Saviano torna ad attaccare lo Strega, dopo il terzo posto di Elena Ferrante e la vittoria annunciata di Lagioia. Il premio fa discutere soprattutto in vista della probabile acquisizione di Rcs da parte di Mondadori...

Archiviata la finale dello Strega, come ogni anno, è tempo di “polemiche”. Anche in quest’edizione (l’ultima, probabilmente, prima dell’avvento del super-gruppo “Mondazzoli”), del resto, il premio letterario più ambito d’Italia ha fatto discutere già nei mesi precedenti l’appuntamento conclusivo al Ninfeo di Villa Giulia, dove si è imposto, come previsto, Nicola Lagioia, con La ferocia (Einaudi). Niente da fare per la “misteriosa” Elena Ferrante, giunta terza. Ma è soprattutto di lei (o di lui, o di loro) che si è parlato al Ninfeo (e nel corso della diretta tv).
“Saviano ha detto che chi non votava la Ferrante era un bandito asservito ai poteri forti… ma come si permette? Gli Amici della Domenica non sono dei banditi…”. La calda notte romana si stava per concludere (meno affollata del solito, visto il taglio degli inviti), quando il presidente della Fondazione Bellonci, il professor Tullio De Mauro, in diretta su Rai3, intervistato dalla conduttrice della serata finale del premio Strega, Concita De Gregorio, chiamava in causa lo scrittore (assente al Ninfeo) che, in veste di giurato, ha candidato la Ferrante.
Un passo indietro. “La tua partecipazione romperebbe gli equilibri di un gioco scontato. Questo riconoscimento storico non deve più essere uno scambio di voti e favori…”. A febbraio, con una lettera-aperta ospitata da Repubblica, l’autore (sotto scorta) di Gomorra e ZeroZeroZero, ha chiesto a Elena Ferrante, misteriosa autrice pubblicata da E/o, amata non solo in Italia, ma anche (e soprattutto) negli Usa, di accettare la candidatura. La risposta, ancora affidata al quotidiano diretto da Ezio Mauro, è stata positiva: “Accetto di sparigliare le carte in una gara ormai finta…”.
Saviano ha scelto Repubblica (quotidiano che in questi mesi non ha certo nascosto il suo tifo per la Ferrante, ndr), per replicare a Tullio De Mauro (che, stamattina, sul Corriere della Sera ha moderato un po’ i toni, senza però ritirare le critiche): “Deve essere stata l’euforia della serata a farlo parlare così: suvvia, caro De Mauro, la camorra è una cosa seria, e non mi sono mai sognato di nominarla per una manifestazione come il premio Strega. Lasciamo stare i clan criminali…”. E per dire la sua sul futuro della manifestazione: “(…) E’ lesa maestà chiedere cosa succederà l’anno prossimo, se — come sembra assai probabile — nascerà il colosso Mondadori — Rizzoli? A quel punto lo Strega rischierebbe di svolgersi, invece che a Valle Giulia, direttamente a Segrate”. Saviano, però, almeno per il momento non annuncia il suo ritiro dalla giuria del premio.
A proposito di “Mondazzoli”, sempre sul Corriere della Sera, Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale della Bompiani (casa editrice giunta seconda allo Strega, con Covacich, ndr), ha ammesso: “Noi, parlo di gruppo editoriale e non di casa editrice, eravamo un po’ storditi da questa lunghissima e sfibrante trattativa”. Al contrario, sempre riferendosi allo Strega 2015, la Sgarbi ha osservato che il gruppo Mondadori è stato “vorace e feroce come sempre”.

Chiudiamo non con le parole ma con le cifre (citate anche dallo stesso Saviano): l’altro ieri il super-gruppo “Mondazzoli” si sarebbe imposto con ben 271 voti (agli altri gruppi ed editori solo 96 preferenze). Non solo: se si considerano le ultime 16 edizioni del premio Strega (dal 2000 a quest’anno), in 10 occasioni si è imposto il gruppo Mondadori (4 volte con Einaudi e 6 con il marchio di punta di Segrate), in 4 il gruppo Rcs Libri (2 volte con Rizzoli e 2 con Bompiani), e in 2 la Feltrinelli. I numeri parlano chiaro, (anche) in vista del premio letterario più ambito (e prevedibile) d’Italia…

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