Instagram sembra diventato il canale preferito per pubblicare versi e poesie. Basti pensare al crescente successo, anche editoriale, di quelli che vengono definiti Instapoets. Dopo versi e frasi a effetto accompagnati molto spesso da illustrazioni, la novità sembrano essere le videopoesie: Sebastiano Marraro, Silvia Salvagnini, Gio Evan, sono solo alcuni dei nomi di chi sta sperimentando una nuova forma per condividere i propri pensieri... - L'approfondimento

Era il 2015 quando sul New York Times si parlava di “web poet’s society”, e dei social come strumento per diffondere versi e pensieri poetici. Nel frattempo molte cose sono cambiate: i blog, dove inizialmente gli aspiranti scrittori condividevano i propri testi, sono stati progressivamente sostituiti dai social, prima da Facebook e poi da Instagram. Il passaggio da un canale all’altro ha segnato un cambiamento nei contenuti e nella forma dei componimenti, i quali si sono trasformati diventando sempre più brevi e semplici: immediati.

La trasformazione più radicale è avvenuta soprattutto con l’approdo a Instagram, un social di immagini, in cui anche le parole sono diventate “fotografiche”. Non è un caso che molti degli “Instapoets” (così sono definiti gli autori che pubblicano versi sul social, e tra i nomi più noti a livello internazionale c’è senza dubbio quello di Rupi Kaur)  accompagnino spesso i propri testi con illustrazioni. Nel nostro panorama troviamo la firma della giovanissima Marzia Sicignano, che ha da poco pubblicato Io, te e il mare (Mondadori), un libro nato in rete a metà tra prosa e poesia, in cui appaiono le illustrazioni di Regards Coupables, con uno stile molto simile a quello che si vede sui social. C’è poi il caso di Adultolescence (Magazzini Salani, traduzione di Ilenia Zodiaco) di Gabbie Hanna. È come se l’immagine, l’elemento visivo, fosse una parte integrante del componimento. Infatti anche il font utilizzato ha una rilevanza importante, e molte volte le poesie sono scritte a macchina o con grafie liceali.

Ma anche questo cambiamento appare superato. Chiunque utilizzi Instagram (ma in realtà lo stesso vale per Facebook) negli ultimi tempi avrà notato che la maggior parte dei contenuti non è più fotografica, bensì video. Le storie, in particolare, hanno segnato l’avvio di questa rivoluzione, in cui il video sembra essere diventato il mezzo più efficace per veicolare messaggi, di qualsiasi genere.

E così anche gli Instapoets stanno lentamente cambiando il proprio modo di comunicare, iniziando a girare videopoesie. Non si tratta di video in cui gli autori declamano i propri versi, (pratica già diffusa questa, soprattutto tra gli slammer), ma di video molto più simili a quelli musicali, in cui i poeti attraverso un voice over leggono i testi, mentre sullo schermo scorrono immagini emozionali ed evocative.

Qualche nome? Sebastiano Marraro, classe ’96, autore in uscita per Rizzoli con Va tutto bene, il suo libro d’esordio. Sebastiano sul suo profilo Instagram condivide versi non solo attraverso le classiche immagini, ma anche con alcuni video, che sembrano dei micro cortometraggi.

Ma non è il solo. Come lui, anche Silvia Salvagnini, autrice della raccolta Il seme dell’abbraccio – Poesie per una rinascita (Bompiani), mescola poesia, musica e video, esibendosi dal vivo in performance a metà tra il concerto e lo slam.

Dopo i social, la poesia sembra compiere un ulteriore passo lontano dalla pagina scritta, avvicinandosi (ma sarebbe meglio dire tornando) alle forme della canzone (che, tra l’altro, è proprio la sua origine). In questo senso, il caso più emblematico è rappresentato da Gio Evan, autore nato come slammer e pubblicato da Fabbri Editore, che è approdato alla canzone con il disco Biglietto di solo ritorno, in cui appaiono testi letti con sottofondo musicale ma anche vere e proprie canzoni.

E ancora, si pensi a una delle figure più influenti in questo campo: Guido Catalano. L’ultimo tour che lo vede protagonista è diverso dalle classiche performance in cui il poeta legge i suoi testi. In Contemporaneamente insieme Catalano è accompagnato dal cantautore Dente e la musica, come si può prevedere, è centrale.

Anche Paolo Agrati si esibisce recitando le proprie poesie accompagnato da un complesso musicale, The Spleen Orchestra, una banda di sognatori che si riunisce attorno all’idea di un tributo all’immaginario visivo e musicale del mondo Tim Burton & Danny Elfman. I loro spettacoli, attraverso musiche, costumi ed effetti speciali, ricreano atmosfere freak, gotiche e fiabesce.

Come sostiene la poetessa Francesca Genti, editor della casa editrice Sartoria Utopia e autrice di Anche la sofferenza ha la sua data di scadenza (HarperCollins Italia) e del saggio La poesia è un unicorno (quando arriva spacca) (Mondadori), la situazione della poesia italiana è molto frammentata. Ci sono le storiche collane degli editori e poi ci sono i poetry slam, gare in cui i poeti si sfidano recitando i propri componimenti, e gli #instapoets che producono e pubblicano sui social di continuo. Se è vero che queste due forme sono le meno istituzionalizzate e che, per tanto, sono spesso oggetto di critiche e, in certi casi, di ironie, è anche innegabile che assolvono alla funzione che la poesia storicamente ha avuto in campo letterario: quella di sperimentare generi e linguaggi sempre diversi.

 

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