Giusi Marchetta torna a interrogarsi sulle difficoltà che si incontrano a scuola nell'educazione alla lettura, in particolare alle medie. E se il presupposto è scontato ("le storie vanno amate dai ragazzi o, perlomeno, devono risultare interessanti") la sfida "è riuscire a trasmetterle alla classe senza spaventarla, annoiarla". Su ilLibraio.it la scrittrice e insegnante si sofferma sui classici, e sulle potenzialità di alcune sperimentazioni in atto, in cui essi vengono proposti in versione "riadattata" e in qualche caso “scolastica”. Un’operazione, questa, che fa storcere il naso ai puristi, ma che...

Quando si parla di letture scolastiche la memoria degli adulti torna spesso ai classici che generazioni di insegnanti hanno assegnato nel corso degli anni come vitamine indispensabili per crescere e irrobustire il lettore. In molti casi il classico a scuola è diventato l’incarnazione di un auctoritas indiscutibile: va assegnato perché è un classico e in quanto tale deve essere letto e commentato.

Nei più recenti dibattiti tra chi ha a cuore l’educazione alla lettura e cerca una formula giusta per crescere potenziali lettori in modo graduale, oltre che ai grandi romanzi della letteratura del passato si è dato spazio anche a storie del presente, di genere vario, scritte con un linguaggio più vicino agli studenti. Una posizione, questa, che parte da un assunto fondamentale per chi educa alla lettura: le storie vanno amate dal lettore o, perlomeno, devono risultargli interessanti. Di più: se l’interesse iniziale per ciò che si legge è fondamentale, per avvincere un giovanissimo lettore bisogna assicurarsi che la pagina non gli risulti incomprensibile. Il romanzo più significativo ed emozionante, infatti, non si trasformerà mai in pensiero o in emozione se chi lo legge non riesce a decifrarne il contenuto.

Ecco perché a ogni inizio d’anno l’insegnante si ritrova davanti allo stesso dilemma: la scelta dei classici da seminare qua e là nella sua lista di letture consigliate agli studenti. Ancora una volta la sfida è riuscire a trasmettere quelle storie alla sua classe senza spaventarla, annoiarla o, peggio, trasformarsi improvvisamente nella figura mitologica del professore che scaccia la voglia di lettura degli studenti a colpi di parole impossibili.

Mentre per le scuole superiori la vittoria è pensabile grazie a una selezione dei testi legata al percorso didattico intrapreso dal docente, alle preferenze e al livello di lettura degli studenti, per le scuole medie le cose si fanno più difficili.

Gli alunni arrivano in prima con esperienze e capacità diverse. Sebbene la maggior parte continui a essere affascinata dalle storie, per ciascuno l’approccio alla pagina è personale: molti dimostrano difficoltà di lettura e concentrazione, qualcuno già comincia a rivelare quella che in seconda media spesso diventa un’aperta ostilità al libro. Molte e diverse strategie possono essere messe in campo: tra tutte, la lettura ad alta voce mi sembra quella più indispensabile. Una pagina ben letta crea coinvolgimento, un senso di comunità e di attesa per il seguito e livella le difficoltà di chi di solito si sente escluso dal commento di un libro. Il docente si fa da tramite per tradurre le parole in pensieri ed emozioni e abitua il futuro lettore a fare lo stesso autonomamente. Dal punto di vista didattico se ne serve per ampliare il vocabolario e migliorare la sintassi dei suoi alunni. Una strategia più che vincente, decisiva.

C’è un modo, dunque, per portare il classico più impegnativo a tutti gli alunni di una classe di scuola media: la voce del professore che in parte legge e in parte racconta. Ora, sperimentando la lettura integrale del testo, soprattutto nel caso di alcuni classici, ci si accorgerà di quanta fatica prevedano per essere letti; di quanto in qualche caso questa fatica non valga la pena.

