Daniele Mencarelli, protagonista al Salone del libro di Torino, racconta la nascita del suo primo libro per ragazzi e ragazzi, “Adelmo che voleva essere settimo”, con cui ha vinto il Premio Campiello Junior, nella categoria 11-14 anni. Per lo scrittore e poeta l’essere umano è un “animale narrativo” e “il bisogno delle storie è primario, come mangiare, bere o dormire…”
Il bisogno che abbiamo delle storie è primario, come mangiare, bere o dormire.
Adelmo che voleva essere Settimo, il romanzo (pubblicato da Mondadori, ndr) con cui ho vinto il Premio Campiello Junior, nella sezione 11-14 anni, nasce in obbedienza a questo bisogno. Lo racconto spesso, se non sempre, ai ragazzi che ho incontrato e che incontrerò.
Circa otto anni fa, ditemi se questo che vi sto proponendo non è di per sé l’inizio di una storia – che possiamo definire aneddoto, avventura, barzelletta, ma il dispositivo e la funzione cambiano di poco… -, stavo viaggiando in macchina con i miei due figli. Avevano otto anni in meno, dunque, undici, il più grande, e sette, la più piccola. Come si conviene tra fratelli a quell’età, almeno questa la mia esperienza e di tutti, o quasi, quelli che conosco, i due litigavano beatamente, anche con l’utilizzo di impropri e oltre. Immaginatevi un uomo alla guida con dietro due bambini dediti ai tafferugli…
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Lì, dopo minuti e minuti passati a tentare di mediare, pacificare, tutti tentativi inutili alla partenza – chi è genitore, o zio, lo sa bene – fui preso da folgorazione: dal nulla tirai fuori il coniglio dal cappello. “Se state buoni, papà vi racconta una storia”.
Passò una manciata di secondi, poi, dallo specchietto retrovisore, vidi quello che ha sempre visto un uomo che si lancia nella sfida di farsi raccontatore. È un richiamo che funziona da sempre, da quando vivevamo ancora in caverne e il fuoco era il centro della comunità nelle ore serali.
“Vi racconto una storia”. È assieme una richiesta d’ascolto e una promessa. Quello che sto per dirvi, questo si muove nel sottofondo della proposta, è importante per voi. Sarà importante per voi.
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Torniamo al bisogno primario di cui sopra. Non esiste area dello sviluppo umano che non necessiti di questa modalità di trasmissione del sapere. Antropologia e pedagogia, insegnamento e cultura, amore e compassione. Potremmo continuare per tanto. Tutto è stato, viene e verrà modificato dalla narrazione della realtà, dalla sua idealizzazione, dalla resa drammaturgica di essa seguendo uno sviluppo che prevede una conclusione che ha, soprattutto nella narrativa per l’infanzia, un significato da condividere, su cui riflettere. Almeno questo è nelle intenzioni di ogni educatore.
Ritorniamo alla macchina, ai miei figli e all’offerta che feci loro. Li vidi cambiare postura del corpo.
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Quando ci apprestiamo ad ascoltare qualcosa che pensiamo essere importante per noi, ci protendiamo in avanti: il collo, la testa, si sporgono per permettere di ascoltare al meglio delle possibilità che abbiamo come esseri umani.
“Bene”, dissi. Il bello – il brutto a seconda dei casi – è che io una storia da raccontare ai miei figli non l’avevo affatto! Non esagero quando dico che fui preso da un’ondata di paura, ci vuole poco, ma iniziarono a trascorrere secondi lunghissimi. Sempre dallo specchietto retrovisore, li vidi molto velocemente passare dalla curiosità all’impazienza. Non avevo una storia, ma dovevo buttarmi.
Non so da dove, se da un orecchio o da una mano, un piede o un ginocchio, fatto sta che dalla mia bocca uscì una frase, un titolo, che non partiva da nessuna parte nota di me. “Se state buoni, vi racconto Adelmo che voleva essere Settimo”.
Da dove era uscito? Chi lo aveva partorito?
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I miei figli tornarono al massimo della loro attenzione. Se la ricerca del titolo era stata angosciante, diciamo così, ora avevo di fronte una prateria, anzi, un deserto, senza una stella da seguire. Perché il titolo era venuto da sé, ma avere il titolo di una storia non significa avere la storia!
Perché Adelmo voleva essere Settimo? Lì, in quel preciso momento, mi venne in soccorso la mia biografia.
La biografia di uno scrittore, e quanto se ne parla e straparla, è né più né meno di un ingrediente, uno dei tanti, utile nella misura in cui sia vera la scrittura, come può esserlo l’immaginifico, o l’onirico, ma andremmo troppo lontani.
La mia biografia, la mia vita, mi riportarono agli anni delle scuole medie: avevamo un bidello, per tutti un nonno, incazzoso solo d’aspetto ma buono come il pane, che si chiamava Settimio.
Ricordatevi sempre che tutta la concatenazione di eventi sin qui narrati: figli che si azzuffano; proposta di una storia; il titolo che arriva senza avere nessun minimo appiglio per la costruzione della storia stessa, ebbene, tutto questo avvenne su una macchina in viaggio, un padre alla guida con i figli legati ai sedili posteriori.
Divagare fa parte dell’affabulazione, torniamo alla scena… Il mio bidello si chiamava Settimio, una lampadina che si accende. Dunque: Adelmo voleva essere Settimo, perché i primi sei fratelli si chiamavano, come si faceva un tempo, seguendo semplicemente l’ordine di nascita. Primo. Secondo. Terzo. E così via.
Avevo l’inizio della storia. “Adelmo voleva essere Settimo perché i sei fratelli nati prima di lui…”.
Quello che avvenne dopo resta nella nostalgia di un padre, nell’intimo di un cuore che viaggiò in macchina accanto ai suoi amori più grandi, presi dal gioco di costruire, assieme, una storia.

L’EVENTO AL SALONE DI TORINO CON IL PREMIO CAMPIELLO JUNIOR – Anticipiamo su ilLibraio.it il discorso che lo scrittore Daniele Mencarelli terrà in occasione dell’incontro al Salone del Libro di Torino. Mencarelli, infatti, insieme a Rosella Postorino (vincitrice del Premio Campiello Junior 7-10 anni), sarà protagonista giovedì 14 maggio, alle ore 12, per parlare a oltre 300 giovani lettrici e lettori.
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L’AUTORE – Nato nel 1974 a Roma, Mencarelli, poeta e narratore, ha raggiunto il successo con La casa degli sguardi, Tutto chiede salvezza e Sempre tornare (pubblicati da Mondadori). Nel 2023 ha poi pubblicato Fame d’aria, e l’anno successivo (sempre per la casa editrice di Segrate) Brucia l’origine. Con Adelmo che voleva diventare Settimo ha debuttato nella narrativa per ragazzi e, con il recente Quattro presunti familiari (Sellerio) ha firmato la sua prima storia a tinte noir.
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Fotografia header: Daniele Mencarelli, foto di Claudio Sforza