Arriva in libreria "La situazione è grammatica - Perché facciamo errori. Perché è normale farli". Secondo Andrea De Benedetti, l'autore di questo viaggio alla scoperta dei più comuni errori degli italiani (che ci aiuta a non cascarci più), infatti, "se c'è una cosa che tutti quanti dovremmo tenere a mente mentre correggiamo e commentiamo con sarcasmo gli strafalcioni altrui, è che l'errore non è una categoria di giudizio definitiva, ma il negativo di una fotografia scattata alla lingua in un determinato istante della sua storia..."

Se accelleriamo con una l di troppo, o non vogliamo proprio appesantire le nostre valige con quell’inutile i, possiamo anche riderci sopra. Sbagliare è semplice e qualche volta persino giusto. Basta capire perché lo facciamo. E’ questa la tesi di Andrea De Benedetti, laureato in Grammatica italiana (ha insegnato per nove anni Lingua italiana all’Università di Granada e da altri nove insegna Traduzione dallo spagnolo presso la Scuola di Mediazione Linguistica «Vittoria» di Torino) che ora arriva in libreria per Einaudi con il suo nuovo libro, La situazione è grammatica – Perché facciamo errori. Perché è normale farli. Quello compiuto da De Benedetti è un vero e proprio viaggio alla scoperta dei più comuni errori degli italiani che ci aiuta a non cascarci più.

Sì perché capita a tutti di commettere errori di grammatica. Per distrazione, per un riflesso condizionato, non necessariamente per ignoranza. A volte, strano ma vero, a sbagliare è proprio la lingua, coi suoi paradigmi incoerenti, le sue prescrizioni illogiche, le sue regole irragionevoli. Il libro di De Benedetti aiuta a scoprire gli errori degli italiani, ma anche quelli dell’italiano, ricostruendone l’epidemiologia, ripercorrendone la storia e utilizzando esempi vivi e attuali. Lungi dal considerarli una malattia, De Benedetti ci ricorda che gli “errori” sono innanzitutto sintomi da comprendere e interpretare. E che ciò che è sbagliato oggi potrebbe non esserlo più domani…

Su ilLibraio.it un estratto dal volume
(per gentile concessione dell’autore e della casa editrice)

di Andrea De Benedetti

Se c’è una cosa che tutti quanti dovremmo tenere a mente mentre correggiamo e commentiamo con sarcasmo gli strafalcioni altrui, è che l’errore non è una categoria di giudizio definitiva, ma il negativo di una fotografia scattata alla lingua in un determinato istante della sua storia. Tra uno, dieci, vent’anni, con un altro paesaggio e un’altra luce, sarà diversa la fotografia e sarà diverso anche il negativo. Non esiste un errore che sia tale per tutti e che lo sia una volta per tutte: esiste l’errore che è errore qui e oggi, ma che domani magari non lo sarà più; l’errore che è un errore se lo si scrive ma non se lo si dice; l’errore che è errore a Milano ma non a Palermo.

Questi, invece, i 10 errori in odore di canonizzazione:

1. qual’è con l’apostrofo invece di qual è, per analogia con cos’è, quand’è, dov’è, ecc.

2. un pò con l’accento anziché con l’apostrofo (un po’), per colpa dei correttori e perché l’apostrofo viene percepito come più come una marca dell’elisione che del troncamento

3. “piuttosto che” con valore disgiuntivo, perché suona bene

4. “gli ho detto” anziché “ho detto loro”, perché è più comodo e più coerente con il sistema dei pronomi clitici

5. “diffidare dalle imitazioni” anziché “delle imitazioni”, per analogia con l’altra accezione del verbo diffidare (“ti diffido dal mettere in giro notizie false sul mio conto”)

6. édile, móllica, persuádere anziché edìle, mollìca, persuadère, perché le parole sdrucciole sembrano più eleganti

7. se stesso anziché sé stesso. perché a scuola lo insegnano così anche se è sciocco e storicamente sbagliato.

8 “i vigili del fuoco hanno evacuato i condomini” anziché “hanno fatto evacuare i condomini”, perché pochi sanno che evacuare viene da “vacuus”

9. “apposto” invece di “a posto”, perché se si scrive davvero invece che da vero e piu ttosto anziché piuttosto vuol dire che anche questo matrimonio s’aveva da fare

10. settimana prossima anziché “la settimana prossima”, perché a Milano anche gli errori di grammatica possono fare tendenza

La situazione è grammatica

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