia complicato organizzare eventi ma soprattutto che non si può piacere a tutti. E mi hanno fatto scoprire delle persone stupende, dei librai attenti che non facevano quel lavoro solo per dovere, ma soprattutto per passione.


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Una volta, in una libreria di Torino, mentre stavo leggendo un pezzo che io trovavo molto emozionante del mio libro, una signora si è alzata e mi ha detto: “è terribile. Non mi piace. Preferisco andare a preparare la cena.” Avrei voluto sprofondare dalla vergogna e dalla rabbia. Ho pronunciato un paio di “mi dispiace” e ho portato a termine la mia presentazione. Lo stato d’animo era così a terra che quando la povera libraia, forse più mortificata di me, si è avvicinata per abbracciarmi e farmi coraggio, sono scoppiata a piangere. Quella sensazione di conforto e comprensione, però, me la sono portata sempre dietro e ha impedito che la delusione avesse il sopravvento, che minasse il mio percorso. E così, sono andata avanti a scrivere e a organizzare presentazioni. Ma le disavventure non sono finite con l’anonimato.

Dopo la pubblicazione del mio secondo romanzo che ha avuto un discreto successo da subito, portando il mio nome per qualche settimana tra quelli degli autori più venduti, a mettermi in difficoltà durante un incontro è stato proprio il presentatore. Dopo un paio di domande generali sul libro, ha espresso tutto il suo disappunto sulla storia che avevo narrato dicendomi: “Non capisco il tuo successo. A me non sembra proprio un libro che meriti tutta questa attenzione!”. Ho guardato negli occhi sgranati di mio marito e mantenendo la calma ho risposto: “Non saprei cosa esattamente ha portato tanta attenzione al mio libro, quello che so è che non ho così tanti parenti!”, pensando ai  lettori che mi seguivano. Anche in quell’occasione, però, c’era un libraio pronto a difendermi. Non me lo scorderò mai. Potrei raccontarvi anche di quella volta in cui una libraia della mia città mi ha telefonato per dirmi che avrebbe consigliato il mio libro in una rubrica dedicata alla lettura perché, secondo lei, ero l’esordiente più promettente del momento. O di quando mi hanno chiesto di tagliare il nastro dell’inaugurazione di una neonata libreria indipendente nel paese in cui sono cresciuta. Momenti a volte bellissimi, a volte complicati e difficili, ma pur sempre importanti. Anche se la cosa più preziosa restano gli incontri con le persone che amano così tanto il loro lavoro da lasciarsi coinvolgere da una giovane autrice con poca esperienza, ma tanta volontà. Persone come voi che, passo dopo passo, incontro dopo incontro, dedica dopo dedica, mi hanno accompagnata lungo la mia strada fino al 19 luglio 2015, quando tutti insieme abbiamo vinto il Premio Bancarella.

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