La vita e le opere di Hermann Hesse, tra i più importanti scrittori di lingua tedesca e vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1946, che ha raccontato il disagio dell’individuo moderno, il bisogno di libertà e la ricerca di sé. Dai “Romanzi giovanili” (e i primi racconti) ai grandi successi, come “Siddhartha” e “Narciso e Boccadoro”, passando per i resoconti di viaggio e le poesie, esploriamo alcuni temi ricorrenti e alcune caratteristiche della poetica di Hesse, convinto pacifista, viaggiatore atipico e figura tra le più celebri della letteratura del Novecento…
Tra gli scrittori più letti e amati del Novecento, Hermann Hesse (2 luglio 1877 – 9 agosto 1962) ha raccontato il disagio dell’individuo moderno, il bisogno di libertà e la ricerca di sé.
Dai romanzi di formazione alle opere in versi, passando per le testimonianze dei viaggi, i suoi libri hanno segnato diverse generazioni e oggi sono riconosciuti come classici della letteratura, letti e riletti per comprendere il pensiero dell’autore, Premio Nobel nel 1946, ma anche il contesto europeo della prima metà del secolo scorso.
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Indice
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I libri giovanili di Hermann Hesse
Nel nostro viaggio tra le opere e la vita di Hermann Hesse, un primo punto di svolta lo troviamo nel 1904. Di fronte, dobbiamo immaginare un giovane uomo di ventisette anni, segnato da un’infanzia e una gioventù difficili (causate dal clima religioso e oppressivo in famiglia), che cambia città per trovare lavoro e, soprattutto, un equilibrio emotivo e psicologico.
È tra Tubinga (in Germania) e Basilea (in Svizzera) che Hesse si dedica con maggiore costanza alla lettura e alla scrittura – mentre, tra l’altro, lavora come libraio. Nel 1904 Hesse pubblica le prime poesie e due opere di carattere saggistico-biografico: una dedicata a Giovanni Boccaccio e l’altra a Francesco d’Assisi.

Edizione Mondadori, con la traduzione di Barbara Griffini
Nello stesso periodo si concentra sulla stesura di quelli che poi verranno definiti i Romanzi giovanili (Mondadori, traduzione di Ervino Pocar, Maria Teresa Mandalari e Enza Gini). Sempre nel 1904 pubblica infatti il suo Peter Camenzind, che risente ancora della spiritualità francescana, e, successivamente, Sotto la ruota nel 1906, Gertrud nel 1910 e Rosshalde nel 1914.

Se nel personaggio di Peter, che dà il titolo al libro, possiamo rintracciare i contorni di un alter-ego di Hesse, in viaggio alla scoperta del mondo e di sé (che arriva a sognare, invero, una vita semplice, primordiale e pre-industriale), negli altri tre romanzi è visibile una matrice autobiografica ma anche un primo accenno a quei temi che verranno sviluppati poi – e un ruolo chiave lo giocherà l’incontro con la psicoanalisi junghiana.
Rimanendo in questo periodo storico, colpito dalla guerra e dai suoi effetti, ricordiamo anche tre opere che precedono il grande successo di Hermann Hesse. Parliamo infatti di Knulp (1915), L’ultima estate di Klingsor e Klein e Wagner (questi del 1920): sono libri in cui riconosciamo il tentativo di autoanalisi, i protagonisti – rispettivamente un viandante, un pittore e un impiegato – sono figure ai margini, attraversate da una crisi interiore e alla ricerca di un proprio posto nel mondo. Ancora una volta, un topos e un archetipo che caratterizzano (quasi) tutta la produzione dello scrittore nato a Calw.

Edizione Mondadori a cura di Maria Pia Crisanaz Palin, traduzione di Ervino Pocar
I romanzi più famosi di Hermann Hesse
Un secondo punto di svolta lo abbiamo con il 1922, anno in cui viene dato alle stampe Siddhartha (Adelphi, traduzione di Massimo Mila), l’opera più celebre di Hesse, quella in cui emerge con chiarezza il suo legame con l’Oriente e l’India (che aveva tentato di raggiungere non senza intoppi e problemi fisici).

Siddhartha (che qui osserviamo con più precisione) si ispira liberamente alla figura storica del Buddha, pone al centro la ricerca come atteggiamento di vita, attraverso una serie di esperienze che riflettono una tensione spirituale mai risolta definitivamente. È un romanzo di formazione e spirituale, ma anche una metafora dell’inquietudine umana e del desiderio di superarla.
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E, per completezza, nel 1925 viene pubblicata una sorta di doppio di questo racconto: La cura (Adelphi, traduzione di Italo Alighiero Chiusano). Un breve testo in cui un intellettuale “illuminato” si ritrova in crisi dopo alcuni incidenti quotidiani. In un contesto molto lontano dall’India del VI secolo a.C., in una stazione termale, Hesse descrive un diverso percorso di realizzazione e crescita.
Negli anni successivi continua la produzione di libri oggi considerati dei classici. Nel 1927 è la volta di Il lupo della steppa (Mondadori, traduzione di Ervino Pocar), dove il tema centrale è la scissione interiore del protagonista, tale Harry Haller, osservata e accompagnata da riflessioni di carattere psicoanalitico. Da un lato l’uomo, dall’altro il lupo… simboli della frattura che attraversa l’individuo moderno (e forse anche quello attuale).