Con questo non intendo che il classico in questione sia ormai anacronistico e antiquato, ma che il modo in cui si rivolgeva ai lettori del passato funziona meno con gli undicenni che occupano i nostri banchi. Questa patina di difficoltà causata da un lessico in disuso, descrizioni lunghe, situazioni o ragionamenti poco comprensibili per il lettore preadolescente rischiano di far bollare il libro come noioso e basta. Una tortura. Ed è un peccato perché da Dracula a Frankenstein a Michele Strogoff, rischiamo di perdere la conoscenza di bellissime storie, storie fondamentali per la nostra crescita perché non riusciamo più a leggerle.

Una risposta al problema hanno pensato di offrirla alcune case editrici (Giunti, EL, Onda, Raffaello) pubblicando classici in versione riadattata e in qualche caso “scolastica”. È un’operazione, questa, che fa storcere il naso ai puristi che ritengono che un libro vada letto solo e soltanto in edizione integrale.

Parlando con Sabrina Rondinelli, invece, scrittrice, insegnante e riscrittrice per la casa editrice Onda di alcuni classici per ragazzi, mi sembra chiaro che non si tratti semplicemente di riassumere un romanzo e neanche di banalizzarlo. Al contrario. Rondinelli usa il termine “narrare” perché la storia arrivi ai giovani lettori con la stessa potenza innata del classico ma senza le descrizioni didascaliche (come nel suo Michele Strogoff), i giochi di parole incomprensibili (Alice nel Paese delle Meraviglie), le difficili divagazioni filosofiche (Il ritratto di Dorian Gray) o le scene eccessivamente cruente (Dracula, di prossima uscita).

Ragionando su ogni romanzo in modo diverso per portarlo al meglio al lettore preadolescente, Rondinelli lavora per restituire al classico il suo ruolo di storia capace di accendere la fantasia e la curiosità di qualsiasi alunno. A questo potenziale lettore, infatti, regala personaggi e scene fatte per restargli dentro in una lingua che rispecchia quella dell’autore ma la rende più comprensibile. Più grande, lo stesso ragazzo potrà riprendere Dracula o Frankenstein e affrontarli nella versione originale; ne avrà ancora più voglia, io credo, perché avrà assaggiato la storia del vampiro sapendo che c’era dell’altro che l’età gli aveva precluso. (Quante volte abbiamo indirizzato i nostri alunni al libro dicendo che è più bello, più profondo, del film che hanno visto?) Certo, qualcuno non arriverà mai al classico originale: avrà letto la storia, però, e conosciuto lo stesso il libro. Con l’aiuto delle edizioni pensate per ragazzi, i classici possono quindi arrivare in classe senza difficoltà: perfino la lettura autonoma diventa possibile senza il tramite continuo del professore. Il piacere di leggere Dracula da soli può cominciare prima che siano capaci di affrontare il libro di Bram Stoker.

Nell’educazione alla lettura a scuola tutto è concesso: la scelta dei libri operata dai ragazzi e dal professore; la biblioteca di classe e il bookcrossing; la recensione su Anobii e quella su carta. Leggere gli autori moderni come i classici. Tutto vale purché la lettura abbia un senso e non sia esercizio vuoto, ennesima lezione del giovedì all’ultima ora con l’occhio all’orologio e l’orecchio alla campanella. Per questo l’insegnante ha bisogno di buoni alleati e strumenti validi: scegliere una buona versione per ragazzi di un classico può cambiare le sorti di un anno scolastico e influenzare l’opinione che hanno i suoi studenti della letteratura. Non è una decisione difficile: deve solo ricordare che ha conosciuto Ulisse prima di essere in grado leggere l’Odissea da racconti che ha sentito da bambino, da libri con figure che narravano meraviglie che arrivavano al cuore senza ostacoli.

L’AUTRICE – Giusi Marchetta, nata a Milano nel 1982, è cresciuta a Caserta, poi si è trasferita a Napoli. Oggi vive a Torino dove è insegnante. Per Terre di Mezzo ha pubblicato le raccolte di racconti Dai un bacio a chi vuoi tu (2008), con la quale ha vinto il Premio Calvino, e Napoli ore 11 (2010). Il suo primo romanzo, L’iguana non vuole, è stato pubblicato nel 2011 da Rizzoli. Nel 2015 è uscito, per Einaudi, Lettori si cresce.
Qui tutti gli articoli scritti da Giusi Marchetta per ilLibraio.it.

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