Se fino a qualche anno fa telefilm che affrontavano la sessualità e le relazioni senza filtri erano relegati a fasce orarie poco accessibili, oggi invece, grazie alle piattaforme di streaming, diventa facile fruire anche di serie tv che raccontano di relazioni e sesso senza pudore. Ma la grande varietà di serie a cui possiamo accedere tramite un solo click (ne abbiamo selezionate alcune) - e il tempo che trascorriamo guardandole - sembra influire sulle nostre abitudini in camera da letto, come conferma uno studio americano...

Se fino a qualche anno fa telefilm (come venivano chiamate allora le serie tv) che affrontavano la sessualità e le relazioni senza filtri – come The L world o Californication – erano relegati a fasce orarie poco accessibili, oggi invece, grazie alle piattaforme di streaming, tra cui Netflix, diventa facile fruire anche di serie che raccontano di relazioni e sesso senza pudore.

“You, Me, Her”

Da You, me, her e Nola Darling (remake a puntate dell’omonimo film di Spike Lee), che sdoganano il cosiddetto “poliamore”, fino a Grace e Frankie, in cui oltre all’omosessualità (dei mariti delle due) si affronta anche il piacere femminile in età avanzata: le protagoniste si cimentano nella creazione e nella vendita di sex toys per la terza età. Passando per Easy, la serie antologica che racconta le storie di coppie e individui eterogenei per classe, genere e orientamento, partendo dalle loro vicende in camera da letto. Basti pensare che nella prima stagione (da poco è disponibile anche la seconda, su Netflix) vediamo Orlando Bloom (nel frame in apertura all’articolo) nei panni di un padre di famiglia che per dare un pizzico di pepe alla vita coniugale acconsente all’idea della moglie: una serata “a tre” con una delle più care amiche di lei.

Non dimentichiamo poi l’arrivo della serie tratta da I love Dick di Chris Krauss su Amazon Prime Video, in cui l’amore (platonico) per Dick diventa un’ossessione per la filmmaker Chris e il marito, tanto da ravvivarne il talamo.

Sulla piattaforma, fin dal 2014, è disponibile anche Transparent, serie in cui, oltre alla transizione del professore in pensione Mort in Maura, vengono affrontate le relazioni e la sessualità dei figli della protagonista: la primogenita lascia il marito per una vecchia fiamma del liceo, Tammy, rivela la sua bisessualità alla famiglia e scopre la passione per lo spanking; Josh, il secondogenito, da playboy diventa marito di una rabbina; e poi c’è Ali, appassionata di questioni di genere, che desidera sperimentare il sesso in tutte le sue forme.

Dalla Gran Bretagna, invece, arriva su Netflix Lovesick. La serie ruota attorno a Dylan, giovane di Glasgow che scopre di avere la clamidia: puntata dopo puntata, attraverso numerosi excursus, lo vediamo ricontattare le sue partner, con cui spesso ha condiviso esperienze di sesso scadente e goffo, ma anche cercare un nuovo amore.

Il cast di “Lovesick”

Questi sono solo alcuni dei titoli presenti sulle piattaforme on-demand che affrontano il sesso e le relazioni, accessibili con un click dalle case di tutti gli italiani. E non solo. Ma con tutte queste proposte ci resterà ancora tempo per il sesso, quello vero? Negli Stati Uniti, infatti, proprio in questi giorni si discute di come la nostra “dipendenza” da serie tv potrebbe essere la causa del declino dell’attività nelle camere da letto. Un fenomeno che sembra interessare soprattutto gli under trenta statunitensi, come conferma uno studio dello psicologo Jean Twenge e del suo team: se nel 2000 il 73% affermava di fare sesso almeno due volte al mese, ora è solo il 66%. Il 18%, addirittura, ammette di non farlo da almeno un anno: il 6% in più di un decennio fa.

Che le serie tv che trattano di sesso siano più eccitanti del vero sesso?

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