Datato 1930, invece, Narciso e Boccadoro (Mondadori, traduzione di Margherita Carbonaro) che, ambientato nel medioevo cattolico, racconta di un’amicizia. Contrapposte due figure: Narciso, votato alla vita dello spirito e della disciplina, e Boccadoro, artista e viandante attratto dalla scoperta. Come raccontato nel nostro articolo, Hesse “dà vita a una delle più raffinate rappresentazioni letterarie del rapporto tra mentore e allievo“.
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Storicamente seguono poi anni complessi. Prima l’avvento del nazismo in Germania, poi lo scoppio della Seconda Guerra mondiale. Hesse, convinto pacifista, si è già da anni allontanato dalla sua terra natale (trovando casa a Montagnola, Svizzera) ma mantiene un legame con quella nazione in cui, inizialmente, le sue opere sono particolarmente apprezzate. Una “fascinazione”, quella della Germania totalitaria per il pensiero di Hesse, che dura poco: lo scrittore viene infatti colpito da censure e limitazioni a causa dei suoi commenti critici verso il regime.
Tornando ai fatti della letteratura, arriviamo così al 1943, anno del celebre Giuoco delle perle di vetro (Mondadori, traduzione di Ervino Pocar), romanzo voluminoso e complesso, in cui confluiscono temi già presenti nelle opere precedenti e si affrontano questioni etiche frutto, evidentemente, del contesto bellico. A tre anni da questa importante pubblicazione, Hermann Hesse viene insignito del Premio Nobel per la Letteratura, a conferma del suo valore e della portata internazionale, e restituendo forza all’autore dopo gli anni di isolamento.
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Le opere in versi di Hermann Hesse
Sebbene spesso si tenda a ricordare Hermann Hesse come grande della prosa tedesca, non possiamo certo dimenticare le sue poesie e le sue raccolte. Partiamo dal volume curato da Mario Specchio per Guanda, in cui ritroviamo temi e interrogativi tipici di tutta la sua produzione. Più “mirato” invece Le stagioni – Prose e poesie per tutto l’anno (Guanda), in cui sono stati selezionati alcuni testi, in versi e non, dedicati alla natura e alla sua contemplazione, tanto da poter definire il volume un “singolare breviario spirituale”.

Proseguiamo poi con Poesie d’amore e altre poesie (Mondadori, traduzione di Anna Ruchat e curatela di Volker Michels): il tema è esplicitato sin dal titolo ma resta interessante poter assaporare lo stile e il linguaggio di Hesse per affrontare quello che è “il soggetto poetico elementare e inesauribile”. Non meno suggestivo il volume La felicità – Versi e pensieri (Mondadori, traduzione di Nicoletta Salomon e curatela di Volker Michels) in cui le parole del poeta descrivono gite nei boschi, passeggiate, ricordi… alla ricerca del “suono” della felicità.

I resoconti dei viaggi
Per completare questo ritratto di Hermann Hesse, tra letteratura e biografia, non possiamo non guardare ai suoi viaggi e resoconti.
Accennavamo prima alla volontà di visitare l’Oriente, ebbene in Dal paese di Siddhartha (Guanda) lettrici e lettori possono ripercorrere l’esperienza del 1911, cuore pulsante di questo libro che è poi arricchito da racconti e poesie a tema. Come è noto, lo scrittore tedesco naturalizzato svizzero riuscì soltanto a osservare le coste indiane senza completare il suo itinerario.

Tra i viaggi raccontati anche quello a Norimberga nel 1925 (in un testo pubblicato da Adelphi, traduzione di Margherita Belardetti). Sono pagine in cui viene restituita a chi legge l’immagine di un viaggiatore insolito, com’era per l’appunto Hesse, che non trova nel tragitto per la Baviera saggezza e illuminazioni, bensì incidenti e difficoltà (non ultima l’ansia di esibirsi in pubblico nella città tedesca).
Concludiamo questo speciale dedicato ai libri di Hermann Hesse con Dall’Italia – Diari, poesie, saggi e racconti (Mondadori, traduzione di Eva Banchelli e Enrico Ganni, curatela di Volker Michels): un’antologia del rapporto tra il Bel Paese e l’autore, tra sogni di una “natura ancora intatta” e il contatto con l’arte e la cultura italiana.
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